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Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente

Last Update: 6/7/2010 8:18 PM
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All'inizio della settimana la prima riunione preparatoria dell'assemblea speciale indetta dal Papa

Al via da lunedì la macchina organizzativa del Sinodo per il Medio Oriente


Ad appena 48 ore dall'annuncio papale dell'assemblea speciale per il Medio Oriente - che si svolgerà in Vaticano dal 10 al 24 ottobre 2010 - si riunirà per la prima volta il consiglio presinodale, nella sede della segreteria generale del Sinodo dei vescovi a Palazzo del Bramante, in via della Conciliazione. "Due giorni di lavoro, lunedì 21 e martedì 22 settembre, per mettere a punto una macchina organizzativa che dovrà partire subito a pieno regime perché i tempi sono ristrettissimi" dice al nostro giornale l'arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale.



Alla riunione prenderanno parte i cardinali Ivan Dias, Walter Kasper, Jean-Louis Tauran e Leonardo Sandri insieme con i Patriarchi Nasrallah Pierre Sfeir, Emmanuel III Delly, Antonios Naguib, Gregorios iii Laham, Nerses Bedros XIX Tarmouni e Fouad Twal. Il Patriarca Ignace Youssif III Younan ha designato a rappresentarlo monsignor Jules Mikhael Al-Jamil. Ci saranno, dice monsignor Eterovic, anche l'arcivescovo Ramzi Garmou, presidente della Conferenza episcopale iraniana, il vescovo Luigi Padovese, presidente della Conferenza episcopale turca e alcuni esperti. Eterovic avverte però che "l'elenco non è ancora completo, considerato il poco tempo a disposizione".

L'annuncio del Sinodo per il Medio Oriente, spiega il segretario generale, "non è di per sè una sorpresa. Da anni i pastori di quella regione riflettevano sull'opportunità di indirlo. Era un'idea che circolava con insistenza. Ma l'accelerazione decisiva è venuta dal viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa nel maggio scorso".

All'ordine del giorno della riunione che inizia lunedì mattina ci sono proprio "le indicazioni del Papa sulle prospettive di dialogo per una convivenza pacifica in quella regione tormentata, tenendo conto delle realtà dei singoli Paesi".

"Il tema del Sinodo - rivela Eterovic - è stato scelto personalmente da Benedetto XVI dopo aver ascoltato i suggerimenti raccolti dalla segreteria generale che ha fatto una consultazione tra i vescovi. L'indicazione del Papa è di riflettere innanzitutto sulla comunione e sulla testimonianza che la Chiesa è chiamata a dare nel particolare contesto mediorientale. E la citazione degli Atti degli Apostoli - "La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola" (4, 32)- ci ricorda che quella regione è particolarmente cara a tutti i cristiani perché là è nato, è morto e risorto il Signore Gesù. È nata  lì  la Chiesa e, nonostante le vicende della  storia,  è ancora presente con  difficoltà  ma anche con speranza".
Il Sinodo si svolgerà nella tradizionale aula nuova in Vaticano. "Durerà - commenta Eterovic - una settimana in meno rispetto al solito. È ancora prematuro pensare all'elenco e al numero dei partecipanti, i criteri devono essere stabiliti. Certo, se i pastori del Medio Oriente saranno i primi protagonisti, si avvertirà la dimensione universale della Chiesa".

Sicura la presenza dei rappresentanti ecumenici come delegati fraterni. "Una questione particolarmente importante - afferma - riguarderà il coinvolgimento di ebrei e musulmani. Non sappiamo ancora le modalità, ma è evidente che si dovrà tener conto di tutta la complessa realtà del Medio Oriente. Il Sinodo non è "contro" qualcuno ma è uno spazio di dialogo aperto che punta alla comunione e alla pace nella giustizia e nella verità. Troveremo sicuramente il modo di sentire le voci del mondo ebraico e di quello musulmano".

Il dialogo e il confronto "con le altre religioni e le altre culture" sarà, per Eterovic, uno dei temi centrali del Sinodo "che dovrà però partire da una riflessione interna alla Chiesa, per rafforzare la comunione ecclesiale. È questo il primo mandato del Papa. La diversità dei riti e delle tradizioni nella Chiesa è una ricchezza, non un ostacolo e va condivisa sul serio. È da una rinnovata, autentica comunione tra tutti i cattolici che può scaturire una testimonianza forte, anche dove le nostre comunità sono piccole. La comunione le rende più credibili".

"Per i temi più specifici - aggiunge - si deve aspettare almeno la pubblicazione dei Lineamenta. Sono sicuro che dal Sinodo verrà un contributo alla riconciliazione, facendo seguito alle parole e ai gesti del Papa che a maggio in Terra Santa ha aperto nuovi orizzonti nel complesso ed esigente cammino di pace, nel rispetto dei diritti e dei doveri di tutti". Il pensiero, prosegue, va alla fine del Sinodo di un anno  fa  e all'"indimenticabile  appello di pace che proprio i patriarchi e gli  arcivescovi  maggiori orientali hanno consegnato nelle mani di Benedetto XVI per invocare giustizia e libertà religiosa".

Dopo la prima riunione del 21 e 22 settembre, l'iter sinodale proseguirà secondo i canali collaudati "applicati però di volta in volta alla situazione particolare del Medio Oriente". Innanzitutto andrà preparato "quanto prima, sicuramente entro la fine dell'anno", il testo dei Lineamenta. "Sarà un documento breve - anticipa - perché c'è poco tempo a disposizione e poi vogliamo che le comunità abbiano l'opportunità di discuterlo". Per l'Instrumentum laboris "bisognerà aspettare Pasqua. Anche quel testo sarà più snello e cercherà di puntare dritto all'essenziale".

Il segretario generale rileva infine "l'eccezionalità di  un  Sinodo regionale, non ci  sono  precedenti. Finora si erano svolti sinodi continentali e due  avevano  riguardato  direttamente le questioni dei Paesi  Bassi e del Libano".


(©L'Osservatore Romano - 20 settembre 2009)
[Edited by Cattolico_Romano 9/20/2009 10:16 AM]
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I Patriarchi e gli arcivescovi maggiori orientali ringraziano il Pontefice per il suo impegno di pace

Migrazioni, ecumenismo e dialogo tra le religioni nell'incontro a Castel Gandolgo


Al via da lunedì la macchina organizzativa
del Sinodo per il Medio Oriente Accogliendo il desiderio espresso in diverse circostanze dai patriarchi e dagli arcivescovi maggiori cattolici orientali, Benedetto XVI li ha convocati per  un  incontro  che  si  è tenuto sabato mattina, 19  settembre,  nel  Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo.

Con il Papa, nella Sala della Rocca erano presenti i cardinali Tarcisio Bertone, segretario di Stato, e Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, con alcuni collaboratori, e i "capi e padri" di tutte le Chiese orientali cattoliche in comunione con il vescovo di Roma:  il cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Emmanuel iii Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei, Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halic, e Varkey Vithayathil, c.ss.r., arcivescovo maggiore di Ernakulam-Angamaly dei Siro-Malabaresi; Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti; Gregorios III Laham, Patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti; Ignace Youssif III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri; Nerses Bedros XIX Tarmouni, Patriarca di Cilicia degli Armeni; Lucian Muresan, arcivescovo maggiore di Fagaras e Alba Iulia dei Romeni; Moran Mor Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi; Fouad Twal, Patriarca di Gerusalemme dei Latini.

Il Pontefice ha aperto la riunione con la preghiera e ha rivolto ai presuli una parola di benvenuto.
In un clima di fraterna cordialità sono intervenuti tutti i Patriarchi e gli arcivescovi maggiori, i quali  hanno  unanimemente  ringraziato  Benedetto XVI per l'iniziativa. Hanno sottolineato, altresì, i due aspetti della fedeltà che li distingue:  il legame col patrimonio dell'Oriente cristiano e quello col successore di Pietro, quale pastore universale, col suo carisma di unità nella verità e nell'amore.

I presuli hanno presentato questioni particolari e alcuni  problemi  più  generali,  quali quelli legati al  fenomeno  migratorio,  mostrando  attenzione per il contesto ecumenico e interreligioso in cui le loro Chiese si trovano a vivere. Uno speciale ringraziamento è  stato  rivolto  al Papa per la costante preghiera e il sostegno fattivo alla costruzione della pace  in  Terra  Santa,  in  tutto l'Oriente e nel mondo.

I presuli hanno accolto con gratitudine la convocazione, da parte del Pontefice, di una assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010, offrendo la loro disponibilità nella sua preparazione.
Al termine, Benedetto XVI ha sintetizzato gli interventi, offrendo anche appropriati orientamenti e ha impartito a tutte le Chiese Orientali cattoliche la benedizione apostolica. Benedetto XVI infine si è trattenuto a colazione con i padri nella Sala degli Svizzeri.

In preparazione all'incontro con il Papa, nel pomeriggio di venerdì 18 settembre, i Patriarchi e gli arcivescovi maggiori avevano partecipato a una riunione con il cardinale segretario di Stato nel Palazzo Apostolico, in Vaticano. All'incontro è intervenuto anche il cardinale Leonardo Sandri con alcuni collaboratori della Congregazione per le Chiese Orientali.


(©L'Osservatore Romano - 20 settembre 2009)
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Papa/ A Sinodo su Medio Oriente coinvolti anche ebrei e musulmani

Convocazione decisa da Benedetto XVI dopo viaggio in Terra Santa


Anche gli ebrei e i musulmani saranno coinvolti nel sinodo dedicato al Medio Oriente che il Papa ha annunciato oggi per il 2010 (dal 10 al 24 ottobre): lo spiega l'arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo.
"Una questione particolarmente importante - afferma il presule in un colloquio con l''Osservatore romano' - riguarderà il coinvolgimento di ebrei e musulmani. Non sappiamo ancora le modalità, ma è evidente che si dovrà tener conto di tutta la complessa realtà del Medio Oriente. Il Sinodo non è 'contro' qualcuno ma è uno spazio di dialogo aperto che punta alla comunione e alla pace nella giustizia e nella verità. Troveremo sicuramente il modo di sentire le voci del mondo ebraico e di quello musulmano". Del resto, spiega mons. Eterovic, il dialogo e il confronto "con le altre religioni e le altre culture" sarà uno dei temi centrali del Sinodo "che dovrà però partire da una riflessione interna alla Chiesa, per rafforzare la comunione ecclesiale. E' questo il primo mandato del Papa".
L'indicazione di Benedetto XVI, specifica il presule, "è di riflettere innanzitutto sulla comunione e sulla testimonianza che la Chiesa è chiamata a dare nel particolare contesto mediorientale. E la citazione degli Atti degli Apostoli - 'La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola' - ci ricorda che quella regione è particolarmente cara a tutti i cristiani perché là è nato, è morto e risorto il Signore Gesù. E' nata lì la Chiesa e, nonostante le vicende della storia, è ancora presente con difficoltà ma anche con speranza". L'annuncio del Sinodo per il Medio Oriente, spiega ancora il segretario generale, "non è di per sè una sorpresa. Da anni i pastori di quella regione riflettevano sull'opportunità di indirlo. Era un'idea che circolava con insistenza. Ma l'accelerazione decisiva è venuta dal viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa nel maggio scorso".
Già lunedì e martedì prossimi si svolgerà in Vaticano una prima riunione della segreteria del Sinodo "per mettere a punto una macchina organizzativa che dovrà partire subito a pieno regime perché i tempi sono ristrettissimi", spiega Eterovic. Il testo dei 'Lineamente' sarà inviato alle varie diocesi entro fine anno e per Pasqua è previsto l''Instrumentum laboris', il testo di base per le discussioni sinodali.

Apcom
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l’intervista

Sandri: «Un evento che aiuterà la pace nella regione»


Il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali: «Il Sinodo porterà frutti spirituali e il rilancio del dialogo ecumenico e interreligioso»

Il cardinale argentino ha partecipato, con Bertone, all’incontro del Papa coi patriarchi. «Un segno di vicinanza a terre martoriate»

DA ROMA GIANNI CARDINALE

Il cardinale argentino Leonardo Sandri è il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali. Insieme al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, ha partecipato all’incontro di Castel Gandolfo di Benedetto XVI con tutti i patriarchi e arcivescovi maggiori delle Chiese di rito orientale in comunione con Roma. Entrambi i porporati, insieme ad alcuni collaboratori, avevano avuto un incontro preparatorio con i gerarchi orientali venerdì pomeriggio. Per illustrare l’incontro in cui il Papa , tra l’altro,
ha annunciato la celebrazione nel 2010 di un Sinodo speciale per il Medio Oriente, raggiungiamo al telefono il cardinale Sandri quando si sta preparando per recarsi al Santuario di San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo.

«L’ho detto anche al Santo Padre – ci dice – metterò ai piedi di san Pio tutte le intenzioni maturate oggi, soprattutto quelle della pace, dell’unità della testimonianza della Chiesa in Oriente ».

Eminenza, cosa ci può raccontare di questo incontro del Papa con gli undici capi delle Chiese cattoliche di rito orientale?

Tutti i patriarchi e gli arcivescovi maggiori hanno rinnovato la loro fedeltà, obbedienza e lealtà nei confronti del successore di Pietro, nella persona di Papa Benedetto XVI. Questo, ecclesiologicamente, è la base, la forza del loro inserimento nella vita della Chiesa universale. Costituendo così le Chiese orientali cattoliche che sono, come amava ripetere Giovanni Paolo II, l’altro polmone della Chiesa. Poi ciascuno di essi, con tutta chiarezza e onestà, ha espresso i problemi principali che li assillano.

Quali?

Si tratta soprattutto dei problemi che possono nascere per la limitazione della loro giurisdizione nei territori non patriarcali.

Di cosa si tratta?

Queste chiese cattoliche di rito orientale vivono il problema di una forte emigrazione di propri fedeli dai territori dove sono storicamente nate. Così alcune di queste Chiese si trovano ad avere più fedeli fuori che dentro il proprio territorio patriarcale. E quindi hanno bisogno di costituire delle strutture, che bisognerà studiare, per poter assistere pastoralmente questi loro fedeli, nei Paesi del Golfo, ad esempio, o nei Paesi Europei. Questa esigenza vale in modo particolare per i cattolici di rito orientale: ucraini, romeni e indiani. Il Papa , che per altro era già stato informato di queste questioni, ha ascoltato con grande attenzione e alla fine ha offerto anche appropriati orientamenti.

Sembra particolarmente urgente la questione dell’assistenza dei cattolici orientali nei Paesi del Golfo Persico e in Kuwait...

In effetti in quei paesi si trovano migliaia e migliaia di cattolici filippini, di rito latino, e indiani, di rito latino ma anche siro-malabaresi e siro-malankaresi. E i pastori di queste chiese cattoliche orientale vorrebbero avere anche loro la possibilità di seguire i loro fedeli nel modo dovuto. Ma anche in Italia, ad esempio, con l’accordo delle gerarchie locali, i tanti immigrati ucraini e romeni hanno bisogno anch’essi di una assistenza spirituale adeguata. Altrimenti non ci possiamo lamentare se si rivolgono alle comunità ortodosse o alle sette protestanti.

Quali altri problemi sono stati trattati?

Un’altra questione – riguardante soprattutto l’Europa orientale – concerne gli edifici di culto dei greco-cattolici che vennero confiscati e che, al contrario di quanto avvenuto per altre Chiese e comunità cristiane, non sono stati restituiti. È un problema di fondo, di libertà religiosa che deve valere per tutti e non solo per i culti che sono maggioritari in un Paese. Noi cattolici siamo molto larghi in questo, difendiamo e garantiamo i diritti degli altri cristiani nei paesi dove siamo maggioranza. Purtroppo laddove i nostri confratelli sono minoranza, molte volte non sono trattati con la stessa dignità.

In coda al suo discorso di ieri il Papa ha anche annunciato la celebrazione di un Sinodo speciale per il Medio Oriente. Il primo del genere, visto che in passato non ci sono stati Sinodi regionali, ma solo generali, continentali o riguardanti un solo Paese (Olanda e Libano).

Si tratta di un annuncio che di per sé non riguarda tutti i patriarcati e arcivescovadi maggiori presenti – come gli ucraini, i romeni e gli indiani – ma che manifesta la vicinanza del Papa per questa regione del mondo particolarmente martoriata da conflitti che non finiscono e che portano emigrazione, disagio, perdita anche della presenza dei cristiani che sono un elemento essenziali di questi Paesi come esempio di convivenza con altre religioni.

Quindi si tratterà di un Sinodo con una forte implicazione, per così dire, 'inter- religiosa'...

E anche ecumenica. Sarà un momento molto importante, anche perché noi possiamo vedere le cause esterne che possono incidere nelle situazioni di crisi che caratterizzano il Medio Oriente: la guerra, il terrorismo, la violenza. Ma la cosa principale è che la Chiesa stessa abbia un momento di 'autocoscienza' del proprio dovere e impegno di vivere la vita cristiana come si deve. E questo sarà una spinta in più per la pace, per il dialogo ecumenico e per quello interreligioso. Non ho dubbi che questo Sinodo speciale porterà molti frutti spirituali per tutto il Medio Oriente.

I lavori preparatori cominceranno subito?

Certamente. È già stata nominata una commissione preparatoria di cui – insieme ad alcuni Patriarchi – è membro anche il sottoscritto, e i cardinali Ivan Dias di Propaganda Fide, Walter Kasper, del Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e Jean-Louis Tauran del dicastero per il dialogo inter-religioso.

© Copyright Avvenire, 20 settembre 2009
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Nell'ottobre 2010 il Sinodo per il Medio Oriente: così il Papa nell’incontro con i Patriarchi Orientali

Si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010
l’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente
: ad annunciarla è stato il Papa nell’incontro con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori Orientali.
Il tema sarà: “La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza. La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola”. Il servizio di Fausta Speranza:


“Un fraterno incontro”: così il Papa definisce, annunciandola, la prossima Assemblea del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente:

“Dai vostri interventi emergeranno certamente quelle problematiche che vi assillano e che potranno trovare orientamenti adeguati nelle sedi competenti”.

“L’orizzonte ecumenico è spesso connesso a quello interreligioso”, afferma Benedetto XVI sottolineando:

“In questi due ambiti è tutta la Chiesa ad avere bisogno dell’esperienza di convivenza che le vostre Chiese hanno maturato fin dal primo millennio cristiano”.

Il Papa ricorda che in più occasioni i Patriarchi hanno sollecitato “un contatto più frequente con il Vescovo di Roma” e dunque spiega di avvertire come “precipuo dovere” promuovere la sinodalità che – aggiunge – “è tanto cara all’ecclesiologia orientale ed è stata salutata con apprezzamento dal Concilio Vaticano II”. Con il decreto Orientalium Ecclesiarum, l’Assise conciliare riservava alle Chiese Orientali una stima che Giovanni Paolo II ha ribadito soprattutto nell’Esortazione apostolica Orientale Lumen. Lo ricorda Benedetto XVI aggiungendo di condividerla “pienamente”. Insieme con un auspicio: “Le Chiese Orientali Cattoliche ‘fioriscano’ per assolvere con rinnovato vigore apostolico la missione affidata di “promuovere l’unità di tutti i cristiani, specialmente orientali”. In conclusione dell’incontro odierno con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori Orientali, che il Papa definisce “una riunione di carattere informale, che ci permette di ascoltare la voce delle Chiese che voi servite con ammirevole abnegazione, e di rafforzare i vincoli di comunione che le legano alla Sede Apostolica”, Benedetto XVI afferma:

“Non dimentico, in particolare, l’appello di pace che avete posto nelle mie mani alla fine dell’Assemblea del Sinodo dei Vescovi dello scorso ottobre. E, parlando di pace, il pensiero va, in primo luogo, alle regioni del Medio Oriente. Colgo pertanto l’occasione per dare l’annuncio dell’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente, da me convocata e che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema 'La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza: La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola”.

I Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori hanno ringraziato il Papa per l'iniziativa. Hanno sottolineato i due aspetti della fedeltà che li contraddistingue: "il legame con il patrimonio dell'Oriente cristiano e il legame con il successore di Pietro, quale Pastore universale, con il suo carisma di unità nella verità e nell'amore". I Presuli hanno presentato questioni particolari e alcuni problemi più generali, quali il fenomeno migratorio, mostrando attenzione per il contesto ecumenico e interreligioso in cui le loro Chiese si trovano a vivere. In preparazione all'incontro di oggi con il Papa, nel pomeriggio di ieri i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori hanno partecipato ad una riunione con il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.

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SINODO PER MEDIO ORIENTE: PIZZABALLA (CUSTODE), “SEGNO CONCRETO DELLA VICINANZA DELLA CHIESA”

“Un segno concreto di come la Chiesa sia vicina a questa realtà così problematica”.
Con “grande soddisfazione” il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, accoglie la notizia dell’Assemblea speciale del
Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente, convocata da Benedetto XVI, che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema ‘La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza: La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola’ (At 4,32)”. Annuncio dato dallo stesso Pontefice nel corso del suo incontro con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori Orientali, lo scorso 19 settembre. “E’ la prima volta che si fa un Sinodo regionale e non continentale, dedicato al Medio Oriente – dice al SIR Pizzaballa – ed è un segno concreto di come la Chiesa sia vicina a questa realtà così problematica”. Per il Custode “i temi che potrebbero trovare spazio nella assemblea sono quelli emersi già nella riunione con i patriarchi, ovvero la crescita del fondamentalismo, la formazione, l’emigrazione”. Tuttavia, aggiunge, “il tema del Sinodo fa menzione anche della testimonianza e della comunione. I cristiani della regione sono noti per il fatto che pur essendo pochi non sono sempre uniti. E quella della comunione potrebbe essere una importante pista di lavoro”.

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SINODO MEDIO ORIENTE - Più antica e nobile

Elio Bromuri

Molti in Occidente non sanno di che cosa si tratta. Il mondo cristiano del Medio Oriente è frastagliato, complesso e difficile da definire e districare. Eppure è la parte più antica e nobile della cristianità, quella che affonda le radici nella Chiesa apostolica e dei Padri delle due prime grandi scuole teologiche la antiochena e alessandrina. Comunità cristiane fiorenti che si sono logorate nel tempo sotto il peso della tradizione non rinnovata e sotto l’urto talvolta sottile e continuativo e talaltra armato e violento di popoli ostili (il “battesimo di sangue” del 451 degli armeni assaliti dall’esercito i persiano) e poi a confronto con l’Islàm, una religione decisa ad affermarsi, considerando i cristiani (e gli ebrei) come “dimmi” (protetti), in realtà, ospiti della “umma” ma non membri a pieno titolo e perciò cittadini di seconda classe. Comunità logorate anche da discussioni cristologiche che hanno determinato il rifiuto del Concilio di Calcedonia (451) e il conseguente scisma dalla Chiesa di Roma e da quella di Costantinopoli. Per molte ragioni e circostanze storiche avverse si sono trovate in una pericolosa solitudine, pur perseverando nella fede e nella pratica liturgica dei riti pervenuti intatti fino ad oggi e dando una eroica testimonianza di martirio. Ora, la crescita del fondamentalismo islamico in Medio Oriente e la situazione di conflitto in tutta la vasta area geopolitica, che provocano quella che è stata chiamata “la grande fuga” (F. Scaglione, I cristiani e il Medio Oriente. La grande fuga. ed. S.Paolo) trovano una risposta nell’annunciato Sinodo speciale per il Medio Oriente, che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010. Da tempo si chiedeva di fare qualcosa di serio e importante per cercare qualche soluzione ai gravissimi problemi che gravano sulle spalle dei cristiani di queste Chiese. Ciò che è stato egregiamente fatto finora in ambito ecumenico è stato il chiarimento delle questioni dottrinali per cui non ci sono ragioni teologiche tali da giustificare la divisione tra queste antiche Chiese cristiane per il loro presunto monofisismo e le chiese cattolica e ortodossa che hanno accettato il Concilio di Calcedonia.

Il Sinodo è rivolto soltanto ai membri delle Chiese orientali cattoliche, evidentemente. Il Papa non poteva invitare esplicitamente le Chiese che non riconoscono il suo primato. Dovrà tuttavia, spingere perché si costruisca almeno una unione vera tra i vari riti cattolici e poi tra in cattolici e i cristiani delle varie altre Chiese. La divisione tra cristiani è infatti un enorme ostacolo alla vitalità del cristianesimo in Medio Oriente e alla efficacia della loro testimonianza. Già nel decreto sulle Chiese cattoliche orientali del Concilio vaticano II era espressamente indicata come prioritaria la via dell’ecumenismo prima di tutto quello interno tra i cattolici e poi con i cristiani delle rispettive antiche denominazioni separate dalla Sede Apostolica romana. Altro grande tema sarà quello della relazione con la religione di maggioranza, con la quale devono misurarsi in un periodo più difficile del solito, dopo l’11 settembre e dopo la guerra in Iraq. I cristiani in generale e i cattolici in modo speciale si trovano di fronte alla lotta tra sunniti e sciiti, alla avanzata delle correnti musulmane più intransigenti. Devono affrontare e fermare il grande esodo, che è andato crescendo verso l’Occidente dove le varie Chiese hanno presenze notevoli, talvolta più numerose dei fedeli rimasti in patria.

Chiese in diaspora con i problemi della assistenza agli immigrati che lavorano lontano dai loro Paesi e della costituzione di gerarchie e rappresentanza delle Chiese all’estero. Si tratta non solo di assistere momentaneamente singole persone, ma di costruire strutture ecclesiastiche e pastorali perché la loro fede non rimanga un vago ricordo dei loro paesi di origine. Il periodo di un anno che separa l’annuncio dalla celebrazione potrà fornire elementi di giudizio e offrire anche l’occasione perché le Chiese europee possano prendere coscienza e prendersi carico dei cristiani appartenenti a quelle Chiese sorelle per aiutarli a superare una fase della storia assai difficile e affrontare il duro compito della testimonianza nelle terre di origine, senza essere costretti a dover fuggire per paura e per necessità, concedendo vantaggio a chi pensa di eliminare da quelle terre una presenza ritenuta scomoda.

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L’importanza dell’annunciato Sinodo per il Medio Oriente nelle parole del Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici Nerses Bedros XIX

L’annuncio
fatto sabato scorso dal Papa di una prossima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente è stato accolto con grande entusiasmo. Si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010 sul tema “La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza”. Si tratta di un evento storico di cui la nostra collega del programma arabo Jamal Ward ha parlato con Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX, Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici:

"Il sinodo che il Papa ha proclamato sabato scorso per le Chiese cattoliche del Medio Oriente è un evento storico. E’ la prima volta nella storia della Chiesa che c’è un sinodo a questo livello. E’ stato deciso dopo che il Papa è venuto in Medio Oriente, dopo l’ultimo viaggio che ha fatto in Giordania e in Terra Santa. Il Papa ha accettato la proposta che avevamo fatto negli ultimi Sinodi dei vescovi. E questo è per noi un motivo di speranza affinché noi lavoriamo di più sulla comunione e la testimonianza per le nostre Chiese, perché se non c’è comunione la nostra testimonianza è indebolita. Poi, dobbiamo anche pensare che abbiamo i nostri fratelli cristiani che non sono cattolici e le nostre relazioni con loro devono essere più forti e dare una testimonianza dell’unità dei cristiani. La testimonianza per quanto riguarda le altre religioni è molto importante perché gli altri vedono che i cristiani, anche se non sono uniti completamente, sono però uniti in varie forme, in vari compiti per il bene della società e del mondo.”

Il Papa ha annunciato il Sinodo definendolo “un fraterno incontro”. Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX sottolinea, dunque, l’importanza di questo incontro anche in relazione alle altre religioni:

“Per noi in Medio Oriente le altre religioni che incontriamo sono soprattutto l’islam e l’ebraismo. Anche questo è un punto importante che dobbiamo studiare più a fondo. Noi viviamo con loro da più di 10 secoli, con i musulmani da 13 secoli e con gli ebrei da 20 secoli. E’ importante anche trovare una lingua che ci unisca e dei principi basati sull’uomo e sul bene della società. Per noi è importante tutto questo per far regnare di più la pace in Medio Oriente, che da più di 60 anni non ha avuto un anno di pace, un anno senza guerra. Questo non lo possiamo fare da soli, abbiamo bisogno anche dell’aiuto di tutte le nazioni del mondo, almeno di quelle più importanti e più ascoltate.”

Tra i tanti aspetti della complessa realtà del Medio Oriente c’è quello delle migrazioni. Ecco la riflessione del Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici su questo fenomeno:

“L’emorragia dell’emigrazione ci ha toccato profondamente. Oggi l’emigrazione è diventata un fenomeno che ci ha scosso moltissimo perché la maggior parte dei nostri fedeli vive fuori del territorio patriarcale, cioè fuori dell’Oriente, perciò anche i vescovi che sono nella diaspora saranno invitati a questo Sinodo. Lo scopo è di dare un segno di speranza alle nostre Chiese, ai nostri fedeli. Chiediamo a tutti di pregare per noi affinché lo Spirito Santo ci guidi e ci aiuti e ci mostri la via giusta.”

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SINODO MEDIO ORIENTE - Per il bene di tutta la Chiesa

Il patriarca caldeo di Baghdad, card. Emmanuel III Delly


"Parlando di pace, il pensiero va, in primo luogo, alle regioni del Medio Oriente. Colgo pertanto l'occasione per dare l'annuncio dell'Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, da me convocata e che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema: La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza: «la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola» (At 4,32)".
Sono le
parole con cui Benedetto XVI ha annunciato la prossima Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi, durante l'incontro con i patriarchi e gli arcivescovi maggiori orientali, il 19 settembre. All'incontro era presente anche il card. Emmanuel III Delly, patriarca caldeo di Baghdad. Il SIR lo ha incontrato.

Cosa si propone questo Sinodo e quale scopo si prefigge?

"Questo Sinodo è per il bene di tutta la Chiesa e non solo di quella mediorientale. È un segno di chiara benevolenza del Pontefice di Roma verso tutti i cristiani, orientali e occidentali. Benedetto XVI, nel corso dell'incontro con i patriarchi orientali, ha voluto ascoltare dalla nostra viva voce quali sono i bisogni dei nostri fedeli e confermarci nella missione che è quella di annunciare il Vangelo con la nostra vita cristiana per dare testimonianza ed esempio ai nostri fratelli musulmani. Questa è la missione da portare avanti, esercitando le virtù cristiane affinché chi ci vede scorga Cristo in noi".

Nel Sinodo è prevista anche la presenza di esponenti musulmani ed ebrei?

"Lavoreremo per fortificare la nostra fede perché ognuno diventi un cristiano esemplare anche agli occhi dei fedeli delle altre religioni. La presenza di delegati musulmani ed ebrei dipenderà dall'autorità ecclesiale. Intanto stiamo lavorando per avviare la macchina organizzativa. Lunedì e martedì scorsi abbiamo avuto una prima riunione. Non ci sono ancora scadenze definite ma l'intenzione è quella di avere i Lineamenta entro il 2009 e l'Instrumentum laboris entro i primissimi mesi del 2010".

Crescita del fondamentalismo, esodo dei cristiani, importanza della formazione e dell'istruzione. Sono alcuni dei temi che potrebbero essere affrontati durante i giorni del Sinodo…

"Tutto ciò che si dirà nel Sinodo, i temi che verranno affrontati, serviranno alla causa del cristianesimo affinché i fedeli restino in Medio Oriente, quali apostoli di Cristo".

Ai lavori sinodali lei rappresenterà la causa dei cristiani iracheni, mai come in questi anni vittime di violenze e di odio. Qualcosa, tuttavia, sembra cambiare in meglio. Può descrivere l'attuale situazione irachena?

"Innanzitutto vorrei ribadire, come ho già fatto altre volte, che in Iraq i cristiani non sono perseguitati. Qualche volta c'è discriminazione individuale ma nel nostro Paese cristiani e musulmani vivono insieme da secoli e continueremo a farlo. I cristiani resteranno in Iraq e con i musulmani contribuiranno alla rinascita del Paese per il bene di tutti gli iracheni. Dobbiamo collaborare sempre di più, cristiani e musulmani, per il bene del Paese anche in vista delle elezioni del 2010".

Eppure c'è chi pensa di relegare i cristiani nella Piana di Ninive, a nord del Paese…

"I cristiani sono dovunque, nel Nord e nel Sud, ad Est e ad Ovest, quale Piana di Ninive. Hanno la missione di santificare i nostri fratelli con l'esempio, aiutarli per progredire nelle virtù, nelle scienze. Siamo tutti figli di questa terra per la quale i nostri padri hanno versato il loro tributo di sangue. I nostri cristiani sono fedeli al loro Paese e al loro dovere religioso".

In che modo la Chiesa universale e le Chiese sorelle possono sostenere i cristiani iracheni e mediorientali in questa missione di annuncio e testimonianza?

"Siamo tutti figli di un'unica Chiesa e tutti dobbiamo portare Cristo al mondo, musulmani o non musulmani, cristiani e non. Al mondo chiediamo di sostenere i nostri giovani affinché restino nei loro rispettivi Paesi per lavorare, studiare, e costruirsi un futuro. Se non l'avranno se ne andranno via".

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In vista dell'assemblea speciale in programma nell'ottobre 2010

Riunito il consiglio presinodale per il Medio Oriente


Il Medio Oriente, terra di antichissime civiltà, è l'area in cui hanno avuto luogo gran parte degli avvenimenti biblici. In questa regione hanno mosso i loro passi Abramo, Mosè, i profeti. Qui il Figlio di Dio "è venuto ad abitare in mezzo a noi" (Giovanni, 1, 14), ed è in queste terre che per la prima volta risuonò l'annuncio di salvezza e si riunirono, per l'azione dello Spirito Santo e la predicazione degli apostoli, le prime comunità cristiane.
Nel corso dei secoli, la fede cristiana in questa regione ha permeato profondamente la vita di interi popoli, in una pluralità di culture, che, nella loro singolarità e varietà, manifestano la ricchezza sempre feconda del Vangelo.
Espressione peculiare di tale fioritura sono le Chiese orientali e la stessa Chiesa di rito latino presenti in Medio Oriente:  la loro teologia, liturgia e spiritualità, così come la loro testimonianza di vita cristiana, costituiscono fino ai nostri giorni un dono prezioso per la Chiesa universale.
Per i cristiani del Medio Oriente il legame con la propria Chiesa è espressione sia dell'identità di cristiani, sia dell'appartenenza ai popoli di origine, al cui servizio essi si pongono, per essere secondo la parola di Cristo, in ciascun Paese in cui si trovano a vivere, "luce e sale" per tutti.
Su queste tematiche di ampia portata si è riunito per la prima volta, nei giorni 21-22 settembre, il consiglio presinodale per l'assemblea speciale per il Medio Oriente della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi.
Hanno partecipato i cardinali Nasrallah Pierre Sfeir, patriarca d'Antiochia dei Maroniti; Emmanuel iii Delly, patriarca di Babilonia dei Caldei; Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli; Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani; Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso; Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali; i patriarchi Antonios Naguib, di Alessandria dei Copti; Gregorios iii Laham, b.s., di Antiochia dei Greci Melkiti; Nerses Bedros xix Tarmouni, di Cilicia degli Armeni; Fouad Twal, di Gerusalemme dei Latini; i monsignori Ramzi Garmou, arcivescovo di Teheran dei Caldei, presidente della Conferenza episcopale d'Iran; e Luigi Padovese, o.f.m. cap., vicario apostolico dell'Anatolia, vescovo titolare di Monteverde, presidente della Conferenza episcopale di Turchia.
Il patriarca di Antiochia dei Siri, Ignace Youssif iii Younan, ha incaricato di prendere parte alla riunione monsignor Jules Mikhael Al-Jamil, arcivescovo di Takrit dei Siri, procuratore e visitatore apostolico per l'Europa Occidentale.
L'ordine del giorno prevedeva comunicazioni riguardanti la situazione ecclesiale nel contesto socio-politico delle regioni mediorientali, in vista della preparazione dei Lineamenta per la stessa assemblea, che si volgerà dal 10 al 24 ottobre 2010 sul tema:  "La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente:  Comunione e testimonianza. "La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola" (Atti, 4, 32)". Benedetto XVI ha voluto personalmente annunciare la convocazione e il tema dell'assemblea speciale nell'incontro a Castel Gandolfo con i patriarchi e gli arcivescovi maggiori delle Chiese orientali cattoliche sui iuris.
Accogliendo l'invito del Papa, la Chiesa cattolica nel Medio Oriente, in questo particolare momento della sua storia, ritiene provvidenziale riflettere sul significato della comunione da vivere e della testimonianza da offrire negli ambienti in cui i cristiani vivono. Una particolare attenzione è stata rivolta al mondo ebraico e musulmano, in riferimento agli ampi spazi di collaborazione nel comune servizio all'uomo e nella promozione del bene comune.
I membri del consiglio, nelle discussioni comuni come anche nei lavori di gruppo hanno concentrato il proprio lavoro sulla stesura del documento preparatorio, i Lineamenta, che servirà come guida della riflessione delle Chiese particolari in vista di una buona preparazione al Sinodo stesso.
Seguendo il tema stabilito per i lavori sinodali, occorre riflettere sull'unità nella pluralità delle Chiese orientali cattoliche sui iuris e della Chiesa di rito latino, sull'esigenza di vivere una profonda comunione, frutto dell'azione dello Spirito Santo. Prima di essere membri di comunità diverse, infatti, tutti sono cristiani ed è questo il primo titolo che li qualifica dinanzi al mondo. Proprio perché questa pluralità è una ricchezza, appare importante cercare una maggiore conoscenza reciproca mediante forme aggiornate di interscambio e di collaborazione, come uso comune dei media, momenti comuni di preghiera, incontri, educazione, opere di carità. Lo scopo della futura assemblea sinodale per il Medio Oriente è:  risvegliare nei cristiani, sia in quelli che vivono nella regione, sia in quelli che se ne sono allontanati per varie ragioni, la consapevolezza della loro inconfondibile identità; rafforzare i vincoli della comunione ecclesiale e offrire un rinnovato servizio all'intera società, nello spirito del Vangelo.
Sulla traccia di queste riflessioni il consiglio ha redatto uno schema generale, che fornirà il quadro di riferimento per la stesura finale dei Lineamenta.
Alla fine dei lavori i membri del consiglio per il Medio Oriente hanno domandato l'intercessione della Vergine Maria sulla futura assemblea e su tutta la Chiesa nella regione.


(©L'Osservatore Romano - 4 ottobre 2009)
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I cattolici di lingua ebraica, presenza silenziosa di dialogo

Il vicariato di questa comunità parteciperà al Sinodo per il Medio Oriente

di Anita S. Bourdin


ROMA, lunedì, 7 dicembre 2009 (ZENI.org).-

La comunità dei cattolici di lingua ebraica che vive in Israele sarà rappresentata al Sinodo delle Chiese del Medio Oriente, che si celebrerà a Roma nell'ottobre 2010.

La loro presenza, “modesta e quasi silenziosa, può portare una testimonianza cristiana importante: la coesistenza, la riconciliazione, il dialogo, l'arricchimento reciproco sono possibili!”.

Lo ha indicato a ZENIT il vicario patriarcale al quale è affidata la cura pastorale di questa comunità, padre David Neuhaus, S.I.

Il gesuita ha partecipato alla riunione annuale della Conferenza dei Vescovi latini delle regioni arabe (CELRA), celebrata a Roma dal 16 al 19 novembre.Il vicariato della comunità dei cattolici di lingua ebraica ha attualmente sei centri e nove sacerdoti.

“Il lavoro è davvero quello di cercare le pecorelle perdute, quelli che non sanno che esiste questa Chiesa di lingua ebraica e che è possibile una vita cattolica in ebraico nella società israeliana ebraica”, ha spiegato padre Neuhaus.

Tra i progetti della comunità spicca la pubblicazione di una serie di libri di catechesi per bambini, con la collaborazione dell'associazione caritativa internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Ci sono anche attività di formazione per bambini, sessioni per giovani coppie e iniziative di formazione per i sacerdoti e i catechisti della comunità.

Dialogo e riconciliazione

Il sacerdote gesuita indica come sfida per i cattolici di lingua ebraica quella di “vivere profondamente la comunione con i nostri fratelli e le nostre sorelle nella fede, gli arabi cristiani, in un contesto di conflitto nazionale. Il nostro successo può essere un segno di speranza per il nostro Paese”.

“Pregare in ebraico, vivere come cattolico in ebraico, vivere come una minoranza cattolica in una società ebraica è una realtà nuova per la Chiesa”, ha aggiunto.

“Siamo una Chiesa quasi invisibile”, ha osservato, visto che le chiese e le istituzioni cattoliche del luogo (scuole, ospedali, centri sociali) sono in lingua araba o straniere.

Il vicario ha sottolineato che la sua comunità apprezza l'aiuto che i pellegrini che giungono in Terra Santa offrono ai cristiani palestinesi arabi, “che vivono una situazione molto difficile”.

Allo stesso tempo, indica che “anche noi abbiamo delle necessità e a volte è molto difficile trovare i modi per preservare questa espressione essenziale della Chiesa in Terra Santa”.

Il piccolo vicariato della comunità dei cattolici di lingua ebraica è nato nel 1955, quando i primi abitanti, religiosi, religiose, sacerdoti e laici fondarono l'opera di San Giacomo per rispondere alla nuova realtà dell'istituzione dello Stato di Israele.

Bisognava aspettare la massiccia immigrazione di ebrei, che includeva quelli convertiti, i cattolici coniugi di ebrei e i cattolici che arrivavano per lavorare in Israele.

Durante i primi anni, le comunità parrocchiali di lingua ebraica si sono stabilite in tutte le grandi città per le migliaia di cattolici che non erano arabi ma erano diventati cittadini di Israele o residenti stabili.

Gli statuti di fondazione dell'opera sottolineano il lavoro pastorale, ma anche la consacrazione al dialogo con il popolo ebraico e l'impegno per la riconciliazione.

Queste comunità sono diventate un luogo di preghiera per la pace e un ponte tra la Chiesa a maggioranza araba palestinese e la popolazione ebraica israeliana.

Attualmente, una parte della comunità cattolica di lingua ebraica appartiene al popolo ebraico e un'altra viene dalle “Nazioni”, anche se forma “una sola comunità in Gesù Cristo”, all'interno della Chiesa cattolica.

Il vicariato fa parte del Patriarcato Latino di Gerusalemme, ma “non viviamo nel mondo islamico e di lingua araba, ma nel mondo ebraico e di lingua ebraica”, ha ricordato padre Neuhaus.

Per il vicario, è come “un segno escatologico, una promessa di pace e di riconciliazione che noi siamo presenti in questa Conferenza Episcopale, perché crediamo con tutto il cuore che 'ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia'” (Ef 2, 14).

Liturgia in ebraico

“I primi abitanti che ci hanno preceduto hanno svolto un lavoro enorme per tradurre la liturgia, sviluppare una musica sacra in ebraico, creare un vocabolario teologico cristiano in ebraico, dar vita a una presenza cristiana di riconciliazione e di conoscenza reciproca nel seno della società ebraica”, ha spiegato il sacerdote.

Fin dai primi anni di vita del vicariato, il numero dei suoi fedeli è diminuito, non solo a causa dell'emigrazione, ma soprattutto per l'assimilazione.

“La nuova generazione di cattolici israeliani di lingua ebraica tende a trovare il suo posto nella società ebraica laica”, ha sottolineato il vicario.

“Noi non abbiamo istituzioni educative né di altro tipo. Le nostre comunità, molto piccole, non creano un ambiente sociale per i nostri giovani, che si sposano con ebrei e molto spesso si convertono all'ebraismo per sposarsi”.

“Attualmente la nostra sfida più grande è cercare di trasmettere la fede alle nuove generazioni”, ha aggiunto.

Dopo una ventina d'anni, queste comunità si sono arricchite con l'arrivo di un'ondata migratoria proveniente dall'ex Unione Sovietica.

Tra le centinaia di migliaia di persone di lingua russa vi sono decine di migliaia di cristiani, alcuni dei quali sono cattolici.

Per questo, il vicariato ha ora anche un apostolato in lingua russa, anche se i bambini imparano rapidamente l'ebraico.

“La grande sfida è preservare la fede cristiana di questi bambini e prepararli a una vita in una società ebraica, di lingua ebraica in Israele”.

Padre Neuhaus ha ricordato che nel 1990 il Patriarca latino Michel Sabbah ha nominato per la prima volta un vicario patriarcale per queste comunità, l'abate benedettino Jean-Baptiste Gourion.

Nel 2003, Papa Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo, il che “ha aiutato a dare una certa visibilità alla presenza della Chiesa in Israele”.

Per il vicario, “una nuova sfida importante al giorno d'oggi è quella di aprirsi al mondo dei lavoratori stranieri che vengono per lunghi periodi e imparano l'ebraico per il loro lavoro”.

“A volte, i loro figli nascono qui e vanno a scuola in ebraico. Questi bambini, per definizione, diventano cattolici di lingua ebraica”.

Una singolare Chiesa del Medio Oriente

La comunità sta già preparando la sua partecipazione al Sinodo delle Chiese del Medio Oriente, anche se queste Chiese vivono oggi per la maggior parte in un contesto islamico e di lingua araba.

Come parte della CELRA, il vicariato dei cattolici di lingua ebraica ha partecipato alla riunione annuale della Conferenza, in cui è già stato iniziato il lavoro di preparazione al Sinodo, previsto dal 10 al 24 ottobre del prossimo anno.

Durante il loro soggiorno a Roma per la riunione annuale, i rappresentanti della CELRA hanno incontrato numerose personalità, riunendosi con Benedetto XVI e con il nuovo Segretario della Congregazione per le Chiese orientali (di cui la Commissione fa parte), monsignor Cyril Vasil.

“La calda cordialità del Santo Padre è sempre una grande consolazione”, ha confessato padre Neuhaus. “Si è ricordato della sua visita in Terra Santa nel maggio scorso, ma si prepara anche a visitare Cipro nel giugno 2010”.

Per il vicario, il viaggio a Cipro sarà “l'occasione per consegnare ai Vescovi cattolici di tutto il Vicino Oriente l'Instrumentum laboris per il Sinodo dell'ottobre 2010”.

I membri della CELRA hanno incontrato anche il Segretario del Sinodo, monsignor Nikola Eterović, con il quale hanno parlato di alcuni aspetti dell'assise episcopale, “anche se i dettagli sono da definire, dopo la pubblicazione dei Lineamenta”, ha rivelato.

La CELRA

La Conferenza dei Vescovi latini delle regioni arabe è stata istituita nel 1963 “come frutto del Concilio, e riunisce i Vescovi latini delle regioni arabe”.Concretizzare i Paesi che abbraccia “non è una cosa immediata a causa della complessità del nostro piccolo mondo cattolico del Vicino Oriente”, avverte padre Neuhaus.

Ad ogni modo, questi Paesi sono il Libano, la Siria, l'Iraq, quelli del Golfo arabo (i principati arabi, l'Arabia Saudita, lo Yemen), Kuwait, Somalia e Gibuti, l'Egitto e i quattro Paesi del Patriarcato latino di Gerusalemme (Giordania, Palestina, Israele e Cipro).

La CELRA rappresenta una realtà molto diversificata nonostante il contesto a maggioranza islamica e di lingua araba.

Rappresenta sia cattolici arabi o di lingua araba che cristiani arabi e non arabi che vivono in luoghi a maggioranza ebraica nello Stato di Israele, i cattolici che vivono tra la maggioranza greco-ortodossa di Cipro e soprattutto le centinaia di migliaia di stranieri che lavorano in tutti i Paesi della regione.

In quei Paesi, i cattolici di rito latino rappresentano una piccola minoranza tra la maggioranza dei riti orientali.

In questo senso, “il dialogo con le altre Chiese cattoliche è essenziale”, indica padre Neuhaus.

Il Patriarca di Gerusalemme è il presidente della CELRA, e tutti i Vescovi della Conferenza si riuniscono una volta all'anno. Ogni dieci anni, come in questa occasione, la riunione si celebra a Roma.

Nelle riunioni, i Vescovi hanno uno scambio di idee sulla vita di ciascuna Diocesi, con le sue grandi sfide, come la violenza, le guerre, l'instabilità politica, sociale ed economica, la discriminazione, ecc.

“Nonostante gli enormi problemi, ci sono comunità piene di vitalità e di gioia – ha concluso il gesuita – e molte iniziative per rafforzare la fede e la formazione dei fedeli, rinnovare il loro sentimento di identità cristiana e aiutare i poveri e i sofferenti”.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
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L'assemblea si svolgerà in Vaticano dal 10 al 24 ottobre 2010

Presto i «Lineamenta» del Sinodo per il Medio Oriente


È ormai pronta la stesura definitiva del testo dei Lineamenta del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente che si svolgerà in Vaticano dal 10 al 24 ottobre 2010 sul tema:  "La Chiesa cattolica nel Medio Oriente:  Comunione e testimonianza. "La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola" (Atti, 4, 32)".
Il progetto finale dei Lineamenta è stato messo a punto il 24 e 25 novembre nella seconda riunione del Consiglio presinodale per l'Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi. Il prossimo appuntamento, sempre negli uffici del palazzo del Bramante in via della Conciliazione, è stato fissato per il 23 e 24 aprile del prossimo anno.
L'arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei vescovi, ha introdotto i lavori indicando come centrale "il tema della testimonianza", rifacendosi all'esortazione apostolica post-sinodale pubblicata nel 1997, a seguito dell'Assemblea speciale per il Libano. "In quella vasta regione che comprende anche la terra in cui si compirono i misteri della nostra redenzione, i cristiani sono chiamati a essere testimoni della morte e risurrezione di Cristo in virtù del dono dello Spirito, che ispira i credenti ad agire non individualmente, ma in comunione e unità con tutta la Chiesa".
Per monsignor Eterovic "nell'azione evangelizzatrice occorre far conoscere alle nuove generazioni il grande patrimonio di fede e di testimonianza delle singole Chiese e questo compito investe tutte le categorie ecclesiali:  vescovi, sacerdoti, diaconi, persone consacrate, fedeli laici, cattolici della diaspora, nelle diverse situazioni e ambienti di vita, come sono la famiglia, gli istituti di scienze religiose, le istituzioni educative e anche quelle sanitarie".
All'ordine del giorno della riunione anche le comunicazioni di tutti i componenti del consiglio "sulla situazione ecclesiale nel contesto socio-politico nelle regioni mediorientali". Hanno così preso la parola il cardinali Ivan Dias e Leonardo Sandri; i patriarchi Nasrallah Pierre Sfeir, Emmanuel III Delly, Antonios Naguib, Ignace Youssif III Younan, Gregorios III Laham, Nerses Bedros xix Tarmouni e Fouad Twal; e gli arcivescovi Ramzi Garmou e Luigi Padovese.
Nei loro interventi hanno dedicato ampio spazio "al tema dell'approfondimento della comunione nella Chiesa cattolica e, in particolare, nelle e tra le Chiese patriarcali e il Patriarcato latino di Gerusalemme, come pure nelle Conferenze episcopali dei Paesi del Medio Oriente". Inoltre hanno rilevato l'importanza di "favorire sempre più la comunione, reale sebbene ancora non piena, con le altre Chiese e comunità ecclesiali".
I componenti del Consiglio presinodale hanno anche indicato tra le priorità la questione dei rapporti con ebrei e musulmani, rilevando soprattutto la "necessità di dialogo e di collaborazione in vari campi di attività sociale e culturale".


(©L'Osservatore Romano - 14-15 dicembre 2009)
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Sette consultori per la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi
Nominati anche due membri della Congregazione per le Cause dei Santi

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 22 dicembre 2009 (ZENIT.org).-
 
Benedetto XVI ha nominato sette consultori della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, secondo quanto reso noto questo martedì dalla Sala Stampa della Santa Sede.

Si tratta del rettore dell'Almo Collegio Capranica, monsignor Ermenegildo Manicardi; del Promotore di Giustizia Sostituto presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Markus Graulich, SDB, e del vicerettore della Pontificia Università Urbaniana, Godfrey Igwebuike Onah.

Sono stati nominati consultori anche il docente di Antico Testamento e Lingue bibliche presso l'"Institut de Théologie de la Compagnie de Jésus", l'"Université Catholique de l'Afrique de l'Ouest" di Abidjan (Costa d'Avorio) e l'"Hekima College Jesuit School of Theology" di Nairobi (Kenya) padre Paul Béré; il Rettore Magnifico del Pontificio Ateneo S. Anselmo, Juan Javier Flores Arcas, OSB; il Preside dell'Istituto Francescano di Spiritualità presso la Pontificia Università "Antonianum" e professore di Teologia Dogmatica e di Teologia Spirituale presso la Pontificia Università Gregoriana Paolo Martinelli OFM Cap; Samir Khalil Samir, S.I., professore di Storia della Cultura Araba e di Islamologia presso l'Università "St Joseph" di Beirut (Libano).

La Segreteria Generale è l'organo permanente del Sinodo dei Vescovi ed è presieduta da un Segretario generale, nominato dal Papa, assistito dal Consiglio della Segreteria, formato da Vescovi, alcuni dei quali eletti dallo stesso Sinodo, altri dal Papa.

Il Sinodo dei Vescovi con la sua Segreteria Generale permanente non fa parte della Curia Romana e non dipende da questa, ma è sotto l'autorità diretta ed esclusiva del Santo Padre, al quale rimane unito nel governo universale della Chiesa.

La prossima riunione del Sinodo dei Vescovi si svolgerà dal 10 al 24 ottobre 2010 in Vaticano, quando verrà celebrata l'Assemblea Speciale per il Medio Oriente sul tema “La Chiesa cattolica nel Medio Oriente: Comunione e testimonianza. 'La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola' (Atti, 4, 32)”.

Questo martedì Benedetto XVI ha nominato anche due nuovi membri della Congregazione per le Cause dei Santi: il Nunzio Edmond Farhat e il Vescovo di Frascati, monsignor Raffaello Martinelli.

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A colloquio con l'arcivescovo Nikola Eterovic

Le comunità locali nella preparazione del Sinodo


Quaranta pagine suddivise in tre capitoli e quattordici sottotitoli che seguono punto dopo punto lo schema dei Lineamenta, arricchito dalle risposte e dalle proposte richieste ai duecento rappresentanti della comunità ecclesiale del Medio Oriente cui sono stati inviati. È il testo dell'Instrumentum laboris per la celebrazione dell'assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi. Il Papa lo consegnerà domenica prossima, 6 giugno, ai sette patriarchi, ai due presidenti delle Conferenze episcopali cattoliche dell'Iraq e della Turchia in rappresentanza delle Chiese in Medio Oriente, oltreché ai cardinali Kasper, Sandri e Tauran. La consegna avverrà al termine della messa che Benedetto XVI celebrerà a Nicosia nell'ultima giornata del suo viaggio apostolico a Cipro. Ne abbiamo parlato con l'arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei vescovi.

Qual è il significato del nuovo stile inaugurato dal Papa nel consegnare personalmente l'Instrumentum laboris durante i suoi viaggi apostolici?

È un chiaro segno dell'attenzione che egli riserva alla collegialità episcopale, della quale il Sinodo è strumento privilegiato. Ne è il presidente, ne segue in prima persona i preparativi, partecipa attivamente ai lavori. Anche per questo il Sinodo si volge in Vaticano. Il Papa però consegnando l'Instrumentum laboris di volta in volta in Paesi rappresentativi intende dimostrare il suo rispetto per i vescovi di tutto il mondo. È anche un riconoscimento per il fattivo contributo che i vescovi locali hanno dato e danno per la stesura dell'Instrumentum laboris.

Perché è stata scelta l'isola di Cipro per la consegna?

Il Papa è stato in Turchia, in Giordania, in Israele e nei Territori Palestinesi, tutti Paesi estremamente rappresentativi della situazione del Medio Oriente. Avendo convocato l'assemblea speciale ha voluto cogliere l'occasione della programmata visita a Cipro per consegnare l'Instrumentum laboris ai vescovi del Medio Oriente.

A chi sono stati inviati i Lineamenta?

Ne abbiamo spediti circa duecento. Innanzitutto ai rappresentanti delle diverse Chiese cattoliche d'Oriente, alle conferenze episcopali, a molte comunità religiose. Prima di Pasqua avevamo già ricevuto le risposte di tutti. Ci sono stati molti vescovi e molti religiosi che hanno voluto rispondere anche singolarmente. È stato un contributo eccezionale che lascia intuire quanta attesa vi sia per questo evento. Non a caso hanno tutti assicurato la preghiera personale e comunitaria per il buon esito dell'assemblea. È una testimonianza molto importante perché significa che su questa assemblea si concentrerà sicuramente tanta energia positiva. La situazione in questa parte di mondo è molto difficile per i cristiani. I vescovi hanno messo a nudo, nelle loro risposte, i dolori e le sofferenze che segnano la vita delle loro comunità. Questioni che determinano la pesante situazione di instabilità che grava su tutta la regione, per allargarsi poi pericolosamente sul resto del mondo. Si capisce allora sino in fondo l'importanza dell'assemblea convocata da Benedetto XVI. Anche se nessuno si aspetta soluzioni a tutta la questione mediorientale se non altro ne verranno indicazioni alla comunità cattolica, ma certamente possibili per tutti gli uomini di buona volontà.

Dalle risposte è possibile avere un quadro della Chiesa in Medio Oriente?

Una cosa va prima di tutto segnalata. La totalità dei patriarchi, dei vescovi, dei religiosi e delle religiose che hanno risposto concordano sulla felice intuizione del Papa nel proporre per l'assemblea il tema "La Chiesa cattolica nel Medio Oriente:  comunione e testimonianza". Consente, secondo le opinioni espresse, di riflettere su una realtà concreta ma è anche un richiamo alla comunione e alla testimonianza. Due momenti essenziali per la Chiesa in questa parte di mondo. Il Sinodo sarà anche occasione per riflettere insieme sull'effettività della comunione. Si tratta di Chiese sui iuris, cattoliche, dunque in comunione tra di loro e con il Papa, il capo visibile. Dovremo riflettere sull'arricchimento reciproco in uno scambio di doni che porti all'effettiva collaborazione per la promozione del bene comune, coinvolgendo anche le altre Chiese. Quanto alla testimonianza ci auguriamo che dal Sinodo risalti la necessità della presenza cattolica in queste terre d'oriente, come elemento fondamentale per la missione della Chiesa.

Quali sono le situazioni più critiche denunciate?

Ciò che causa maggiori sofferenze è l'emigrazione dei cristiani. È un problema che si ripropone da tanto tempo ma che in questo ultimo periodo sta assumendo dimensioni che non esitiamo a definire drammatiche. Legata a questo fenomeno c'è poi la delicata questione dei rapporti con le altre religioni, islam e ebraismo in particolare. Molte volte i cristiani soffrono per questioni essenziali per la loro vita sociale, spesso oggetto di vere e proprie discriminazioni. Alcuni vescovi per esempio denunciano pressioni esercitate nei confronti di cristiani che chiedono un lavoro:  gli è assicurato solo se accettano di cambiare religione. È una grave forma di proselitismo. Le comunità che si trovano in condizioni di minoranza assoluta corrono così un grave pericolo di sopravvivenza.

I fedeli delle altre Chiese hanno percezione della presenza dei cristiani?

Hanno tutti un'ottima impressione. Li stimano, li apprezzano per il contributo che danno con le loro opere sociali, e il più delle volte non solo non giustificano ma neppure riescono a spiegarsi il perché delle esplosioni di violenza estremista contro i cristiani. Numerose risposte evidenziano discrete manifestazioni di solidarietà in questi casi. Altri informano di tanti gesti di solidarietà accompagnati dall'auspicio del normalizzarsi della situazione per consentire il ritorno di quanti emigrano.

A cosa è dovuto secondo lei?

Credo che in gran parte sia dovuto al fatto che i cristiani rappresentano comunque un elemento di moderazione nel confronto tra gli estremismi ebraici e islamici. Del resto è il messaggio del Vangelo:  "Chiedere perdono e perdonare". Potrebbe essere la soluzione ai tanti problemi che devastano questa area. Per uscire dal circolo vizioso che scuote la regione è necessario rispettare la giustizia, ma bisogna anche essere pronti a perdonare e a chiedere perdono per riconciliarsi e costruire un futuro migliore nel quale ciascuno potrà dare il proprio contributo. Sono convinto che la pace e la stabilità di questa parte di mondo hanno bisogno dell'armonia tra le religioni.

La crisi vissuta in questo periodo dalla Chiesa in Occidente ha avuto riscontri o riflessi nelle risposte pervenute?

Quella nel Medio Oriente è una Chiesa in sofferenza per tanti motivi. Soffre per le persecuzioni, soffre per le discriminazioni, soffre per la continua emorragia di fedeli. È impegnata in un'opera di testimonianza cristiana che comporta anche immensi sacrifici. È in continuo dialogo con le altre religioni per trovare strade comuni che possano condurre alla pace e alla convivenza. Sperimenta la grandezza del Vangelo e resiste fin quando è possibile sino allo stremo. È una Chiesa forte della consapevolezza di dover assicurare la sua presenza affinché la Terra Santa non si riduca semplicemente a un luogo archeologico da visitare per curiosità, ma privo di vita. (mario ponzi)


(©L'Osservatore Romano - 3 giugno 2010)
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Un incoraggiamento per le comunità cristiane: così padre Pizzaballa sull'Instrumentum laboris del Sinodo per il Medio Oriente

Il Papa ieri, al termine della Messa celebrata presso il Palazzo dello Sport di Nicosia, ha consegnato
l’Instrumentum laboris, il documento di lavoro del Sinodo per il Medio Oriente. L’Assemblea dei vescovi – ha affermato Benedetto XVI - desidera incrementare l’unità tra le Chiese e incoraggiare i cristiani di quelle terre nella testimonianza della fede, che avviene spesso in situazioni difficili. Su questo testo ascoltiamo il commento del Custode di Terra Santa, il padre francescano Pierbattista Pizzaballa, al microfono di Sergio Centofanti:

R. – E’ sicuramente un documento importante, che ha preso in considerazione le osservazioni che sono giunte dalle diverse comunità della regione e che sarà una buona base di partenza per i lavori che si svolgeranno il prossimo ottobre. L’Instrumentum è ben fatto. Adesso dipenderà dai Padri sinodali partire da questa base per sviluppare le diverse argomentazioni sulla vita del Medio Oriente e in Terra Santa, in particolare.

D. – Il documento parla di “piccolo gregge" dei cristiani del Medio Oriente e definisce i due obiettivi principali del Sinodo e cioè rafforzare i cristiani nella loro identità e ravvivare la comunione ecclesiale tra le Chiese per offrire una testimonianza di vita cristiana autentica...

R. – Sì, quando si è una piccola minoranza sparsa in questo grande Medio Oriente, il problema dell’identità è sempre molto forte, perché si è schiacciati dalle grandi maggioranze e anche dalle grandi sfide culturali e sfide del tempo. In Terra Santa poi ci sono due comunità maggioritarie: quella ebraica innanzitutto e poi quella musulmana. Quindi, il problema dell’identità emerge con forza. Identità che si deve difendere, custodire, non chiudendosi a riccio, ma nella formazione, nell’ambito dell’educazione, nella coscienza di sé serena nei confronti dell’altro. Poi, l’altro aspetto molto importante è la comunione. Il Medio Oriente è noto e conosciuto per essere ricchissimo di tante tradizioni diverse, che poi però possono correre il rischio di richiudersi una di fronte all’altra, quando non l’una contro l’altra. La comunione, essendo poi soprattutto numeri piccoli, è la prima testimonianza che i cristiani devono dare alle grandi maggioranze, soprattutto musulmana, in tutto il Medio Oriente.

D. – Il documento sottolinea l’urgenza del dialogo con ebrei e musulmani, ma non nasconde le difficoltà dei rapporti con queste due maggioranze...

R. – Sì, è la sfida principale. Da un lato, bisogna evitare di cadere nei copioni già scritti, quindi passare noi come le vittime di queste grandi maggioranze. Oppure, dall’altro, dire che va tutto bene e rimanere, insomma, nelle cose già dette. E’ importante mantenere chiara la propria identità, è importante trovare canali di comunicazione con la società, con l’islam e con l’ebraismo. Non solo, quindi, con il giudaismo e l’islam, ma anche con le società che sono permeate di islam e di ebraismo: con le popolazioni, non solo con le religioni. Quindi, la Chiesa ha il dovere – e questa è la sfida principale – di trovare un canale di comunicazione con le popolazioni, con le autorità educative dei vari Paesi, per mantenere viva la propria testimonianza e anche la serenità delle comunità cristiane.

D. – I mass media hanno messo l’accento, in particolare, su un passo del documento, dove si parla dell'occupazione israeliana dei Territori palestinesi...

R. – Questa è una cosa dolorosa, è una ferita aperta per la vita della comunità cristiana di Terra Santa, che è evidente. Quindi, quando si parla del dialogo, soprattutto il dialogo con l’ebraismo e con Israele in Terra Santa, non puoi evitare di parlare del conflitto, e la sfida è proprio qui. Non bisogna limitarsi però a parlare del conflitto, perché non può essere l’unico criterio di interpretazione dei rapporti tra noi, perché la società israeliana è composta di tante anime, di tante opinioni, e non sono tutti soldati. Questa sarà anche la sfida per la Chiesa, per trovare canali giusti di comunicazione con la società israeliana, che non prescinda dalla situazione politica, dal dolore di tante famiglie palestinesi, ma che sappia anche dare delle prospettive per andare oltre.

D. – Si sottolinea anche che l’estremismo islamico sta crescendo e che costituisce una minaccia per tutti, anche per i musulmani...

R. – Sì, non è un problema contro i cristiani, è un problema della società musulmana che colpisce sicuramente anche la minoranza cristiana, che si sente in alcune parti – penso all’Iraq, ma non solo – sempre più esclusa dalla vita pubblica, dalla vita civile. E’ importante, dunque, proprio per mantenere viva la propria identità, affermare con forza e chiarezza e determinazione i diritti di tutti, della democrazia, e allo stesso tempo evitare generalizzazioni e dire che i musulmani sono contro i cristiani. Questa è una generalizzazione che facilita il fondamentalismo paradossalmente, non il contrario.

D. – C’è un appello forte alla libertà religiosa e si dice anche che i musulmani non fanno distinzioni tra religione e politica, cosa che mette i cristiani nella situazione delicata di "non cittadini"...

R. – Esattamente, è un problema serio questo, perché in Medio Oriente le identità sono definite dall’appartenenza religiosa, per cui se tu non sei un buon musulmano, una delle accuse è che non sei un buon cittadino. Per essere buoni cittadini, qui, bisogna essere musulmani, ma questo ovviamente non può essere ammesso, non può essere accettato dalle comunità cristiane, che dovranno con forza, determinazione, ma serenamente, senza polemiche, ribadire il proprio diritto. I cristiani sono pieni cittadini del Medio Oriente, sono nati qui, resteranno qui e hanno tutti i diritti di cittadinanza, senza doverla giustificare, per nessuna ragione al mondo.

D. – Si lancia anche l’allarme dell’emigrazione cristiana e si dice che la scomparsa dei cristiani rappresenterebbe una perdita per il pluralismo del Medio Oriente...

R. – Assolutamente sì, è un problema purtroppo vecchio quello dell’emigrazione dei cristiani. Dal Medio Oriente, in genere, si tende ad emigrare e i cristiani, che sono già una piccola minoranza, tendono ad assottigliarsi sempre di più. I cristiani, però, sono nati in Medio Oriente. Siamo nati qui, in Terra Santa, che è ricchissima di tradizioni cristiane e la scomparsa della presenza cristiana sarebbe anche la scomparsa di un retaggio culturale molto importante e anche di una ricchezza di vita, di pluralismo che il Medio Oriente ha sempre avuto e conosciuto.

D. – Il documento parla anche della crisi delle vocazioni...

R. – Il problema delle vocazioni è un problema purtroppo di tutta la Chiesa. Vocazioni ce ne sono, ma si tratta, come in tutto il mondo, di qualificare e preparare meglio i nostri candidati alle sfide culturali che il Medio Oriente pone in maniera sempre più evidente e pressante.

D. – Le sue speranze per questo Sinodo...

R. La mia speranza è che tutti questi argomenti, che sono stati sollevati dall’Instrumentum laboris, che sono veramente tanti, possano essere approfonditi, elaborati, sempre meglio, sempre di più, e che si possano avere a conclusione due, tre linee pastorali evidenti, chiare, per tutte le comunità cristiane che sono in Medio Oriente e che possano quindi sentirsi ancora più incoraggiate e abbiano soprattutto un’indicazione chiara da parte dei loro pastori su dove la Chiesa vorrà camminare nelle prossime generazioni in Medio Oriente.

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