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Iniziativa SBALLATA DELLA CEI

Last Update: 5/23/2009 6:09 PM
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Ciò che leggerete non essendo tema di dogmi, ma di Dottrina SOCIALE della Chiesa che coinvolge le Famiglie e la morale cattolica PUO' ESSERE CONTESTATO ALLA CEI non lasciamoci suggestionare dal contesto dell'infallibilità e dell'obbedienza al Pontefice....se il Papa fosse a conoscenza realmente di queste iniziative, non ne sarebbe affatto contento...[SM=g7362]

LA CEI APRE AI FILM SU OMOSESSUALITA', EUTANASIA ETC.
 
 di Francesco Colafemmina dal Blog Fides et Forma


Leggiamo su Panorama di questa settimana a pagina 38 che don Dario Viganò, presidente della Fondazione Ente per lo Spettacolo, nonchè della Commissione Nazionale Valutazione Film della Cei, ha autorizzato la proiezione nelle sale parrocchiali di pellicole che parlano di omossessualità, eutanasia, crisi della fede, quali Brokeback Mountain, In memoria di me, Million dollar baby, Diverso da chi?.

Una domanda sorge spontanea: possibile che su Rai Due il film Brokeback Mountain sia stato inizialmente censurato ed epurato delle scene più squallide, per poi essere ritrasmesso in seconda serata nel marzo scorso e adesso la Cei ne autorizza la visione nelle sale parrocchiali? Forse la Rai è più sensibile della Cei alle tematiche da proiettare sullo schermo?

Fatto sta che a quanto pare la cultura gay è di moda nel mondo ecclesiale (e forse non è un caso). Addirittura adesso si promuovono incontri di preghiera fra cattolici e anglicani (noti per le loro aperture) e veglie in onore delle vittime dell'omofobia! E questa è solo una goccia nel mare dell'omofilia più che dell'omofobia. Lo sdoganamento è un'opera lenta ma graduale che va applicata in maniera anodina agli argomenti che più accorano l'autoreferenzialità di alcune figure. Perchè non ricordare a tal proposito una vasta operazione nata in quel di Milano alla fine degli anni novanta e allora ben sponsorizzata?

E che dire dell'eutanasia? Discutiamone, si, e lasciamo che le sale parrocchiali si infestino di volonterosi pannelliani! Ma forse è meglio così. La chiesa è oggi "adulta", emancipata, libera. Apre dibattiti, discussioni eminenti su tematiche che solo pochi anni fa erano un tabù. Accetta l'evoluzionismo biologico (non darwiniano), crede nell'esistenza degli UFO (e ogni tanto ne fa atterrare qualcuno progettato dall'architetto svizzero Botta)... cosa si può volere di più? Un lucano? No, neanche quello. I lucani hanno già fatto danni bastanti (vedi lo sconcertante volume "Vaticano S.p.A." appena uscito in libreria). La mondanizzazione è al completo.

Una Chiesa che sotto la scusa del confronto si piega al mondo e prima di aver chiara la propria identità si affretta a prostituirla con le lobby più scatenate è ormai un rottame autoreferenziale che solo la preghiera di molti laici e sacerdoti silenziosi potrà salvare da se stessa. E quest'ultimo piccolo fenomeno italico cinematologico è solo l'ennesima conferma del fatto che i fedeli sono spesso considerati degli "utili idioti" da certa gerarchia che tenta di imporre nella Chiesa elementi di una cultura estranea e deviante, facendoli passare per fondamentali espressioni di una modernità matura. E con ciò non parliamo solo di film, bensì di arte, architettura et cetera.

Sempre imposti dall'alto, con la spocchia di un intellettualismo illuminato in grado di decidere cosa è meglio per le pecorelle del gregge di Dio, senza alcun rispetto per ciò che sostanzia la Chiesa ovvero la fede e la tradizione.

A questo punto inutile prendersela con Dan Brown e Ron Howard: forse i loro film saranno delle emerite idiozie ma almeno sono divertenti!


***************************************************

la mia riflessione:

 Ghigno  ma perchè esistono ancora le sale parrocchiali che proiettano film?

battute a parte io ho 46 anni e ricordo come fosse ieri un altro grave danno che i vescovi negli anni '70 (ingenuamente?) perpetrarono ai "più piccoli"...

All'epoca avevo 14 anni, l'età dell'adolescenza ed ero al collegio delle suore...
La domenica avevamo la sala cinematografica nella quale, ovviamente, si proiettavano davvero film edificanti di santi...
Ma qualcosa all'improvviso mutò!

Ci fu l'avvio di un programma per adolescenti, dovevamo conoscere come era fatta la vita, come fosse la vita della donna...
tale programma SOCIALE imposto al collegio prevedeva una serie di film educativi sulla morale...
il progetto terminò alla proiezione del primo film che ebbe effetti devastanti su tutte noi collegiali adolescenti...

tale film, francese, raccontava la storia di due LESBICHE...una però aveva l'animo molto tormentato perchè di fatto era sposata e aveva con l'amica una amicizia alquanto libidinosa e contorta, naturalmente sotto l'effetto delle scene, le immagini erano comunque molto contenute anche se si capiva benissimo....
le scene più drammatiche furono tre:
- il parto di questa donna, sola a casa, nella vasca da bagno, con urla tremende, sangue ovunque e vomito....
- il rapporto con questa amica che alla fine SI TAGLIA LE VENE ma si salva...cercando di baciare l'amica...il gesto del suicidio a causa del figlio nato dell'amica che poneva una netta separazione fra le due amiche....
- il marito di lei praticamente inesistente, lo si vedeva solo che ritornava stanco dal lavoro e pretendeva il rapporto con la moglie...

Immaginate quale effetto devastante ebbe su di noi, di 14 anni, in un epoca ancora la TV mandava in onda Canzonissima o Pippicalzelunghe...o i Racconti di Padre Brown...
Al termine della proiezione noi notammo le espressioni in volto delle suore allibite, senza parole, con gli occhi sbarrati che cercavano di vedere a loro volta le nostre reazioni....
noi eravamo SCONVOLTE...alcune piangevano, qualcuna ha vomitato...finalmente una del gruppo delle più grandi ruppe il silenzio chiedendo: "ma perchè ci avete fatto vedere queste cose orribili?"
già perchè, si chiesero ingenuamente le suore....e lì terminò il programma SOCIALE di educazione alla NUOVA MORALE  del mondo moderno...

Alcune di noi, me compresa...ci portammo dietro questo film nel modo peggiore...una morbosità schifosa ed una scandolosa IMPOSIZIONE avevano davvero rotto, nel modo peggiore, la nostra INNOCENZA...ciò che davvero non sapevamo della vita, lo scoprimmo nel modo peggiore...in un modo devastante, e tutto con il consenso dei VESCOVI degli anni '70...

A distanza di tempo, quando poi da catechista e partecipante ai gruppi diocesani per il recupero dei tossicodipendenti, o per la pastorale matrimoniale, mi ritornavano sempre a mente quelle immagini, ne parlai anche con qualche sacerdote, supplicandoli a non ripetere gli stessi errori e mi son sempre chiesta se i vescovi che permettono certe cose, le abbiano davvero VISTE o se si affidano solo al parere di terzi...

Se qualcuno ha in potere di parlare con questi vescovi responsabili, avvisateli: questi film NON SONO EDUCATIVI, SONO DEVASTANTI...non raccontano la verità, sono film!!!! e quand'anche si fondassero su storie reali, il film e l'esigenza cinematografica ne distorce il senso, filtrando esclusivamente solo ciò che si vuol far fissare nella mente soprattutto degli adolescenti che sono ancora come spugne ed assorbono spesso IL PEGGIO che vedono e sentono...

Attenti a non scandalizzare i piccoli! Gesù ha in merito parole dure e severe....

Fraternamente CaterinaLD

P.S.
scrivete una Lettera di protesta (educata) alla CEI io l'ho fatto mandando la mia testimonianza...

http://www.chiesacattolica.it/cci_new/info.jsp?id_tab=2

LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALLA DIOCESI E ALLA CITTÀ DI ROMA
SUL COMPITO URGENTE DELL’EDUCAZIONE


Cari fedeli di Roma,


ho pensato di rivolgermi a voi con questa lettera per parlarvi di un problema che voi stessi sentite e sul quale le varie componenti della nostra Chiesa si stanno impegnando: il problema dell'educazione. Abbiamo tutti a cuore il bene delle persone che amiamo, in particolare dei nostri bambini, adolescenti e giovani. Sappiamo infatti che da loro dipende il futuro di questa nostra città. Non possiamo dunque non essere solleciti per la formazione delle nuove generazioni, per la loro capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male, per la loro salute non soltanto fisica ma anche morale.


Educare però non è mai stato facile, e oggi sembra diventare sempre più difficile. Lo sanno bene i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno dirette responsabilità educative. Si parla perciò di una grande "emergenza educativa", confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita. Viene spontaneo, allora, incolpare le nuove generazioni, come se i bambini che nascono oggi fossero diversi da quelli che nascevano nel passato. Si parla inoltre di una "frattura fra le generazioni", che certamente esiste e pesa, ma che è l'effetto, piuttosto che la causa, della mancata trasmissione di certezze e di valori.


Dobbiamo dunque dare la colpa agli adulti di oggi, che non sarebbero più capaci di educare? E' forte certamente, sia tra i genitori che tra gli insegnanti e in genere tra gli educatori, la tentazione di rinunciare, e ancor prima il rischio di non comprendere nemmeno quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata. In realtà, sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti o dei giovani, che pur esistono e non devono essere nascoste, ma anche un'atmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita. Diventa difficile, allora, trasmettere da una generazione all'altra qualcosa di valido e di certo, regole di comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita.


Cari fratelli e sorelle di Roma, a questo punto vorrei dirvi una parola molto semplice: Non temete! Tutte queste difficoltà, infatti, non sono insormontabili. Sono piuttosto, per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l'accompagna. A differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell'ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà dell'uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni. Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale.


Quando però sono scosse le fondamenta e vengono a mancare le certezze essenziali, il bisogno di quei valori torna a farsi sentire in modo impellente: così, in concreto, aumenta oggi la domanda di un'educazione che sia davvero tale. La chiedono i genitori, preoccupati e spesso angosciati per il futuro dei propri figli; la chiedono tanti insegnanti, che vivono la triste esperienza del degrado delle loro scuole; la chiede la società nel suo complesso, che vede messe in dubbio le basi stesse della convivenza; la chiedono nel loro intimo gli stessi ragazzi e giovani, che non vogliono essere lasciati soli di fronte alle sfide della vita. Chi crede in Gesù Cristo ha poi un ulteriore e più forte motivo per non avere paura: sa infatti che Dio non ci abbandona, che il suo amore ci raggiunge là dove siamo e così come siamo, con le nostre miserie e debolezze, per offrirci una nuova possibilità di bene.


Cari fratelli e sorelle, per rendere più concrete queste mie riflessioni, può essere utile individuare alcune esigenze comuni di un'autentica educazione. Essa ha bisogno anzitutto di quella vicinanza e di quella fiducia che nascono dall'amore: penso a quella prima e fondamentale esperienza dell'amore che i bambini fanno, o almeno dovrebbero fare, con i loro genitori. Ma ogni vero educatore sa che per educare deve donare qualcosa di se stesso e che soltanto così può aiutare i suoi allievi a superare gli egoismi e a diventare a loro volta capaci di autentico amore.


Già in un piccolo bambino c'è inoltre un grande desiderio di sapere e di capire, che si manifesta nelle sue continue domande e richieste di spiegazioni. Sarebbe dunque una ben povera educazione quella che si limitasse a dare delle nozioni e delle informazioni, ma lasciasse da parte la grande domanda riguardo alla verità, soprattutto a quella verità che può essere di guida nella vita.


Anche la sofferenza fa parte della verità della nostra vita. Perciò, cercando di tenere al riparo i più giovani da ogni difficoltà ed esperienza del dolore, rischiamo di far crescere, nonostante le nostre buone intenzioni, persone fragili e poco generose: la capacità di amare corrisponde infatti alla capacità di soffrire, e di soffrire insieme.


Arriviamo così, cari amici di Roma, al punto forse più delicato dell'opera educativa: trovare un giusto equilibrio tra la libertà e la disciplina. Senza regole di comportamento e di vita, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, non si forma il carattere e non si viene preparati ad affrontare le prove che non mancheranno in futuro. Il rapporto educativo è però anzitutto l'incontro di due libertà e l'educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà.

Man mano che il bambino cresce, diventa un adolescente e poi un giovane; dobbiamo dunque accettare il rischio della libertà, rimanendo sempre attenti ad aiutarlo a correggere idee e scelte sbagliate. Quello che invece non dobbiamo mai fare è assecondarlo negli errori, fingere di non vederli, o peggio condividerli, come se fossero le nuove frontiere del progresso umano.


L'educazione non può dunque fare a meno di quell'autorevolezza che rende credibile l'esercizio dell'autorità. Essa è frutto di esperienza e competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della propria vita e con il coinvolgimento personale, espressione dell'amore vero. L'educatore è quindi un testimone della verità e del bene: certo, anch'egli è fragile e può mancare, ma cercherà sempre di nuovo di mettersi in sintonia con la sua missione.


Carissimi fedeli di Roma, da queste semplici considerazioni emerge come nell'educazione sia decisivo il senso di responsabilità: responsabilità dell'educatore, certamente, ma anche, e in misura che cresce con l'età, responsabilità del figlio, dell'alunno, del giovane che entra nel mondo del lavoro. E' responsabile chi sa rispondere a se stesso e agli altri. Chi crede cerca inoltre, e anzitutto, di rispondere a Dio che lo ha amato per primo.


La responsabilità è in primo luogo personale, ma c'è anche una responsabilità che condividiamo insieme, come cittadini di una stessa città e di una nazione, come membri della famiglia umana e, se siamo credenti, come figli di un unico Dio e membri della Chiesa. Di fatto le idee, gli stili di vita, le leggi, gli orientamenti complessivi della società in cui viviamo, e l'immagine che essa dà di se stessa attraverso i mezzi di comunicazione, esercitano un grande influsso sulla formazione delle nuove generazioni, per il bene ma spesso anche per il male.

La società però non è un'astrazione; alla fine siamo noi stessi, tutti insieme, con gli orientamenti, le regole e i rappresentanti che ci diamo, sebbene siano diversi i ruoli e le responsabilità di ciascuno. C'è bisogno dunque del contributo di ognuno di noi, di ogni persona, famiglia o gruppo sociale, perché la società, a cominciare da questa nostra città di Roma, diventi un ambiente più favorevole all'educazione.


Vorrei infine proporvi un pensiero che ho sviluppato nella recente Lettera enciclica Spe salvi sulla speranza cristiana: anima dell'educazione, come dell'intera vita, può essere solo una speranza affidabile. Oggi la nostra speranza è insidiata da molte parti e rischiamo di ridiventare anche noi, come gli antichi pagani, uomini "senza speranza e senza Dio in questo mondo", come scriveva l'apostolo Paolo ai cristiani di Efeso (Ef 2,12). Proprio da qui nasce la difficoltà forse più profonda per una vera opera educativa: alla radice della crisi dell'educazione c'è infatti una crisi di fiducia nella vita.

Non posso dunque terminare questa lettera senza un caldo invito a porre in Dio la nostra speranza.

Solo Lui è la speranza che resiste a tutte le delusioni; solo il suo amore non può essere distrutto dalla morte; solo la sua giustizia e la sua misericordia possono risanare le ingiustizie e ricompensare le sofferenze subite. La speranza che si rivolge a Dio non è mai speranza solo per me, è sempre anche speranza per gli altri: non ci isola, ma ci rende solidali nel bene, ci stimola ad educarci reciprocamente alla verità e all'amore.

Vi saluto con affetto e vi assicuro uno speciale ricordo nella preghiera, mentre a tutti invio la mia Benedizione.


Dal Vaticano, 21 gennaio 2008

BENEDICTUS PP. XVI





[SM=g8925]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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5/18/2009 3:27 PM
 
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Questa è la lettera che ho inviato alla Cei:

La pace del signore sia con tutti voi! 

Sono un giovane di Trenta anni ma già padre di uno splendido bambino di tre anni, questa mattina leggendo in un blog sono rimasto deluso da questa notizia, ogni giorno noi cattolici cerchiamo di testimoniare la nostra fede e obbedienza al Cristo e alla Chiesa, anche quando il mondo progressista e relativista ci irride definendoci papisti, bigotti e creduloni.

Con carità e fede cerchiamo di non cadere nel gioco del nemico difendendo i nostri valori nel massimo rispetto di chi non la pensa come noi.

Siamo tutti a conoscenza, noi cattolici, che il mondo ormai è alla deriva dell’immoralità e che l’omosessualità è un atto immorale gravemente condannato dalle Sacre Scritture e dalla Dottrina della Chiesa, così anche l’eutanasia, sono peccati mortali e non possiamo mandare ai nostri figli questo genere di messaggi, sarebbe un tradimento alla nostra comune fede.

La Cei, che è la massima espressione della Chiesa Cattolica Italiana, dovrebbe piuttosto trasmettere messaggi di edificazione morale e spirituale e non messaggi che possono modificare e mortificare la morale e la fede dei nostri giovani.

La Cei deve continuare a difendere la dottrina della Chiesa anche quando l’intero mondo farà pressione, noi non siamo di questo mondo apparteniamo al Regno di Dio ed è questo che dobbiamo predicare per essere Luce della Terra.

Faccio mie le parole del Santo Padre, Benedetto XVI :

Abbiamo tutti a cuore il bene delle persone che amiamo, in particolare dei nostri bambini, adolescenti e giovani. Sappiamo infatti che da loro dipende il futuro di questa nostra città. Non possiamo dunque non essere solleciti per la formazione delle nuove generazioni, per la loro capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male, per la loro salute non soltanto fisica ma anche morale.(LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI ALLA DIOCESI E ALLA CITTÀ DI ROMA SUL COMPITO URGENTE DELL’EDUCAZIONE)

Certo della vostra comprensione e carità fraterna, vi auguro la Pace che solo Cristo può donare!

Daniele

ps: Mi devo aspettare una scomunica![SM=g7515]
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5/18/2009 6:38 PM
 
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Affermare che don Dario Viganò, presidente della Fondazione Ente per lo Spettacolo, nonchè della Commissione Nazionale Valutazione Film della Cei è la CEI mi sembra una forzatura fuori luogo.

Di quale giornale poi teniamo conto?

Non vi pare che se la CEI avvesse qualche cosa in merito da dire non lo farebbe per le vie ufficiali?

Infine quali altri giornali o settimanali autorevoli hanno dato atto a questa
cosa?



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5/18/2009 10:24 PM
 
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Re:
enricorns, 18/05/2009 18.38:

Affermare che don Dario Viganò, presidente della Fondazione Ente per lo Spettacolo, nonchè della Commissione Nazionale Valutazione Film della Cei è la CEI mi sembra una forzatura fuori luogo.

Di quale giornale poi teniamo conto?

Non vi pare che se la CEI avvesse qualche cosa in merito da dire non lo farebbe per le vie ufficiali?

Infine quali altri giornali o settimanali autorevoli hanno dato atto a questa
cosa?







[SM=g8468]  le tue domande sono legittime amico mio, ma è ovvio che non conosci forse come funzionano certe cose...[SM=g7427]

dunque....don Dario Viganò è presidente della Fondazione Ente per lo Spettacolo, nonchè della Commissione Nazionale Valutazione Film della Cei, ergo egli da solo con la sua Commissione può tranquillamente non semplicemente avanzare, ma affermare e contestualizzare delle scelte....senza interpellare te, me o qualche diocesi o vescovo...è il presidente della fondazione ENTE PER LO SPETTACOLO, ergo può decidere una volta che la Commissione è d'accordo...

Il mio additare la CEI come responsabile è un ottima scelta perchè è un APPELLO al discernimento dal momento che essi possono decidere (e lo fanno e lo faranno) SENZA ASCOLTARE LE TUE O NOSTRE RAGIONI....ma possono anche fermarsi se le proteste sono tante....[SM=g8864]

In questi casi trattandosi NON di un documento, nè di un testo, ne di un opuscolo, ne di un catechismo, ma trattandosi semplicemente di UN RICONOSCIMENTO AD UN FILM A SUO TEMPO EPURATO...non troverai alcuna fonte ufficiale a confermarlo o a smentirlo...[SM=g8863] questo genere di autorizzazioni non vengono racchiuse in testi ufficiali....tuttavia se le voci discordanti risultano essere tante allora la CEI interviene per bloccare e rivalutare l'opportunità o meno...

In questo senso la CEI si sta rendendo complice (INVOLONTARIA o non ? non sappiamo al momento) per il semplice fatto che tale presidente è alle dipendenze della CEI anche se può agire in modo AUTONOMO....cioè, queste presidenze ricevono la FIDUCIA...ma qualcuno ogni tanto la tradisce, resta palese che è sempre l'organismo principale (in questo caso la CEI) a dover VIGILARE...ergo a prendersi onori quando è giusto ed oneri quando sbagliano....
don Viganò NON è la CEI ma in questa autorizzazione la rappresenta ergo è inutile scrivere a lui, meglio scrivere direttamente alla CEI [SM=g8864]


[SM=g7427]
Fraternamente CaterinaLD

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5/18/2009 10:30 PM
 
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Re:
Cattolico_Romano, 18/05/2009 15.27:


ps: Mi devo aspettare una scomunica![SM=g7515]




[SM=g10765] da dopo il Concilio non si scomunica più ( vi si cade automaticamente per delitto alla Legge di Dio e al Diritto Canonico), ma forse per te chissà, faranno un'eccezione....[SM=g9423]

saremo scomunicati in due ahahahahahah[SM=g7515]

scherzi a parte.....non attendiamoci risposte, a noi basta che leggano le proteste e riflettano, e posso assicurarvi che si stanno muovendo in molti....[SM=g8864]


[SM=g10770]
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5/18/2009 11:06 PM
 
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Permettimi di continuare a dissentire.
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5/20/2009 1:27 AM
 
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Re:
enricorns, 18/05/2009 23.06:

Permettimi di continuare a dissentire.






...certamente che puoi, io non sono nessuno per impedirtelo, ma almeno argomenta...per altro il film omosessualista è già entrato in qualche cinema parrocchiale...come vedi il danno è già fatto con il tacito consenso della CEI...sta a te sostenerlo per le tue idee personali, oppure opporti scrivendo alla CEI per dissentire...ma ti pregherei di non venirmi a dire che dissenti per le motivazioni sopra esposte perchè decadono con la risposta che ti ho già dato...[SM=g7329]

San Padre Pio insegnava ad obbedire si ai superiori ma NON alle proposte sbagliate e con carità denunciarle....disapprovarle pubblicamente e non sostenerle....

Per farti comprendere la questione ti faccio un esempio....leggiamo questa notizia:

Una silenziosa tenzone è in corso da tempo tra la Cei e il Vaticano sulla questione dell'architettura sacra. L'impostazione dell'Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana, guidato per molti anni da monsignor Giancarlo Santi e ora da don Stefano Russo, ufficio tornato alla ribalta delle cronache per lo scempio compiuto da Fuksas (sponsorizzato Cei) con la nuova chiesa di Foligno, è severamente criticato da molti Oltretevere, soprattutto dall'ala "ratzingeriana". La tenzone si è acuita con il Motu Proprio di Benedetto XVI e la sottintesa opera di restaurazione - nel senso nobile della parola - liturgica caldeggiata dalla Congregazione per il Culto divino.


Il lavoro di studio e formazione in questo campo, per superare il modernismo della Conferenza episcopale che detta legge nella costruzione delle chiese in Italia, è stato affidato ai Legionari di Cristo, che hanno organizzato un apposito master sotto la direzione di don Salvatore Vitiello, teologo molto vicino a don Nicola Bux, e padre Uwe Michael Lang, molto stimato da BXVI.


Al master e ai suoi scopi ha dedicato spazio
Rinascimento Sacro, per chi volesse approfondire la questione.
  



***************

dunque: Una silenziosa tenzione è in corso da tempo tra la Cei e il Vaticano sulla questione dell'architettura sacra.

cosa vuol dire che la colpa è della CEI in quanto tale? NO! ma è ovvio che l'ufficio della progettazione Chiese che ha un presidente e una sua commussione, dipendendo come ultima istanza dalla CEI, è naturale che per le critiche ci si rivolge alla CEI....comprendi?

CEI e Vaticano sono forse dissociate? NO! e allora perchè NON si fanno le cose che chiede il Pontefice?....comprendi?

NOI siamo dissociati dal Papa o dal Vaticano? NO! eppure facciamo  nelle parrocchie quello che ci pare....comprendi?

eh!


[SM=g8925]
[Edited by Caterina63 5/20/2009 1:42 AM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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5/20/2009 2:06 PM
 
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Permettetemi un interventino ...forse off topic ma quasi in tema
Anni fa nel mio oratorio si festeggiava Hallooween (Arrrghhhh!!)...io mi ricordo che dissentii a qta iniziativa.Mia suocera che è prezzemolina nella parrocchia mi chiedeva :"Che male c'è?"Io le spiegavo che era una festa satanica ,la più importante per i satanisti ...che proprio quella notte dissacravano l'Eucaristia ....Lei rimaneva scandalizzata ma nn dalle mie parole che rivelavano qual'era la festa bensi' dal mio tono di voce a suo dire "saccente".Poi mia fortuna l'allora Cardinal Martini vietò qta festa negli oratori. E meno male.Dopodichè mia suocera sentenziò che erano peccaminose quelle feste. Che devo di'...io l'avevo detto....Ma nn essendo cardinale mia suocera nn mi ascoltava....Eheheheh 'ste suocere!!!!
Io prendo le posizioni sia tue ,Tea, che quelle di Enrico.E' giusto indagare e valutare.Però Enrico ...ti posso dire....succede.A volte succede nelle parocchie che prendano le cose alla leggera.
Come è successo nella mia....Halloween ...BAH!
Ciao amici!!!!
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Cristina hai fatto bene a puntualizzare il problema della suocera, si bisogna prendere dei seri provvedimenti, è ora che la CEI ascolti la nostra voce!

Promuovo una moratoria: NO ALLE SUOCERE IN ORATORIO!!!

Basta con la mondanità in Chiesa!

[SM=g7405]
__________________________________________________

5/20/2009 7:29 PM
 
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Non posso credere che la CEI prenda simili svarioni.

Continuo a dissentire, non per le ragioni che hai addotto ma per come è data la notizia, vuoi che la CEI o anche soltanto Don Viganò non abbia tenuto conto delle indicazioni del Papa in merito.

O vogliamo affermare che essa è diventata libertista e libertaria? A che prò?
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enricorns.... c'è un detto che dice: BEATO TE, OMERO, CH'ERI CIECO!!!!

ergo, beato che te che NON vedi... [SM=g10765]
resta tranquillo nel tuo baccello, ma se non sai allora, PREGA...e non avanzare con pretese che purtroppo non posso soddisfare (nel senso che o le cose le sai o non le sai, ed anche quando vengono dette, non si crede, si fa difficoltà a credere, è comprensibile ma non scusabile).... [SM=g8468]
un abbraccione [SM=g7255]



un grazie a rondine per la sua avventura.... [SM=g8468] [SM=g8468]

[SM=g8925]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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Caro Enrico nessuno qui sta avvallando la tesi che la CEI sia diventata libertinista, ce ne guarderemmo bene nel pronunciare queste cose, ciò che noi sosteniamo è che possibile una svista o una leggerezza del tutto plausibile, anche perchè la Cei come organo istituzionale non credo che controlli tutto e tutti, ha i suoi responsabili per ogni settore come d'altronde accade in tutte le anziende di un certo livello.
Ora può anche accedere che un responsabile (don Dario Viganò) possa commettere una leggerezza e sottovalutare i problemi che che quaets può creare in futuro.
Con molta probabilità lo stesso Viganò si appoggia ad altre persone che curano l'interesse della Fondazione Ente per lo Spettacolo, il Viganò sicuramente ha autorizzato le proposte di questi responsabili forse senza sapere esattamente che film sarebbero stati girati(questa è solo una mia ipotesi che cerca di allegerire l'accusa a Viganò)ma la responsabilità oggettiva è sempre di chi rappresenta l'organo istituzionale, quindi il Viganò come responsabile per la CEI e in ultima istanza la CEI che deve vigilare anche sui suoi componenti.
Errare è umano caro Enrico e anche alla CEI può capitare.
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Re:
Cattolico_Romano, 20/05/2009 14.30:



Promuovo una moratoria: NO ALLE SUOCERE IN ORATORIO!!!

Basta con la mondanità in Chiesa!

[SM=g7405]




[SM=g7405] finchè i miei figli non si sposano (o peggio, non convivono e non fanno figli) non avrò questo titolo....che bello!!! posso stare ancora in oratorio!!!!

[SM=g7405]





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...enricorns...di iniziative sballate la CEI ne ha prese diverse....non dimenticarti che negli anni 80 e 90 ha appoggiato il governo Prodi e stavamo per avere i DICO....e non "dico" altro.....[SM=g7362]

non confondere l'infallibilità e l'obbedienza che dobbiamo alla CHIESA QUANDO COMPIE I SUOI DOVERI, dalle critiche E LE DENUNCIE che siamo chiamati a rivolgere gli Organi competenti della Chiesa...[SM=g8864] 

Ti vengo incontro con un altro esempio....GRAVISSIMO...e qui per fortuna si stanno muovendo molte persone competenti, come vedi non sono l'unica a dire che la CEI sta camminando in strade pericolose....
il testo che segue è uscito sul SETTIMANALE UFFICIALE DI SAN PADRE PIO...settimanale curato DAI PADRI FRANCESCANI....e per altro è già un tema che bolle da anni sulla scrivania di altri Organi competenti della Chiesa...


BIBBIE CEI A CONFRONTO

di Fabrizio Cannone


Nella seconda metà del 2008 è apparsa una nuova versione della Sacra Scrittura in lingua italiana che fa seguito a quella pubblicata nel 1976: entrambe le versioni si avvalgono di introduzioni ai Libri biblici, note a piè di pagina e indice analitico alla fine del volume.

Si tratta dunque a loro modo di opere complete la cui importanza è innegabile, e proprio per questo maggiormente deve esercitarsi il senso critico del fedele verso tutto ciò che virtualmente potrebbe esserci di inesatto, meno preciso o non pienamente conforme al tradizionale sentire cattolico romano: non si vorrà mica tornare all'obbedienza cieca del pre-Concilio?

Se c'è un campo, infatti, in cui l'"ermeneutica della discontinuità e della rottura" si è potuta avvalere del sostegno di una parte consistente della "teologia moderna" (le due espressioni sono di Benedetto XVI), questo è proprio quello dell'esegesi biblica, anzitutto evangelica: mai come in questo quarantennio post-conciliare si è parlato tanto di Parola di Dio (spesso mutilata in sola Parola) e mai nella storia della Chiesa si sono riscontrate così tante e gravi manomissioni della stessa, negazioni, alterazioni, ambiguità interpretative e deviazioni evidenti dallo spirito e dal senso genuino che emana dai Sacri Testi.

Come, secondo Benedetto XVI, i testi del Concilio Vaticano II sono stati manomessi e alterati "facendo spazio alla novità nella quale si esprimerebbe l'intenzione più profonda" dei loro autori, e insomma "occorrerebbe seguire non i testi ma il suo spirito", così analogamente nella Sacra Scrittura - secondo i modernisti - non bisognerebbe più seguire la materialità del testo, letto alla luce della Tradizione perenne della Chiesa, perché ciò sarebbe segno di fondamentalismo e lettarlismo, ma l'intenzione recondita degli anonimi autori biblici e delle indefinite comunità primitive che oggi, solo oggi, riusciremmo a decifrare grazie all'infallibile e inerrante metodo storico-critico...

Gli autori della CEI avranno seguito i saggi consigli del Papa in fatto di traduzione e interpretazione del Testo Sacro o si saranno lasciati irretire, magari minimamente, nelle maglie strette del "biblicamente corretto" e dell'esegesi contemporanea? Diciamo ciò rispettosamente ma ben consapevoli che sia già avvenuto in un passato non remoto che in Bibbie e Catechismi, approvati da Conferenze episcopali cattoliche (emblematici i casi del Catechismo Olandese e della Bible Bayard in Francia), vi sia stato spazio per errori e deficienze incompatibili con la sana dottrina della Chiesa.

Nel gran libro Gesù di Nazareth (Milano 2007), il Santo Padre Benedetto XVI non usa mezzi termini per denunciare le aberrazioni a cui un certo uso razionalista del metodo storico-critico ha dato luogo. Nella premessa al libro, per esempio, scrive: "I progressi della ricerca storico-critica condussero a distinzioni sempre più sottili tra i diversi strati della tradizione. Dietro di essi la figura di Gesù, su cui poggia la fede, divenne sempre più nebulosa, prese contorni sempre meno definiti [...]. Come risultato di tutti questi tentativi [fatti dall'esegesi contemporanea] è rimasta l'impressione che, comunque, sappiamo ben poco di certo su Gesù e che solo in seguito la fede nella sua divinità abbia plasmato la sua immagine. Questa impressione [totalmente eretica], nel frattempo, è penetrata profondamente nella cristianità. Una simile situazione è drammatica per la fede" (p. 8, corsivo mio). In conclusione della stessa premessa il Pontefice ripete il medesimo concetto in positivo: "È chiaro che con questa visione della figura di Gesù io vado al di là di quello che dice, per esempio, Schnackenburg in rappresentanza di una buona parte dell'esegesi contemporanea" (p. 19).

Lo stesso Papa in varie occasioni ha notato che certe traduzioni ufficiali attenuano o imbrigliano il senso inteso dall'Agiografo, quindi in tale campo la prudenza e la vigilanza sono d'obbligo. Nel libro succitato, infatti, il Pontefice criticava proprio la versione ufficiale della CEI che, in un passaggio importante, "addolciva" un termine (p. 128). E persino nell'enciclica Spe salvi (n. 7), quindi apertamente e davanti a tutti, e forse non a caso ma per dare un segnale al popolo di Dio, il Papa lamentava una deviazione non lieve in una traduzione ecumenica approvata dalla Conferenza Episcopale Tedesca.

Dopo quanto detto circa le problematiche dell'esegesi contemporanea, che con le sue ambiguità è penetrata anche nel sacro recinto, indichiamo solo alcuni esempi tratti da un rapido confronto tra i due Vangeli nelle relative versioni, rimandando il lavoro di analisi scientifica della nuova versione, qui solo accennato, agli esperti e ai teologi più fedeli alla dottrina e al magistero della Chiesa.

Come mai, per esempio, dall'indice analitico del Vangelo - in cui sono presenti gli argomenti salienti del testo - della versione del 2008 sono spariti i termini "abnegazione" e "purgatorio" (cf ed. San Paolo, 2008, pp. 393 e 415) presenti nella versione del 1976 (cf ed. Paoline, pp. 383 e 404)? Sarà il solito caso? Si dirà che la soppressione di questi due concetti, uno morale e uno dogmatico, da un indice tematico che ricalca al 99% quello dell'edizione precedente non significa una loro negazione: ovvio, si sono solo voluti mettere un po' da parte.

I titoli dei brani biblici, com'è noto, dipendono dai curatori dell'edizione. Al cap. 16 di Matteo dell'edizione CEI del 1976 i versetti 13-16 e 17-19 erano preceduti da due titoli, rispettivamente: La "confessione" di Pietro e Il primato. Nel testo del 2008 i due brani sono accorpati sotto al titolo: Fede e missione di Pietro. È solo scomparso il primato! Al cap. 19 di Matteo i versetti 3-9 avevano (CEI 1976) il titolo eloquente di: Indissolubità del matrimonio. Ora (CEI 2008) il brano che comprende quel passo ha il titolo di: Matrimonio e verginità. L'indissolubità non c'è più. La fede e la morale però restano in eterno...

L'introduzione del Vangelo di Giovanni nella versione CEI del 1976 asseriva riguardo all'Autore ispirato che "L'antica, prevalente tradizione ecclesiastica afferma che il quarto vangelo fu scritto dall'apostolo Giovanni, il prediletto di Cristo, quando aveva raggiunto la vecchiezza [...]. Nonostante le sue caratteristiche che evidentemente lo distanziano dai primi tre, Giovanni intende scrivere, come i suoi predecessori, un vangelo [...]. Giovanni scrive a distanza di circa settanta anni dopo la morte di Gesù" (p. 233, corsivi miei). Si faccia attenzione ora ai testi della nuova versione CEI 2008: "L'autore del quarto vangelo è identificato già dalle antiche testimonianze della tradizione ecclesiastica con Giovanni [...]. Il vangelo sarebbe stato scritto durante la vecchiaia avanzata di questo apostolo [...]. Oggi, per lo più, si ritiene che il processo di formazione del libro sia il risultato di un incontro, maturato attraverso un non breve travaglio, fra tradizioni risalenti alla vita di Gesù e riflessioni elaborate da un caratteristico ambiente ecclesiale, con riferimento alla personalità dell'apostolo Giovanni, quale fonte di ricordi e di un pensiero fecondo" (p. 242, corsivo mio).

A noi sembra che qui faccia capolino, sobriamente, l'ermeneutica della discontinuità e della rottura tra la CEI del 1976 e la CEI del 2008: oppure tra il 1976 e il 2008 si sono scoperte cose che giustifichino il passaggio dall'affermativo (Giovanni scrive) al dubitativo (il Vangelo sarebbe stato scritto), aggravato dalla veghezza del riferimento alle "tradizioni" e ad imprecisati "ambienti ecclesiali? Agli esegeti cattolici la risposta.


(da Il settimanale di Padre Pio, 17 maggio 2009)

Un amico nel commentare ha saggiamente scritto:

Consiglio di leggere questo articolo con molta attenzione, per capire il modo subdolo col quale l'eterodossia viene lentamente ma costantemente insinuata nel gregge di Cristo. Ad opera dei suoi stessi pastori.

In particolare, le "riflessioni maturate in un caratteristico ambiente ecclesiale", che, secondo la nuova edizione CEI, sarebbero confluite nel vangelo di Giovanni (anzi, nel vangelo attribuito a Giovanni), nel linguaggio esegetico altro non sono che episodi della vita di Gesù inventati di sana pianta dalla comunità primitiva come espressione del loro progresso teologico.

Dal punto di vista critico, non esiste alcuna testimonianza esterna e nessuna convincente prova interna (come dimostra il dissenso tra gli stessi critici liberali) che il vangelo di Giovanni sia passato attraverso diversi strati redazionali, o che sia il risultato di una fusione tra fatti realmente accaduti ed episodi inventati per concretizzare una riflessione teologica, o, infine, che esso non vada attribuito, integralmente e sostanzialmente, all'apostolo Giovanni.

Questa è la verità che la Chiesa professa da venti secoli. Il resto sono elucubrazioni di studiosi senza scrupoli il cui scopo è quello di infrangere, dopo quella della Tradizione, anche l'autorità della Scrittura.

*****************************************

io rispondo:

Luca 18,8
Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

comincio a chiedermelo molto seriamente anch'io..... Occhi al cielo


amico mio, se non lo comprendi ora cosa sta accadendo, non lo comprendi più, ma c'è sempre speranza....[SM=g7427] noi sappiamo che la Madonna ci salverà e ci manterrà in rotta[SM=g7182]

[SM=g8925] 

 
[Edited by Caterina63 5/21/2009 10:56 AM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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5/21/2009 11:50 AM
 
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Leggendo il libro di Benedetto XVI "Gesù di Nazareth" si può notare una costante critica alla nuova versione della Bibbia CEI non solo per quanto riguarda i prologhi ma anche su determinate frasi  parole molto addolcite che non rispecchiono il significato profondo originariamente inteso dall'agiografo.

Ecco perchè continuo a leggere la versione del 1976.

Detto questo ha ragione Tea nel preoccuparsi, dopo aver letto alcune cose che la stassa Tea mi ha fatto notare e che io ignoravo, sono preoccupato anch'io.

Ma confido in Cristo che ha promesso che le potenze del male non prevarranno.

__________________________________________________

5/21/2009 1:59 PM
 
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enricorns.... c'è un detto che dice: BEATO TE, OMERO, CH'ERI CIECO!!!!

ergo, beato che te che NON vedi...
resta tranquillo nel tuo baccello, ma se non sai allora, PREGA...e non avanzare con pretese che purtroppo non posso soddisfare (nel senso che o le cose le sai o non le sai, ed anche quando vengono dette, non si crede, si fa difficoltà a credere, è comprensibile ma non scusabile)....

Ti ringrazio sentitamente per la forma davvero ricercata per darmi del tonto.

Pregare sta tranquilla pregherò ma non  per la CEI!

5/21/2009 2:34 PM
 
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Comunque dal basso, sarebbe più approppiato buio, della mia tontaggine, continuo a credere che Don Viganò non è così sprovveduto e se veramente ha fatto quella scelta ne aveva sicuramente di buone ragioni.

Se occupa quella posizione e può prendere, liberamente e autorevolmente, certe iniziative, non voglio credere che sia stato messo li con il tiro dei dadi o col gioco bella pagluzza più lunga o peggio ancora con un "gratta e vinci".
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Facciamo un passo avanti....  Occhiolino sottolineature e neretto sono mie...

Card. J. Ratzinger - Presentazione della Lettera Apostolica sulla natura teologica e giuridica delle Conferenze Episcopali


Card. JOSEPH RATZINGER
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede

Presentazione della
Lettera Apostolica motu proprio data Apostolos suos
(27 luglio 2000)

Con la pubblicazione della Lettera Apostolica motu proprio data Apostolos suos il Santo Padre ha inteso dare compimento all'auspicio formulato dalla II Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi del 1985 di precisare la natura teologica e giuridica delle Conferenze Episcopali, con particolare riguardo alla loro autorità dottrinale, fermo restando che nel loro modo di procedere esse servano all'unità della Chiesa nel rispetto della responsabilità inalienabile di ciascun Vescovo nei confronti della Chiesa universale e della sua Chiesa particolare (cfr Relatio finalis, II C 5 e 8 ).
Vorrei qui presentare il contenuto del Documento, limitandomi a sviluppare brevemente i suoi lineamenti dottrinali, mentre S.E. Mons. Herranz illustrerà successivamente la parte propriamente normativa che introduce una integrazione a complemento della legislazione canonica vigente.

Le Conferenze Episcopali, che avevano già dato prova di utile e feconda attività apostolica, hanno avuto un notevole consolidamento a seguito e per volontà del Concilio Vaticano II. Nel processo di sviluppo delle varie forme parziali in cui si esprime la collegialità episcopale affermata dal Vaticano II, esse costituiscono una concreta applicazione dell'affetto collegiale dei Vescovi in comunione gerarchica con il Successore di Pietro, e si sono rivelate uno strumento idoneo per un più adeguato e fruttuoso ministero dei Pastori delle Chiese particolari.

Una descrizione precisa di tali organismi viene fornita dal Codice di Diritto Canonico: "La Conferenza Episcopale, organismo di per sé permanente, è l'assemblea dei Vescovi di una nazione o di un territorio determinato, i quali esercitano congiuntamente alcune funzioni pastorali per i fedeli di quel territorio, per promuovere maggiormente il bene che la Chiesa offre agli uomini, soprattutto mediante forme e modalità di apostolato opportunamente adeguate alle circostanze di tempo e di luogo, a norma del diritto" (CIC, can. 447, citato nel n. 14 del Documento Pontificio).

La finalità del Motu proprio si colloca quindi nella prospettiva di approfondire e sviluppare più ampiamente lo studio sulla natura teologica e giuridica delle Conferenze dei Vescovi, richiesto dal Sinodo straordinario, sia per l'oggettiva e riconosciuta importanza di tali organismi, sia per rendere ancora più efficace la loro azione per il bene della Chiesa, sia per giungere ad un maggior grado di maturazione del senso comunionale dell'intero episcopato.

Certamente la Lettera Apostolica non intende riprendere l'intera problematica ecclesiologica relativa al rapporto tra Chiesa universale e Chiesa particolare, che costituisce lo sfondo entro il quale si pone la questione della natura delle Conferenze Episcopali, né ha l'intenzione di rispondere a tutti i numerosi quesiti che la teologia ha sollevato in questi anni intorno al problema di chiarire il fondamento teologico di tali organismi, espressione dell'affetto collegiale. Sarebbe quindi errato attribuire al presente Documento pontificio lo scopo di precludere ulteriori chiarificazioni teologiche, nella linea della fedeltà e della continuità dottrinale con l'insegnamento del Magistero.

La Lettera Apostolica piuttosto intende d'una parte "esplicitare i principi basilari teologici e giuridici riguardo alle Conferenze Episcopali", e d'altra parte "offrire l'indispensabile integrazione normativa, per aiutare a stabilire una prassi delle medesime Conferenze teologicamente fondata e giuridicamente sicura" (cfr n. 7).

Il Documento pontificio presenta all'inizio un breve excursus storico che ricostruisce brevemente le modalità concrete e pratiche in cui si sono manifestate lungo il corso dei secoli la sollecitudine e la collaborazione dei Vescovi tra loro e in comunione con il Romano Pontefice. Tale sollecitudine e collaborazione ha trovato una espressione particolarmente qualificata e caratteristica nella convocazione dei Concili, sia ecumenici sia particolari, che furono celebrati frequentemente nella Chiesa già fin dal II secolo. Accanto alla tradizione dei Concili particolari, a partire dal secolo scorso, per ragioni storiche, culturali, sociologiche e per specifiche finalità pastorali, sono nate in diversi paesi le Conferenze dei Vescovi, allo scopo di affrontare le diverse questioni ecclesiali di comune interesse e trovare le opportune soluzioni. Tali Conferenze, a differenza dei Concili, hanno avuto carattere stabile e permanente.

Il capitolo primo sviluppa il tema dell'unione collegiale dei Vescovi, entro il quale si colloca la realtà delle Conferenze Episcopali. Esse vanno considerate nel quadro dell'intero Collegio dei Vescovi e tenuto conto che le Chiese particolari sono rette singolarmente dal proprio Vescovo. Ciò significa che le Conferenze Episcopali non mutano il rapporto dei singoli Vescovi con le rispettive Chiese particolari e con il Collegio Episcopale. Esse non sono soggetto collegiale del governo delle Chiese particolari né istanza intermedia tra i singoli Vescovi e l'intero Collegio Episcopale. Le Conferenze quindi si collocano certamente sul piano della collegialità episcopale, ma la esprimono soltanto parzialmente, sia perché i Vescovi che le compongono sono solo una parte del Collegio Episcopale, sia perché il ministero da essi congiuntamente esercitato è immediatamente diretto alle Chiese particolari, che sono rette singolarmente dai rispettivi Pastori.

Nel secondo capitolo si tratta delle Conferenze Episcopali come tali.
Il Documento non vuole circoscrivere entro un elenco esauriente i temi che richiedono la cooperazione dei Vescovi nella Conferenza Episcopale, ma a nessuno sfugge che soprattutto alcuni temi suggeriscono oggi un'azione congiunta dei Vescovi: la promozione e tutela della fede e della morale, la traduzione dei libri liturgici, la promozione e formazione delle vocazioni sacerdotali, la messa a punto di sussidi per la catechesi, l'impegno ecumenico, i rapporti con le autorità civili, la difesa della vita umana, della pace e dei diritti umani, la promozione della giustizia sociale ecc.

Le Conferenze Episcopali con i loro organismi ausiliari esistono per aiutare i Vescovi, ma non per sostituirsi a essi.
L'esercizio della potestà legislativa dei Vescovi riuniti in Conferenza Episcopale è stato regolato dal CIC nel can. 455.
L'esercizio congiunto del ministero episcopale concerne però pure la funzione dottrinale o di insegnamento magisteriale. Lo stesso Codice stabilisce la norma fondamentale al riguardo: "I Vescovi, che sono in comunione con il capo del Collegio e con i membri, sia singolarmente sia riuniti nelle Conferenze Episcopali o nei Concili particolari, anche se non godono dell'infallibilità dell'insegnamento, sono autentici dottori e maestri della fede per i fedeli affidati alla loro cura; a tale magistero autentico dei propri Vescovi i fedeli sono tenuti ad aderire con religioso ossequio dell'animo" (can. 753).

(va da se che se mi viene proposto un magistero annacquato e non autentico, io non sono tenuta ad aderire - con religioso ossequio dell'animo - c'è infatti anche un dovere della coscienza che mi impone di fare discernimento su ciò che mi viene insegnato...e se ciò corrisponde alla Tradizione della Chiesa...nota mia Occhiolino )

Esercitando fedelmente la loro funzione dottrinale, i Vescovi riuniti nella Conferenza curano soprattutto di seguire il magistero universale e di farlo opportunamente giungere al popolo loro affidato. Nell'affrontare nuove questioni e nell'applicare l'immutabile messaggio di Cristo alle situazioni particolari e contingenti, guidando la coscienza degli uomini a dare soluzione ai nuovi problemi che sorgono con i mutamenti sociali e culturali, i Vescovi riuniti nella Conferenza svolgono congiuntamente questa loro funzione dottrinale ben consapevoli dei limiti dei loro pronunciamenti, che non hanno la caratteristica di un magistero universale, pur essendo autentico, nel vincolo di comunione con la Sede Apostolica.

D'altra parte, proprio a motivo del principio teologico che le Conferenze Episcopali in quanto tali non sono realtà sostitutive o parallele del ministero del singolo Vescovo, esse non costituiscono di per sé un'istanza dottrinale vincolante e superiore all'autorità di ciascun Vescovo, che le compone.

Ne deriva di conseguenza, secondo quanto precisa il Motu proprio del Santo Padre - e sotto questo profilo si evidenzia l'aspetto di novità e di progresso nello sviluppo applicativo della materia -, che se le dichiarazioni dottrinali emanate da una Conferenza sono approvate all'unanimità dai Vescovi, esse possono essere pubblicate a nome della Conferenza stessa, e i fedeli sono tenuti ad aderire con religioso ossequio dell'animo a quel magistero autentico dei propri Vescovi, che deve essere sempre in comunione con il magistero del Capo del Collegio Episcopale, il Romano Pontefice. Se però viene a mancare tale unanimità, la sola maggioranza qualificata dei Vescovi di una Conferenza non può pubblicare l'eventuale dichiarazione come magistero autentico della medesima, a cui debbano aderire tutti i fedeli del territorio, a meno che tale documento approvato soltanto con una maggioranza qualificata non ottenga la recognitio della Sede Apostolica.

Del resto ciò non dovrebbe in nessun modo sorprendere, se si pensa che la Conferenza non è una struttura di mediazione dal punto di vista teologico tra il singolo Vescovo e il Collegio Episcopale "cum Petro et sub Petro". Il singolo Vescovo è legato al Collegio immediatamente in virtù della sua ordinazione e non per tramite la Conferenza Episcopale. Sicché la relazione con la Conferenza Episcopale non è di per sé garanzia teologica di maggiore comunione con l'intero Collegio "uno e indiviso".
Non vi è dubbio, come riconosce e conferma il Documento Pontificio, che la Conferenza Episcopale sia ai nostri tempi una delle forme - trovate dalla Chiesa sotto la guida dello Spirito Santo - che consentono ai singoli Vescovi di superare la tentazione individualistica nell'esercizio del loro ministero e di coltivare il senso della "sollecitudine e dello spirito collegiale". Inoltre viene incoraggiato il servizio che le Conferenze Episcopali sono chiamate a svolgere nei compiti loro assegnati dalla stessa legislazione canonica e che si esprime in tutti i settori della responsabilità pastorale, ivi compreso quello del magistero autentico, alle condizioni e nei limiti sopra precisati.

Dovrebbe però apparire altrettanto chiaro che l'autorevolezza delle decisioni di una Conferenza è proporzionale al suo effettivo assimilarsi anche nel metodo di lavoro agli antichi Concili particolari, che nei primi secoli sono stati un fatto frequente e abituale, come ricorda lo stesso Motu proprio, ma che erano caratterizzati da due importantissimi fattori: la ricerca di una tendenziale unità negli atti deliberativi, e la recezione delle decisioni da parte dell'intero Corpo Episcopale nel quale preminente e determinante era il giudizio della Sede Apostolica.

Con le precisazioni e i chiarimenti teologici, nonché con le conseguenti determinazioni giuridiche, il Motu proprio prosegue l'intenzione della Tradizione, e in particolare del Concilio Vaticano II, di favorire la crescita dello spirito o affetto collegiale, anche in forme concrete di istituzione ecclesiastica, quali specialmente sembrano essere oggi le Conferenze Episcopali, senza però in nessun modo diminuire la rilevanza e la responsabilità del singolo Vescovo e la funzione primaziale della Sede Petrina, ambedue - queste ultime - istituzioni di diritto divino.

***************************************************************

Perchè fu necessario che l'allora Prefetto per la Dottrina della fede facesse queste dichiarazioni per accompagnare il MP proprio del Papa anch'esso necessario?

Enricorns...io apprezzo la tua INGENUITA', davvero, delle volte è meglio non sapere come vanno certe cose, ma hai anche il dovere di capire quando qualcosa che viene impartito è un errore...qui non è in discussione nè l'autorità della CEI nè di don Viganò, qui è in discussione ciò che stanno IMPONENDO nelle sale cinematografiche parrocchiali... è tuo dovere fare discernimento se e fino a che punto ciò è giusto: se sei convinto che quel genere di film siano UN BENE per te, la tua famiglia, e la Chiesa, non hai chiara allora la Dottrina INTEGRALE DEL MAGISTERO ECCLESIALE....se per grazia (perchè è grazia in questo caso) ti viene qualche dubbio, allora studia e approfondisci...perchè NON DEVE SCANDALIZZARTI CHE UN VESCOVO O UNA CONFERENZA EPISCOPALE POSSANO SBAGLIARE, MA DEVE SCANDALIZZARTI CIO' CHE TI STANNO IMPONENDO COME CULTURA DEL DOMANI....se neppure le parole qui sopra dell'allora Ratzinger Prefetto ti fanno capire questo, con il testo della traduzione biblica riportata da una rivista FRANCESCANA...bè mi arrendo...

 [SM=g7427]

Apostolos Suos - Giovanni Paolo II - Motu Proprio (21 maggio 1998)


 

Fraternamente CaterinaLD

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5/21/2009 3:26 PM
 
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Io continuo a leggerle entrambe, sia quella del 1974; Editio minor (CEI 1974), notevole ne è la versione on line) e non 1976, la prima versione è del 1971; Editio princeps (CEI 1971) ed anche la bibbia di Gerusalemme.
5/21/2009 3:47 PM
 
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se le dichiarazioni dottrinali emanate da una Conferenza sono approvate all'unanimità dai Vescovi, esse possono essere pubblicate a nome della Conferenza stessa, e i fedeli sono tenuti ad aderire con religioso ossequio dell'animo a quel magistero autentico dei propri Vescovi, che deve essere sempre in comunione con il magistero del Capo del Collegio Episcopale, il Romano Pontefice. Se però viene a mancare tale unanimità, la sola maggioranza qualificata dei Vescovi di una Conferenza non può pubblicare l'eventuale dichiarazione come magistero autentico della medesima

Dunque non possiamo considerare valida ed attendibile la dichiarazione che ha introdotto questo forum:

"
LA CEI APRE AI FILM SU OMOSESSUALITA', EUTANASIA ETC"
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