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LA CHIESA NON PUO' DARE LA COMUNIONE AI DIVORZIATI PERCHE' LI AMA

Last Update: 5/23/2009 6:17 AM
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Amici....dopo: l' Iniziativa SBALLATA DELLA CEI   ci risiamo....il card. Martini che stimo per molte altre attività, ritorna alla carica con don Verzè per risottolineare l'urgenza, secondo loro, di dare la comunione ai divorziati...e per togliere il celibato ai preti (il cui argomento è trattato qui: ( ELOGIO DEL CELIBATO SACERDOTALE)
Cerchiamo allora di affrontare l'argomento partendo NON dal divieto in sè della comunione ai divorziati, ma dalle motivazioni....facendoci aiutare da una "lettera aperta" che il sig. Pippo Baudo ha scritto sul corriere.it

il dibattito sull’apertura ai divorziati da parte della Chiesa proposta dal card Martini

«Vorrei far la comunione
alle nozze di mia figlia»


Ieri è intervenuto Gerry Scotti. Oggi scrive Pippo Baudo, cattolico, due volte divorziato


Caro direttore,
ho sempre apprezzato il pensiero del cardinale Carlo Maria Martini, che considero illuminato e moderno. La sua apertura ai divorziati, quindi, non può che sorprendermi favorevolmente. E se la Chiesa decidesse di fare propria questa istanza sarebbe un bel passo avanti per quanti, come me, hanno vissuto «nel peccato» secondo il codice canonico, ma sono rimasti nel loro intimo credenti e praticanti. Io la comunione non la faccio più da molti anni: poiché sono un personaggio molto noto, non so mai come potrebbe reagire il prete in chiesa, riconoscendomi, o se magari qualcuno dei fedeli possa restarne turbato o offeso. A fine maggio, però, si sposa mia figlia Tiziana. Sarà un matrimonio cattolico, la qual cosa mi fa molto piacere. E confesso che mi avrebbe reso felice l’idea di partecipare anche attraverso il rito eucaristico. Invece ne sono escluso. Sono cattolico di nascita.


Non molto tempo fa mi trovavo a una messa e quando ho visto il prete che distribuiva la comunione mentre tutti gli si avvicinavano, ho avuto un pensiero: perché a me no?

Sinceramente non trovo giustificazione. Quando ero sposato con Katia Ricciarelli ho subito atteggiamenti molto duri da parte della Chiesa. Onestamente non ho mai pensato di far annullare il mio primo matrimonio, per due motivi: non mi piacciono questi ricorsi alla Sacra Rota agevolati dal fatto di essere benestanti; e poi non ho mai voluto cancellare, come se non fosse mai esistita, una unione dalla quale è nata mia figlia. La Chiesa si sta trovando a vivere un momento difficilissimo, il mondo sta cambiando in modo drammatico, e credo che la sua evoluzione ortodossa le stia nuocendo.

Per tutti questi motivi che le ho spiegato, sono felice che l’apertura ai divorziati sia arrivata proprio dal cardinale Martini. Sono un ammiratore del suo apostolato, trovo che sia un cardinale uomo, vero interprete del proprio tempo. Un rappresentante della Chiesa, ma con il termometro sulla società. Emana serenità e forza, la forza dei suoi grandi pensieri.

Insomma, spero davvero che la sua richiesta venga ascoltata.

Pippo Baudo
22 maggio 2009


**************************************************************
Dice dunque Pippo Baudo:

Non molto tempo fa mi trovavo a una messa e quando ho visto il prete che distribuiva la comunione mentre tutti gli si avvicinavano, ho avuto un pensiero: perché a me no?

Sinceramente non trovo giustificazione
.



Occhiolino bisogna riconoscere che lo stile di Pippo Baudo resta ancorato ancora alla vecchia e buona educazione.....pur non condividendo i suoi pensieri, essi sono esposti in maniera educata e direi anche SOFFERTA....
egli appunto NON COMPRENDE  e non trova giustificazione al fatto che non può comunicarsi, vedendo gli altri ne soffre....ma tutto ciò fa comprendere che evidentemente NESSUNO GLI HA SPIEGATO che tale esclusione E' E PUO' ESSERE LA SUA SALVEZZA....  se a queste persone si spiegasse più che il divieto in se posto dalla dottrina, l'origine di tale divieto che non proviene da una Norma ma da una situazione che nel comunicarsi "MANGEREBBE LA PROPRIA CONDANNA" come dice san Paolo, forse essi stessi comprenderebbero che la Chiesa, che è MADRE, sta facendo loro un favore....e che comunicandosi SPIRITUALMENTE riuscirebbero a trovare quella PACE CHE CERCANO....

C'è molta sofferenza si, ma spesso causata proprio da coloro che, posti alla guida del gregge, cercano in vane dottrine una SCORCIATOIA anzichè spiegare a queste persone che la Misericordia di Dio non li ha abbandonati e che possono usare il loro stato come offerta dei propri limiti ed unirli alla Croce di Cristo, e vivere così con lo sforzo di non pretendere che la Chiesa si macchi di un delitto più grave: quello di far "MANGIARE AI SUOI FIGLI IN ERRORE, LA PROPRIA CONDANNA" (cfr san Paolo)

 Occhi al cielo

Nella
Esortazione Apostolica Post-sinodale Sacramentum Caritatis

così spiega la questione Benedetto XVI:

Eucaristia e Sacramenti

V. Eucaristia e Matrimonio
Eucaristia, sacramento sponsale [27]
Eucaristia e unicità del matrimonio [28]
Eucaristia e indissolubilità del matrimonio [29]

Eucaristia e unicità del matrimonio


28. È propriamente alla luce di questa relazione intrinseca tra matrimonio, famiglia ed Eucaristia che è possibile considerare alcuni problemi pastorali. Il legame fedele, indissolubile ed esclusivo che unisce Cristo e la Chiesa, e che trova espressione sacramentale nell'Eucaristia, si incontra con il dato antropologico originario per cui l'uomo deve essere unito in modo definitivo ad una sola donna e viceversa (cfr Gn 2,24; Mt 19,5). In questo orizzonte di pensieri, il Sinodo dei Vescovi ha affrontato il tema della prassi pastorale nei confronti di chi incontra l'annuncio del Vangelo provenendo da culture in cui è praticata la poligamia. Coloro che si trovano in una tale situazione e che si aprono alla fede cristiana devono essere aiutati ad integrare il loro progetto umano nella novità radicale di Cristo. Nel percorso di catecumenato, Cristo li raggiunge nella loro condizione specifica e li chiama alla piena verità dell'amore passando attraverso le rinunce necessarie, in vista della comunione ecclesiale perfetta. La Chiesa li accompagna con una pastorale piena di dolcezza e insieme di fermezza,(90) soprattutto mostrando loro la luce che dai misteri cristiani si riverbera sulla natura e sugli affetti umani.


Eucaristia e indissolubilità del matrimonio


29. Se l'Eucaristia esprime l'irreversibilità dell'amore di Dio in Cristo per la sua Chiesa, si comprende perché essa implichi, in relazione al sacramento del Matrimonio, quella indissolubilità alla quale ogni vero amore non può che anelare.(91) Più che giustificata quindi l'attenzione pastorale che il Sinodo ha riservato alle situazioni dolorose in cui si trovano non pochi fedeli che, dopo aver celebrato il sacramento del Matrimonio, hanno divorziato e contratto nuove nozze. Si tratta di un problema pastorale spinoso e complesso, una vera piaga dell'odierno contesto sociale che intacca in misura crescente gli stessi ambienti cattolici.

I Pastori, per amore della verità, sono obbligati a discernere bene le diverse situazioni, per aiutare spiritualmente nei modi adeguati i fedeli coinvolti.(92) Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (cfr Mc 10,2-12), di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell'Eucaristia.

I divorziati risposati, tuttavia, nonostante la loro situazione, continuano ad appartenere alla Chiesa, che li segue con speciale attenzione, nel desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano di vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza ricevere la Comunione, l'ascolto della Parola di Dio, l'Adorazione eucaristica, la preghiera, la partecipazione alla vita comunitaria, il dialogo confidente con un sacerdote o un maestro di vita spirituale, la dedizione alla carità vissuta, le opere di penitenza, l'impegno educativo verso i figli.


Là dove sorgono legittimamente dei dubbi sulla validità del Matrimonio sacramentale contratto, si deve intraprendere quanto è necessario per verificarne la fondatezza. Bisogna poi assicurare, nel pieno rispetto del diritto canonico,(93) la presenza sul territorio dei tribunali ecclesiastici, il loro carattere pastorale, la loro corretta e pronta attività.(94)
Occorre che in ogni Diocesi ci sia un numero sufficiente di persone preparate per il sollecito funzionamento dei tribunali ecclesiastici.
Ricordo che « è un obbligo grave quello di rendere l'operato istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più vicino ai fedeli ».(95) È necessario, tuttavia, evitare di intendere la preoccupazione pastorale come se fosse in contrapposizione col diritto.

Si deve piuttosto partire dal presupposto che fondamentale punto d'incontro tra diritto e pastorale è l'amore per la verità: questa infatti non è mai astratta, ma « si integra nell'itinerario umano e cristiano di ogni fedele ».(96)

Infine, là dove non viene riconosciuta la nullità del vincolo matrimoniale e si danno condizioni oggettive che di fatto rendono la convivenza irreversibile, la Chiesa incoraggia questi fedeli a impegnarsi a vivere la loro relazione secondo le esigenze della legge di Dio, come amici, come fratello e sorella; così potranno riaccostarsi alla mensa eucaristica, con le attenzioni previste dalla provata prassi ecclesiale. Tale cammino, perché sia possibile e porti frutti, deve essere sostenuto dall'aiuto dei pastori e da adeguate iniziative ecclesiali, evitando, in ogni caso, di benedire queste relazioni, perché tra i fedeli non sorgano confusioni circa il valore del Matrimonio.(97)


Data la complessità del contesto culturale in cui vive la Chiesa in molti Paesi, il Sinodo ha, poi, raccomandato di avere la massima cura pastorale nella formazione dei nubendi e nella previa verifica delle loro convinzioni circa gli impegni irrinunciabili per la validità del sacramento del Matrimonio.

Un serio discernimento a questo riguardo potrà evitare che impulsi emotivi o ragioni superficiali inducano i due giovani ad assumere responsabilità che non sapranno poi onorare.(98)

Troppo grande è il bene che la Chiesa e l'intera società s'attendono dal matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata per non impegnarsi a fondo in questo specifico ambito pastorale. Matrimonio e famiglia sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di fatto una ferita che si arreca alla convivenza umana come tale.



Benedetto XVI ha spiegato, IRRIVERSIBILMENTE, le ragioni per cui la Chiesa CHE E' MADRE, non può oscurare LA VERITA' attraverso la quale si imporrebbe invece UNA FALSA DOTTRINA sull'Eucarestia perchè il prendere, ricevere l'Eucarestia E' INDOSSOLUBILMENTE LEGATO E ASSOCIATO AL RAPPORTO SPONSALE DI CRISTO CON LA CHIESA...ergo la Chiesa per sua Natura NON può dare la comunione ai divorziati perchè se lo facesse DISTRUGGEREBBE ESSA STESSA L'UNIONE CHE C'è FRA CRISTO E LA CHIESA SUA SPOSA (cfr Efesini 5)

Va dunque spiegato, principalmente, ai divorziati che la Chiesa NON può dare loro la Comunione PROPRIO PERCHE' LI AMA....se non li amasse non si preoccuperebbe del monito paolino che dice:

1Corinzi 11,27-29

Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore.
perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.

riconoscere IL CORPO DEL SIGNORE  significa appunto riconoscerlo IN QUESTO RAPPORTO SPONSALE CON LA CHIESA, una unione che i coniugi rendono VIVA E PALESE ATTRAVERSO IL LORO SACRAMENTO...
La Chiesa che è MADRE non può tacere ai coniugi questa VERITA' e non può tacere questo monito...
non è la Chiesa a condannare, lo vogliamo capire o no? E' L'UOMO CHE SI RENDE REO, E' L'UOMO CHE SI AUTOCONDANNA, i moniti della Chiesa, che è Madre, non sono fatti per condannare l'uomo MA PER SALVARLO....

Ci attendiamo che preti, vescovi e cardinali, AVANZANDO CON IL MAGISTERO ECCLESIALE e non con le proprie opinioni, invitassero i divorziati, e non, a guardare le dottrine DAL PUNTO DI VISTA DI DIO E NON IL LORO....

Dio NON si è mai posto contro la Legge, Gesù stesso venne non per abolirla, ma per portarla a compimento, non si può chiedere, nè pretendere dalla Chiesa che sia Lei ad abolire la Legge di Dio...
 
Ricordate le tentazioni che Gesù deve affrontare nel deserto? Ecco, la Chiesa che è il SUO CORPO GLORIOSO subisce, come il Cristo la presenza fastidiosa di Satana che vuole TENTARLA...lo ripete Gesù in Luca 22
31 Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; 32 ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli.

Preti, vescovi o cardinali, che avanzassero con dottrine CONTRARIE, confondendo i fedeli dalla retta dottrina, agiscono come Satana, mettendo a dura prova la Chiesa stessa....
e ILLUDENDO I FEDELI attraverso FALSI TRAGUARDI

__________________________________________________

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