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Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente

Ultimo Aggiornamento: 07/06/2010 20:18
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26/09/2009 06:06

SINODO MEDIO ORIENTE - Per il bene di tutta la Chiesa

Il patriarca caldeo di Baghdad, card. Emmanuel III Delly


"Parlando di pace, il pensiero va, in primo luogo, alle regioni del Medio Oriente. Colgo pertanto l'occasione per dare l'annuncio dell'Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, da me convocata e che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema: La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza: «la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola» (At 4,32)".
Sono le
parole con cui Benedetto XVI ha annunciato la prossima Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi, durante l'incontro con i patriarchi e gli arcivescovi maggiori orientali, il 19 settembre. All'incontro era presente anche il card. Emmanuel III Delly, patriarca caldeo di Baghdad. Il SIR lo ha incontrato.

Cosa si propone questo Sinodo e quale scopo si prefigge?

"Questo Sinodo è per il bene di tutta la Chiesa e non solo di quella mediorientale. È un segno di chiara benevolenza del Pontefice di Roma verso tutti i cristiani, orientali e occidentali. Benedetto XVI, nel corso dell'incontro con i patriarchi orientali, ha voluto ascoltare dalla nostra viva voce quali sono i bisogni dei nostri fedeli e confermarci nella missione che è quella di annunciare il Vangelo con la nostra vita cristiana per dare testimonianza ed esempio ai nostri fratelli musulmani. Questa è la missione da portare avanti, esercitando le virtù cristiane affinché chi ci vede scorga Cristo in noi".

Nel Sinodo è prevista anche la presenza di esponenti musulmani ed ebrei?

"Lavoreremo per fortificare la nostra fede perché ognuno diventi un cristiano esemplare anche agli occhi dei fedeli delle altre religioni. La presenza di delegati musulmani ed ebrei dipenderà dall'autorità ecclesiale. Intanto stiamo lavorando per avviare la macchina organizzativa. Lunedì e martedì scorsi abbiamo avuto una prima riunione. Non ci sono ancora scadenze definite ma l'intenzione è quella di avere i Lineamenta entro il 2009 e l'Instrumentum laboris entro i primissimi mesi del 2010".

Crescita del fondamentalismo, esodo dei cristiani, importanza della formazione e dell'istruzione. Sono alcuni dei temi che potrebbero essere affrontati durante i giorni del Sinodo…

"Tutto ciò che si dirà nel Sinodo, i temi che verranno affrontati, serviranno alla causa del cristianesimo affinché i fedeli restino in Medio Oriente, quali apostoli di Cristo".

Ai lavori sinodali lei rappresenterà la causa dei cristiani iracheni, mai come in questi anni vittime di violenze e di odio. Qualcosa, tuttavia, sembra cambiare in meglio. Può descrivere l'attuale situazione irachena?

"Innanzitutto vorrei ribadire, come ho già fatto altre volte, che in Iraq i cristiani non sono perseguitati. Qualche volta c'è discriminazione individuale ma nel nostro Paese cristiani e musulmani vivono insieme da secoli e continueremo a farlo. I cristiani resteranno in Iraq e con i musulmani contribuiranno alla rinascita del Paese per il bene di tutti gli iracheni. Dobbiamo collaborare sempre di più, cristiani e musulmani, per il bene del Paese anche in vista delle elezioni del 2010".

Eppure c'è chi pensa di relegare i cristiani nella Piana di Ninive, a nord del Paese…

"I cristiani sono dovunque, nel Nord e nel Sud, ad Est e ad Ovest, quale Piana di Ninive. Hanno la missione di santificare i nostri fratelli con l'esempio, aiutarli per progredire nelle virtù, nelle scienze. Siamo tutti figli di questa terra per la quale i nostri padri hanno versato il loro tributo di sangue. I nostri cristiani sono fedeli al loro Paese e al loro dovere religioso".

In che modo la Chiesa universale e le Chiese sorelle possono sostenere i cristiani iracheni e mediorientali in questa missione di annuncio e testimonianza?

"Siamo tutti figli di un'unica Chiesa e tutti dobbiamo portare Cristo al mondo, musulmani o non musulmani, cristiani e non. Al mondo chiediamo di sostenere i nostri giovani affinché restino nei loro rispettivi Paesi per lavorare, studiare, e costruirsi un futuro. Se non l'avranno se ne andranno via".

© Copyright Sir
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