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Edith Stein

Last Update: 3/9/2010 6:35 PM
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Edith Stein e la preghiera

La scala di Giacobbe


Una delle relatrici del secondo congresso internazionale "Mística y pensamiento contemporáneo", svoltosi ad Ávila e dedicato alla figura di Edith Stein - nel decennale della sua proclamazione a compatrona d'Europa - ha sintetizzato per "L'Osservatore Romano" il suo intervento.

di Cristiana Dobner

L'avventura esistenziale di Edith Stein mostra due volti:  conoscitivo, con la sua proiezione sulla scena filosofica, e mistico, nello sviluppo della sua vita interiore; senza luogo di frattura, di dicotomia e neppure di soggezione dell'uno all'altro, evitando lo scoglio di pesanti ricadute dal sapore di rinuncia antropologica. Come vi riuscì? Con la scoperta dell'empatia, dell'Einfühlung. L'aspetto quanto mai intrigante è il reale nesso fra tutto il suo pensiero antropologico e la sua spiritualità carmelitana:  abitavano in lei due fonti, la "fonte vitale", il soggetto e il corpo, intesi secondo la scuola di Husserl, e la "fonte nascosta", l'essere dell'anima che vennero ricomponendosi in una sintesi, in cui ciascun elemento acquisì la sua portata e la sua consistenza esatta, un continuum che non conosce frattura fra vita della mente e relazione con Dio, secondo la spiritualità del Carmelo.

Per la fenomenologa la riflessione filosofica è "un abbozzo del senso del suo vivere", mentre la relazione personale fra la persona e Dio, cioè la mistica, si trova al vertice di somiglianza e differenza. Stein ha letto, con metodo fenomenologico, Teresa di Gesù e Giovanni della Croce, il loro esperire la relazione con Dio, e vi ha portato chiarezza di pensiero, in sintesi di ragione filosofica, riflettendo sulla figura umana, delineata non come oggetto di leggi deterministiche ma quale fulcro di intersoggettività con se stessa, gli altri e Dio, in un tempo storico e culturale in cui tale ottica si stagliava fra il disorientamento e i frammenti abbandonati che non riuscivano a ricomporsi in un'unità. Chiaramente consapevole della possibile confusione che si potrebbe creare fra ambiti creduti affini; per questa ragione ne definisce i campi.

Stein delinea la genesi della sua ricerca sull'empatia e la colloca in un seminario di Husserl sulla natura e lo spirito, in cui il maestro parlava di un'esperienza che definiva Einfühlung, "ma non spiegava in che cosa consistesse". L'empatia però conobbe in lei uno sviluppo ulteriore. Nel corso della fatidica notte di Bad Bergzabern, la filosofa sperimentò Dio come fonte di senso, salvezza nel dolore, nell'angoscia e nell'assurdo, e Gesù Cristo come "la "via" al di fuori della quale nessuno arriva al Padre". Cercava non essendo ancora credente, ma "accolse" il dono di grazia.

Da questo momento in poi, Edith Stein esprime due sfaccettature di sé:  la vita dello spirito e la vita nel mondo, con la certezza della "strada del cielo". L'esperire l'iniziativa di un Altro è simultanea per lei alla sua percezione di vita carmelitana e quindi della "salita" al senso dell'essere, cioè il cammino dei mistici che intraprese sui due fronti:  intellettuale ed esperienziale. È possibile quindi un'affermazione, per certi aspetti audace:  "Stein luogo di riflessione filosofica e di esperire mistico", che vuole dedicarsi a una filosofia costruita in modo particolare, una "filosofia della vita". Apre infatti sentieri e riflessioni proprie, illuminando le modalità dell'alterità, quando questa si presenti alla coscienza conoscente, proprio con l'atto empatico, cioè con il "rendersi conto", tuttavia si schiude pure a una conoscenza mistica perché l'incontro postula due persone che si riconoscono. In questa intuizione, Edith Stein traduceva il suo profondo ascolto della vita femminile.

Negli scritti posteriori alla conversione di Stein però non troviamo una ricerca specifica di approfondimento sull'empatia; non solo, il termine spesso neppure ricorre. Tuttavia rimane l'impianto preciso dell'empatia che dimostrerà un volto di pienezza diverso, ormai teologico e diventerà l'"atto della relazione personale-esistenziale Io-Tu" e investirà tutta la sfera dell'esperienza religiosa esprimendosi come agape, come dono.

Stein vive l'adesione e l'accoglienza interiore, che diventano esperire vitale e oggettivo, e si palesano nella preghiera contemplante, nell'ascoltare e nel gustare, in quella che Giovanni della Croce chiama "avvertenza amorosa"; ormai coglie per via empatica il Signore Presente, non cerca giudizi, ma esperisce immediatamente. Giovane studentessa aveva definita l'empatia lo strumento per la conoscenza di sé nel rapporto con gli altri, ormai carmelitana e studiosa matura, ne Il castello dell'anima, aveva indicato la stessa postura come "la porta del rapporto con gli uomini", senza peraltro servirsi del termine empatia, perché ormai la sua indagine si muoveva in campo prettamente spirituale.

Su questa postura si apre, quasi a fioritura, la via della conoscenza di sé attraverso l'unione con Dio. La relazione fra la persona e Dio non è forse un atto personale ed esistenziale di relazione, non è atto empatico? Edith Stein non aveva definito l'empatia "atto fondamentale degli atti", "atto dell'amore", apertura amorosa in cui trovano senso tutti gli atti di un essere umano. La relazione con Dio non si dimostra quindi l'atto fondamentale, l'atto di amore per eccellenza? Se l'empatia è rivolta e sperimentata con tutte le altre persone, perché non si può sperimentare anche con l'Uomo-Dio, con Gesù?

Perché Edith Stein, in questo contesto e in tutto il laborioso travaglio della ricerca non si è mai servita del termine empatia, mentre il procedimento si lascia scorgere ed è usato? Perché è la fede ormai a determinare questa scelta optata deliberatamente. La visione del mondo e della persona instauratasi è prettamente teologica e mistica, in questo rapporto l'Io di Dio non è soggetto o oggetto di empatia ma di accoglimento nella fede; nella relazione invece fra Dio e la persona l'empatia è atto fondante e mostra il suo volto di orazione. In questo senso scrive:  "La preghiera è la più grande opera di cui lo spirito dell'uomo sia capace. Ma non è solo opera umana. La preghiera è una scala di Giacobbe, su di cui lo spirito dell'uomo sale a Dio e la grazia di Dio scende all'uomo".

In Edith Stein, giovane fenomenologa, mancava l'interesse metafisico con il suo fondale che, invece, emergerà quando conoscerà Teresa di Gesù e Il castello interiore, mentre Giovanni della Croce le donerà il centro interiore che lei saprà assumere e declinare fenomenologicamente, diventando così canto di unità dell'intera esperienza vissuta della fenomenologa e dell'esperire della mistica.


(©L'Osservatore Romano - 15 ottobre 2009)
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Edith Stein dalla fenomenologia husserliana al lager di Auschwitz-Birkenau

Dio mi ha liberata da una vita deprimente


di Claudio Toscani

Proprio per le figure più "praticate" o le opere più lette, per i personaggi più studiati o i più analizzati si verificano ogni tanto operazioni critiche, saggi o monografie, che stabiliscono un imperioso punto e a capo.
Per quanto riguarda l'immensa bibliografia sulla vita e sugli scritti di Edith Stein (1891-1942), protagonista della filosofia tedesca nella stagione della fenomenologia husserliana, il volume di Francesco Salvarani a lei dedicato (E.S. La grande figlia d'Israele, della Chiesa e del Carmelo, Milano, Edizioni Ares, 2009, pagine 568, euro 25, postfazione di Angela Ales Bello), realizza, sia un'aggiornata indagine esistenziale, sia il vaglio "verticale" di una rara vocazione alla santità. Non per nulla questo libro ha richiesto al suo autore, sacerdote emiliano ex docente di lettere e di filosofia, vent'anni di lavoro.

 Undicesima figlia di una coppia di ebrei molto religiosa, Edith Stein, di vivace e brillante intelligenza fin dall'infanzia, inclina ben presto a una visione razionalistica della vita, alla quale consegue un netto distacco dalla religione ("in piena coscienza e per libera scelta smisi di pregare"). Dopo la maturità, nel 1911, si iscrive alla facoltà di Germanistica, storia e psicologia, all'università di Breslavia, e scoprendo la corrente fenomenologica di Edmund Husserl (1859-1938) si trasferisce all'università di Gottinga per  seguirne  le lezioni (ne diverrà poi assistente e discepola, curandone infine alcuni scritti lasciati dopo la morte).

Husserl veniva affermando un nuovo concetto di verità, come ritorno alle cose in se stesse, i "fenomeni", non mere apparenze contrapposte a ipotetiche realtà oggettive. "Fenomeni" come manifestazioni originarie della coscienza, che si verificano attraverso eventi o elementi nella loro pura forma, essenza, idea. Il procedimento fenomenologico, allora, esige la preliminare sospensione di ogni giudizio o pregiudizio, di ogni senso comune o sapere scientifico, per cui ogni teoria viene posta tra parentesi e il fenomeno emerge nella sua genuinità, in "carne ed ossa" può dirsi.
Vero è che Husserl, verso la fine, riterrà di sviluppare la sua filosofia in senso trascendentale, terreno dal quale la Stein si distanziò da lui, ma resta anche vero che la sua "dottrina", globalmente intesa, condusse non pochi dei suoi studenti verso la fede cristiana, dimensione alla quale la Stein, per prima, e più intensamente di altri, affidò la sua esistenza.

A Gottinga Edith incontra anche il filosofo Max Scheler - che, da convertito, richiamerà l'attenzione della giovane amica e collega verso il cattolicesimo - e il filosofo del diritto Adolph Reinach.
Quando scoppia la bomba del regicidio serbo, la conseguente prima Grande Guerra la vedrà crocerossina, in deroga ai voleri della madre, pur continuando, tra malati, medici, trasferte e reparti, la preparazione della tesi, conseguita a Friburgo, summa cum laude nel 1917 con Husserl, Sul problema dell'empatia.
Prima di Friburgo, sosta a Francoforte presso un'amica.

"Entrammo per qualche minuto nel Duomo e mentre eravamo lì in rispettoso silenzio entrò una donna con il suo cesto della spesa e si inginocchiò in un banco per una breve preghiera. Nelle sinagoghe e nelle chiese protestanti ci si recava solo per la funzione religiosa. Qui invece qualcuno era entrato nella chiesa vuota, nel mezzo delle sue occupazioni quotidiane, come per andare a un intimo colloquio".
Ricordo che, rimasto vivo nell'animo, darà i suoi frutti. Tutto si accelera alla morte dell'amico Reinach.
Visitandone la moglie e credendo di trovarla affranta o disperata, è invece colpita dalla sua serenità. Ciò che non è nei piani della Stein è nei piani di Dio, e lei se ne accorge tornando sui cardini speculativi della sua fenomenologia, di una filosofia della storia di cui sente i limiti, d'una storia stessa che avverte essere solo minimamente nelle mani dell'uomo ("... mi sto avvicinando sempre più a un cristianesimo assolutamente positivo. Mi ha liberata da una vita deprimente, dandomi la forza di accettare di nuovo e con riconoscenza la vita").

Nel cammino verso la conversione, Edith Stein si imbatte in molte letture:  fra altre, il Kierkegaard di Esercizio del cristianesimo (che non condivide) e Teresa d'Avila (proprio come reazione alle pagine del filosofo danese). Una notte d'estate del 1921, tenendo fra le mani una biografia della santa, esclama:  "Ecco la verità".
Qualcosa di nuovo e definitivo è accaduto in lei, nella più intima chiarezza del suo spirito, a conclusione di una assidua e faticosa ricerca. In quello di Teresa, Edith legge il suo destino. Il suo futuro è scritto:  farsi cristiana, cattolica, carmelitana. Anche se la fiera, a volte straziata, opposizione della madre, che giungerà a respingerla da casa, la angoscia a morte.

A capodanno del 1922 è il battesimo, il 2 febbraio dell'anno dopo la cresima, ma solo la sera del 14 ottobre 1933 si apre per lei la ormai sempre più desiderata clausura.
Intanto - apprendendo da san Tommaso "che era possibile mettere la conoscenza al servizio di Dio" - accetta di insegnare a Spira, interessandosi delle fasce sociali più svantaggiate; tiene conferenze, tra Germania, Austria e Svizzera, coniugando fenomenologia e spirito della filosofia scolastica, divulgazione e ricerca della volontà divina; accetta anche una docenza a Münster quando a Spira le vengono vietate le lezioni. Hitler si è ormai insediato al potere e la sua lotta contro gli ebrei, non potendo essere se non anche odio verso la cristianità, si riassume nella Stein in una doppia persecuzione.

Neanche oltre la soglia del Carmelo sarà al sicuro, perché il 2 agosto del 1942, sarà prelevata dalle SS, assieme alla sorella Rose, lei pure convertitasi, e costretta verso il lager di Auschwitz-Birkenau.


(©L'Osservatore Romano - 10 marzo 2010)
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