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2. Il vero problema, allora, non è la crisi, non sono queste circostanze più o meno drammatiche, che ci toccano in un modo o in un altro, ma è come noi ci troviamo ad affrontare queste circostanze, come stiamo davanti a esse.
Vediamo come tante volte queste circostanze sono l'occasione di renderci conto che siamo spaesati, smarriti. Perché?
«La realtà della Chiesa, come avvenimento quotidiano in cui si rende presente l'Avvenimento originale, si pone oggi davanti al mondo, non dico dimenticando, ma dando come per supposto e per ovvio, metodologicamente almeno, il contenuto dogmatico del cristianesimo, la sua ontolo-ia, perciò semplicemente l'avvenimento della fede».
A noi può capitare lo stesso: di metterci davanti alle circostanze, non dico dimenticando, ma dando come per supposto, per ovvio l'avvenimento della fede.
E ci sentiamo smarriti. Proprio per questo, le circostanze che ci sfidano fanno venire a galla - come vedremo in questi giorni - il percorso fatto in questo anno, perché don Giussani ci insegna che la circostanza è il luogo in cui uno prende posizione di fronte al mondo nel modo di viverla.

Per chi ha ricevuto l'annuncio cristiano - «il Mistero si è incarnato in un uomo» - ogni circostanza è l'occasione in cui ciascuno mostra la sua posizione davanti a questo annuncio, a questo fatto. Noi diciamo davanti a tutti che cosa è per noi Cristo nel modo con cui viviamo le circostanze. Ciascuno può guardare se stesso, può sorprendersi in azione, perché ciascuno si è mosso dentro queste circostanze.
Tutti ci siamo mossi, tutti siamo stati sfidati in un modo o in un altro da queste circostanze. Siamo stati tutti costretti a venire allo scoperto - a nessuno è stato risparmiato -, e noi abbiamo detto che cosa significa per noi la vita, che cosa è Cristo, a che cosa teniamo più di qualsiasi altra cosa, al di là delle nostre intenzioni.
Dico al di là delle nostre intenzioni, perché tante volte noi confondiamo le intenzioni con la realtà.
 Le intenzioni tante volte sono giuste, ma poi scopriamo che nella realtà noi ci muoviamo secondo un'altra logica.
Per questo, dal modo con cui noi affrontiamo le circostanze da cui siamo sfidati, noi affermiamo qual è la nostra appartenenza:
«Anzi, da come si ottiene questa posizione in noi si capisce se e quanto viviamo l'appartenenza, che è radice profonda di tutta l'espressione culturale».
Cioè, noi diciamo a noi stessi qual è la nostra cultura, che cosa e chi amiamo di più e abbiamo di più caro, nel modo in cui noi affrontiamo le circostanze.
È davanti alle vere sfide del vivere che si pone in evidenza la consistenza di una posizione culturale, la sua capacità di reggere davanti a tutto, anche davanti al terremoto.
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