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Beata Camilla Battista Varano

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Una donna, l'umanesimo e Cristo

A cinquecentocinquanta anni dalla nascita della beata Camilla Battista Varano


ROMA, martedì, 3 novembre 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il contributo di Antonella Dejure contenuto in Dal timore all’amore. L’itinerario spirituale della beata Camilla Battista da Varano. Atti del Centenario della nascita (1458-2008), a cura del Monastero Santa Chiara di Camerino (Edizioni Porziuncola, Assisi 2009).

  * * *

Il 550° anniversario della nascita della beata Camilla Battista Varano (1458- 2008) rappresenta una preziosa occasione per richiamare l'attenzione su una delle più interessanti figure del francescanesimo femminile, segnata dagli ideali evangelici di Chiara d'Assisi ma anche dalla nuova sensibilità culturale e spirituale che andava sorgendo tra umanesimo e rinascimento.

Il panorama storiografico intorno alla religiosità in generale, e alla religiosità femminile in particolare, si è da tempo occupato della storia spirituale di questa clarissa, delineando l'iter che porta la nobile Camilla, figlia di Giulio Cesare Varano, principe di Camerino, ad abbandonare la "viveza" e le "allegrezze" della vita di corte in nome di un'esperienza mistico-contemplativa, vissuta all'insegna di quell'umanesimo cristiano che fu parte esso stesso della tensione riformatrice emersa tra la fine del Trecento e i primi decenni del Cinquecento e che si manifestò con forza nell'àmbito delle varie osservanze e, più tardi, della Riforma cattolica.

In particolare Camilla è una creatura dell'osservanza francescana, movimento nato negli ultimi decenni del XIV secolo a Foligno, non lontano dalla signoria camerte, dove il messaggio della precedente generazione di frati spirituali trovò un'efficace concretizzazione nell'opera di fra Paoluccio Trinci. Questi si impegnò nella riforma dell'ordine nell'Italia centrale, almeno fino a quando, nella prima metà del secolo successivo, il fenomeno non trovò una più larga diffusione in tutta la penisola grazie a figure quali san Bernardino da Siena, san Giovanni da Capestrano, san Giacomo della Marca e il beato Alberto da Sarteano.

Nel 1420 Paola Malatesta, formata dagli insegnamenti di san Bernardino, decise di adottare in tutto il suo rigore la primitiva Regula sanctae Clarae, vale a dire il testo normativo di orientamento pauperistico concesso a Chiara d'Assisi sul suo letto di morte da Innocenzo IV nel 1253, fondando a Mantova la prima comunità di Clarisse osservanti. Nel 1425 fu poi la volta di Santa Lucia di Foligno, centro irradiante di riforma in tutta l'Italia centro-meridionale. Nel 1448 un gruppo di ventidue monache parte proprio da Santa Lucia per riformare alla regulare observantia de sancta Chiara, et a regimento et cura de li Frati Minori de la Observantia il monastero di Santa Maria di Monteluce di Perugia, che diventerà uno dei più grandi e famosi monasteri d'Italia, punto di riferimento per tutte le Clarisse osservanti (Memoriale di Monteluce, ed. 1983).

Da Santa Lucia e da Santa Maria di Monteluce il modello di vita monastica de Observantia giungerà, lungo il secolo decimoquinto, in almeno quattro grandi città fuori dell'Umbria, cioè Roma (1451), Firenze (1453), Urbino (1455) e Arezzo (1492), per poi diffondersi ulteriormente nella prima metà del secolo successivo.

Proprio a Urbino nel 1481 Camilla entra nel monastero di Santa Chiara, dove, pochi anni prima, era morta la cugina Elisabetta Malatesti Varano che, diventata clarissa a Santa Lucia di Foligno, era passata a Urbino per dar vita alla nuova fondazione monastica, fortemente voluta dallo stesso signore di Urbino, Federico da Montefeltro. Qui nel 1483, alla presenza del vicario provinciale dell'osservanza Domenico da Leonessa, Camilla fa professione religiosa e muta il nome in quello di Battista, in memoria molto probabilmente di un'altra grande clarissa, Battista da Montefeltro Malatesti che, madre della ricordata Elisabetta e vedova di Galeazzo, signore di Pesaro, aveva concluso anche lei la sua vita nel monastero di Santa Lucia di Foligno, poco prima che vi entrasse la figlia.

Desiderosa di portare avanti l'azione di rinnovamento spirituale promossa dall'osservanza, Camilla, ormai suor Battista, sempre supportata dalla guida di alcuni dei più importanti osservanti del tempo, come Domenico da Leonessa, Pacifico da Urbino e Pietro da Mogliano, darà vita a nuove fondazioni femminili: nel 1484 introduce la prima regula sanctae Clarae nel monastero di Santa Maria Nova di Camerino. Nel 1506 riesce a fondare per volontà di Giulio II una comunità a Fermo e nel 1521, appena tre anni prima dalla morte, a San Severino.

Da Foligno a Monteluce, da Monteluce a Urbino, da Urbino a Camerino: sembra questo il filo rosso che collega la Varano a quel vasto movimento di riforma della spiritualità femminile francescana, in cui il recupero della memoria di Chiara d'Assisi in tutto il suo carisma e vigore ebbe non solo delle forti implicazioni religiose e sociali, ma si tradusse anche in un programma di rinnovamento culturale, in virtù di un desiderio pienamente umanistico di riscoperta della cultura antica e biblica e di studio filologico della tradizione testuale francescana e specificatamente clariana; un desiderio che non era indipendente dall'idea di un ritorno alla purezza delle origini ricercata dalle Clarisse sul versante spirituale.

Ancora una volta i centri di nascita e di sviluppo di questo interesse filologico-culturale sono da individuarsi in Santa Lucia di Foligno e in Santa Maria di Monteluce di Perugia, dove la presenza di numerose puellae licteratae, provenienti dai ceti dirigenti cittadini, garantiva il mantenimento nei monasteri della stessa vita culturale propria degli ambienti cortigiani e signorili di provenienza, con i quali i rapporti non si interruppero mai né sul piano delle relazioni individuali né sul piano più latamente culturale.

Il notevole interesse delle Clarisse per l'antichità classica, per la Bibbia e la cultura patristica, per una certa letteratura volgare, oltre che, ovviamente, per scritti specificatamente francescani si tradusse così nella realizzazione di biblioteche e soprattutto di scriptoria, veri e proprii centri di produzione libraria, dove dalla seconda metà del Quattrocento si lavorava alacremente copiando e volgarizzando testi, che poi, attraverso il circuito dei monasteri di Clarisse osservanti, si diffondevano per l'intera penisola italiana.

Una rete intellettuale, dunque, che permetteva la diffusione dell'ideale della riforma osservante tra le Clarisse, tramite una realtà libraria quasi esclusivamente in volgare che, in quanto tale, non può non essere posta in stretta relazione con problemi culturali legati all'accesso delle donne alla scrittura e all'impiego del volgare nel Quattrocento.

Tra queste monache-umaniste, capaci di comporre versi in greco e latino, conoscitrici di letteratura sacra e profana, di teologia e di filosofia, spesso competenti di musica e di astrologia, abili nell'intendere e scrivere libri, c'è anche Camilla Battista Varano. Prima dell'esperienza contemplativa la nostra suora fu - non si dimentichi - una principessa del Rinascimento, educata agli studia humanitatis in quel cenacolo di vita intellettuale italiana che fu la corte dei Varano, dove soggiornarono tra gli altri il filosofo Tommaso Seneca, il maestro di retorica e logica Giovanni da Luca, poi passato allo Studium bolognese, Lorenzo il Cretico, insegnante di lingua greca, e numerosi umanisti, tra cui il Filelfo e il Cantalicio, che mantennero sempre un vivo contatto con Firenze, come dimostra la corrispondenza epistolare tra alcuni di essi e Coluccio Salutati.

Questa formazione culturale sopravvive in suor Battista oltre le grate del monastero. Così come in lei si mantiene vivo il ricordo di alcune donne che avevano profondamente influito sulla cultura e sulla vita di casa Varano: Costanza Varano di Piergentile, autrice di raffinate Epistole ed Orazioni e nipote di Battista Montefeltro Malatesti, riconosciuta quest'ultima dal Bruni, dal Barzizza e dall'Aretino come una delle maggiori letterate del secolo; Giovanna Malatesti, moglie di Giulio Cesare Varano, che per prima educò la piccola Camilla ai valori dell'arte e delle lettere e che le fu più che madre, pur non essendolo naturalmente; Isabella d'Este Gonzaga, una delle più gentili e raffinate donne del Rinascimento italiano, che nel 1494 visse per breve tempo a Camerino.

Forte di questo retroterra culturale suor Battista non trova difficoltà a trasferire la sua elevatissima esperienza mistico-teologica in una vasta produzione letteraria, intesa come perfetta sintesi tra cultura umanistica e cultura cristiana, tra pensiero classico e Sacra Scrittura, sempre nutrita dalla tradizione patristica e, soprattutto, dalla letteratura mistica francescana, oltre che dall'esempio di Iacopone da Todi, di Dante e di Petrarca.

Il volgare, più che il latino, risulta essere anche per la Varano, come per le Clarisse umbre, lo strumento espressivo maggiormente privilegiato in tutto il suo cammino letterario; un cammino di cui si ricordano in questa sede solo le tappe fondamentali rappresentate dalle opere tologico-introspettive, come i dialoghi intitolati i Ricordi di Cristo e la sua autobiografia, la Vita Spirituale; dalle opere teorico-dottrinali, quali i Dolori mentali di Cristo; da alcuni esperimenti poetici, come la lauda in ottave Quando serà che possa contemplare e una raccolta di distici latini; dalla prosa storico-agiografica del Felice transito del beato Pietro da Mogliano.

Quest'ultimo testo si rivela poi una testimonianza particolarmente preziosa, perché costituisce uno dei pochissimi autografi della Varano che ci fornisce uno splendido e per l'epoca raro esempio di scrittura femminile, fonte preziosa per indagini tanto linguistiche quanto paleografiche. In questo senso l'edizione critica del Transito, accompagnata da una raffinatissima analisi codicologica e testuale, recentemente pubblicata dal professor Adriano Gattucci (Edizioni del Galluzzo 2007), può essere considerata non solo il punto di partenza di una serie di iniziative culturali promosse per tutto il 2008 dalla Scuola di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum di Roma e dalle stesse Clarisse del monastero di Santa Chiara di Camerino, ma soprattutto il più importante omaggio da parte degli studiosi a questa "mistica scrivente".
 
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La beata Battista Varano e i suoi scritti

Quarta giornata di studio sull’Osservanza francescana al femminile


ROMA, sabato, 5 dicembre 2009 (ZENIT.org).-
 
Pubblichiamo di seguito la cronaca di Antonella Dejure della Giornata di studio sulla beata Battista Varano e i suoi scritti, svoltasi il 7 novembre scorso a Camerino (Macerata), per iniziativa del Monastero Santa Chiara di Camerino in collaborazione con il Monastero Santa Lucia di Foligno e la Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum di Roma.

 * * *


Sabato 7 novembre 2009 si è svolta a Camerino, presso il Monastero di Santa Chiara, la celebrazione della quarta giornata di studio sull’Osservanza francescana al femminile, incentrata quest’anno sulla beata Battista Varano, una delle più interessanti figure del mondo clariano. Il convegno – organizzato dal Monastero di Santa Chiara di Camerino, in collaborazione col Monastero di Santa Lucia di Foligno e con la Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università “Antonianum” di Roma – si pone non solo come il proseguimento degli incontri che ormai da tre anni costituiscono un appuntamento di alto approfondimento scientifico per quanti, studiosi e non, desiderano occuparsi della storia del Francescanesimo e del movimento religioso femminile ad essa strettamente legato, ma anche come il coronamento delle numerose iniziative culturali portate avanti nel corso del 550º anniversario della nascita della beata Battista (1458 - 2008) [cfr. M. Bartoli; A. Cacciotti, D. Cogoni, J. Dalarun , A. Dejure, P. Maranesi, P. Martinelli, P. Messa, R. Michetti, A.E. Scandella, P. Sella, C.L. Serboli, Dal timore all’amore. L’itinerario spirituale della beata Camilla Battista da Varano. Atti del Centenario della nascita (1458-2008), a cura del Monastero Santa Chiara di Camerino, Edizioni Porziuncola, Assisi 2009].

La prima sessione della giornata è stata presieduta da professor Pietro Messa, ofm, Preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università “Antonianum” di Roma. Ad apertura dei lavori della mattinata la badessa del Monastero di Santa Chiara, Madre Chiara Laura Serboli, ha ringraziato i vari enti (Provincia di Macerata, Comune di Camerino, Università di Camerino, Fondazione CARIMA) e, in particolare, il Preside Messa per il sostegno e l’impegno nell’organizzazione di questo importante evento e di tutte le iniziative che si sono svolte nell’anno del centenario. Hanno poi dato il loro saluto le autorità religiose e civili: il vescovo dell’Arcidiocesi di Camerino - San Severino Marche, S. E. mons. Francesco Giovanni Brugnaro, si è soffermato sul concetto di santità oggi e sull’importanza per l’uomo moderno di “recuperare il senso di Francescanesimo” anche attraverso l’approfondimento dell’attualità culturale e spirituale della beata Battista; il sindaco di Camerino, Dario Conti, ha ripercorso la storia del processo di canonizzazione della Beata, garantendo la costante collaborazione del Comune col Monastero di Santa Chiara al fine di diffondere il culto di questa clarissa anche al di là di una dimensione strettamente locale.

Il Presidente, dopo aver sottolineato come Camerino abbia rappresentato un nodo centrale per la storia del Francescanesimo grazie alla presenza di figure come il beato Giovanni da Parma, Angelo da Clareno e la stessa beata Battista da Varano, ha introdotto i primi due relatori.

Pierluigi Falaschi nella sua relazione ricostruisce il contesto storico in cui la Beata si è trovata ad operare, mettendo dapprima in luce, attraverso un esame delle differenti posizioni storiografiche, la figura di Giulio Cesare Varano, padre di Camilla Battista. Lo studioso passa quindi in rassegna i momenti salienti della vita politica del da Varano: la presa della Signoria camerte nel 1433; la congiura scampata nel 1434; le alleanze di sangue portate avanti con le altre Signorie del versante adriatico; le relazioni diplomatiche volte ad assecondare la politica degli equilibri avviata con la pace di Lodi del 1454; il ruolo dominante esercitato dal principe in politica interna anche attraverso le numerose iniziative volte a promuovere il consenso specie tra il popolo minuto. Una particolare attenzione lo studioso ha dedicato all’analisi della politica ecclesiastica, dove Giulio Cesare tentò di ostacolare i progetti politici e militari di Alessandro VI e del figlio Cesare Borgia. Infine è stata esaminata la posizione di Camilla Battista nei confronti dei Borgia: al desiderio di “renovatione della Chiesa” che più volte traspare negli scritti della Beata seguirà, dopo l’eliminazione dei maschi da Varano disposta dai Borgia nel 1502, una fase di aridità letteraria, espressione del profondo dolore che segnerà l’ultima fase della sua vita.

La relazione di Maria Grazia Nico Ottaviani (una cui sintesi è stata letta dalla sottoscritta in assenza della studiosa) approfondisce il ruolo svolto dalle donne della famiglia Varano nella formazione e nel consolidamento del potere signorile e dinastico, specie nell’ambito delle tormentate vicende che vedono l’eccidio di molti maschi della casata. Dall’esame degli avvenimenti storico-politici di quegli anni si può rilevare come queste donne siano state spesso vere e proprie reggenti di governo, capaci di organizzare alleanze e successioni e di orientare le decisioni dei Signori e dei capi di Stato.

Il professor Messa, ringraziati i relatori, ha fatto notare l’azione di sostegno che le donne di corte e i loro Signori hanno avuto per lo sviluppo dell’Osservanza francescana e, come nel caso di Caterina Cibo, per la nascita dell’ordine Cappuccino. Al riguardo il Presidente ha ricordato come una approfondita ricostruzione delle dinamiche parentali e dei rapporti culturali, spirituali e politici tra la corte varanese e il mondo francescano sia presente nell’introduzione di Adriano Gattucci, ofm, all’edizione critica del Transito, scritto da Battista Varano [Il felice transito del beato Pietro da Mogliano, a cura di Adriano Gattucci, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2007].

Dopo una breve pausa, i lavori sono riaperti con la relazione di Nicoletta Giovè sulla scrittura di Battista da Varano. La studiosa ripercorre inizialmente la storia del problematico rapporto delle donne con la scrittura passando in rassegna alcune testimonianze grafiche di scriventi-copiste, sia religiose sia laiche, tra l’VIII e il XV sec. In questo contesto l’esperienza grafica e culturale della beata Battista, educata da puella licterata come le altre donne della famiglia Varano, acquista un particolare significato, dal momento che condensa in sé gli stimoli intellettuali dell’Umanesimo con l’esperienza spirituale dell’Osservanza francescana. Partendo quindi dall’esame degli autografi della Beata (il Transito del beato Pietro da Mogliano del 1491, la Memoria dell’olivetano Antonio da Segovia del 1492, la lettera indirizzata al cognato Muzio Colonna del 1515), la Giovè inquadra la scrittura di Battista nell’ambito delle diversificate esperienze grafiche del XV sec., vedendo in essa un “interessante compromesso” tra la libraria semplificata, la littera antiqua e alcune espressioni stilistiche della minuscola umanistica. Dopo una dettagliata analisi della morfolgia delle singole lettere degli autografi, la studiosa si sofferma sull’assetto codicologico del manoscritto contenente il Transito (il ms. Mogliano, Biblioteca comunale “Ferretti-Brocco” 4), manoscritto in cui si sovrappongono da un lato il modello del ‘libretto da donna’ e dall’altro quello del ‘codice francescano’. L’esperienza di Battista viene, infine, messa in relazione con quella di altre donne religiose attive nel Quattrocento, come le clarisse di Monteluce di Perugia e di Santa Lucia di Foligno o come Illuminata Bembo e, soprattutto, Caterina Vigri, personalità femminile quest’ultima che seppe, proprio come la Varano, rappresentare autonomamente con la scrittura il proprio mondo spirituale.

Alla lingua della Beata è dedicata la relazione di Giancarlo Breschi. Lo studioso fa subito emergere come l’uso della lingua da parte di Battista da Varano sia da porre in relazione con una formazione culturale elevata e composita, nutrita di studia humanitatis, di letteratura classica e di Sacre Scritture, di testi patristici, di letteratura devota e laica, senza dimenticare il fondamentale apporto dell’oratoria francescana a lei trasmessa grazie alla frequentazione di alcuni dei più importanti predicatori dell’Osservanza, in particolare Francesco da Urbino e Pietro da Mogliano, discepolo e copista di Giacomo della Marca. Da un così solido ed ampio retroterra letterario deriva dunque la padronanza e la precisione con cui la Beata organizza i suoi testi, tanto sul piano strutturale quanto prammatico, servendosi di tutti i generi della letteratura mistica e, in modo particolare, del dialogo, genere che permette alla Beata di far prevalere sempre il discorso diretto e di usare con pieno controllo e consapevolezza qualunque tecnica narrativa, compresa la digressione. Breschi individua poi una componente binaria sia sul piano della tecnica grafica di Battista, la scrittura corsiva e la libraria, sia sul piano linguistico-stilistico, dove la scrivente fa uso di un registro ora più solenne e formalizzato (lo “scritto-scritto”), ora di un altro più aperto a tratti del parlato e del dialogismo (il “parlato-scritto”), creando un efficace pluristilismo. A questa divaricazione di registri corrisponde l’alternanza, a livello sintattico, tra ipotassi e paratassi e, a livello lessicale, tra cultismi e forme vernacolari.

La sessione pomeridiana del convegno è stata presieduta dal professor Roberto Lambertini. Dopo il saluto del Presidente della provincia di Macerata, dott. Franco Capponi, che ha sottolineato l’importanza di diffondere la conoscenza religiosa, storica e culturale della beata Battista, Silvia Serventi ha parlato dello status quaestionis circa gli scritti di Battista Varano. Il primo aspetto che viene messo in luce dalla studiosa riguarda alcuni problemi legati da un lato all’attribuzione di alcune opere della Varano – come le Visioni di santa Caterina da Bologna, opera a lungo attribuita alla Beata camerte ma in realtà scritta da una clarissa meno nota, la beata Giulia da Milano –, dall’altro alla commistione tra opere originali attribuite alla Varano e volgarizzamenti, come la Dechiarazione sopra i capituli de le sore povere de Santa Chiara, volgarizzamento dell’Explicatio regulae s. Clarae di Giovanni da Capistrano, o la dipendenza tra le Considerazioni sulla Passione e l’Horologium Sapientiae del mistico tedesco Enrico Susone. La Serventi offre poi un quadro dettagliato e aggiornato della situazione delle singole opere, distinguendo tra opere di dubbia autenticità (Considerazioni sulla Passione, la Novena e la Preghiera alla Vergine, la Preghiera eucaristica, il Trattato della purità di cuore), opere spurie (le laudi O tu che diventasti religiosa e Quando serà che possa contemplare, il sonetto Vergine, che del sommo eterno padre e i distici latini) e opere autentiche (i tre autografi, la Vita spirituale, i Dolori mentali, la Preghiera a Dio e i Ricordi di Gesù): di ogni opera vengono infine approfonditi i problemi legati alle fonti e alla storia della tradizione. Per le Istruzioni al discepolo la studiosa rimanda invece alla relazione di Massimo Reschiglian e auspica, in generale, come programma futuro per le opere di Battista Varano edizioni più adeguate, come quella fornita da Gattucci per il Transito.

Su una delle più importanti opere della Varano, la Vita Spirituale, si è soffermato Adriano Gattucci. Lo studioso si concentra sulle considerazioni esistenziali e spirituali che spingono la stessa beata Battista a iniziare nel 1491 la stesura della sua autobiografia spirituale, dopo che già aveva dato prova della maturità della sua esperienza interiore nei Ricordi di Cristo (1483) e nei Dolori mentali di Cristo (1488). Il testo, dunque, vuole essere la narrazione della storia spirituale di Battista, che cerca così di far comprendere al frate Domenico da Leonessa, in quegli anni sua guida spirituale, lo stato di afflizione interiore che stava vivendo. Gattucci analizza dunque i momenti salienti del racconto: l’infanzia e la vita nel mondo; i fattori importanti che dettero impulso all’incontro tra Battista e Dio; il desiderio di Dio che alimenta in modo sempre più forte l’anima della Beata; l’ingresso nel monastero; la croce come espressione fisica dell’amore mistico; la tribolazione della lontananza da Dio, la cui sottrazione diventa però – come sottolinea il relatore – parte integrante del cammino di ascesi mistica compiuto da Battista, cammino che si tradurrà in totale dono di amore di sé a Dio.

Dopo una breve pausa i lavori sono ripresi con la relazione di Massimo Reschiglian su un’altra importante opera molto probabilmente da attribuire alla Varano, le Istruzioni al discepolo. In vista di una prossima edizione critica da lui curata, Reschiglian ricostruisce la tradizione del testo attraverso l’analisi e il confronto tra i testimoni: l’edizione a stampa del Cimarelli (1621); il manoscritto, solo recentemente ritrovato, del domenicano Domenico Baglioni, redatto non più tardi del 1568; le quattro trascrizioni ‘compendiate’ risalenti a due diverse famiglie: quella domenicana del frate Timoteo Bottonio (sec. XVI) e quella degli Oratoriani di Camerino (secc. XVII-XVIII). Viene poi dimostrato come le Istruzioni rappresentino una preziosa fonte biografica sulla beata Battista. Quanto all’attribuzione si fa notare come molti elementi di contenuto e di stile, a lungo usati dagli studiosi per negare l’autenticità dello scritto, siano da intendere come degli espedienti letterari che la Varano usa consapevolmente anche in altre sue opere sicuramente autentiche (come la terza persona singolare, usata anche nell’intestazione autografa ai Dolori mentali; o la tecnica, presente anche nel Transito, di far uso di espressioni che tendono a dissimulare la vera identità della scrivente). In questo senso viene confermata non solo la valenza autobiografica dell’opera ma anche il significato dottrinale e letterario di appassionata “comunicazione sapienziale” tra suor Battista e l’anonimo discepolo, come emerge dall’analisi condotta dallo studioso riguardo l’uso dei lemmi ‘madre’ e ‘figliuolo’, che indicano simbolicamente dipendenza, fiducia, gerarchia.

Angela Emmanuela Scandella ha toccato nel suo intervento alcuni aspetti dell’esperienza spirituale di Battista Varano. Partendo dal concetto di “rete”, introdotto da Jacques Dalarun nella prima giornata di studio sull’Osservanza francescana al femminile, la relatrice sottolinea come tra i vari monasteri clariani ci fosse un profondo scambio di clarisse e, conseguentemente, di cultura e di spiritualità. I testi, dunque, prodotti e letti all’interno delle comunità religiose circolavano tra i vari monasteri, diventando patrimonio culturale comune e soprattutto veicolando la formazione di un medesimo clima spirituale. Queste affinità letterarie e spirituali sono rilevabili, ad esempio, attraverso un confronto tra alcune laudi inedite contenute nel codice A/23 della Curia Generale dei Frati Minori di S. Maria Mediatrice in Roma, di mano di Caterina da Osimo, la cronista delle Ricordanze di Santa Lucia di Foligno, e alcuni scritti della beata Battista. Successivamente la Scandella passa in rassegna le principali tematiche spirituali che attraversano i testi della Varano, tra cui il tema del “mal patire”, della compassione e quello, tutto clariano, del ruolo di Maria, come via che conduce a Cristo.

Dopo la discussione, con alcuni interventi sulla lingua parlata nei monasteri del XV sec. e sull’attualità dei filoni spirituali della beata Battista, il professor Lambertini ha ringraziato tutti i relatori e gli organizzatori della giornata di studio e ha dato la parola per le conclusioni a Gabriella Zarri. La studiosa ha sottolineato come il convegno abbia saputo coniugare la dimensione storica con quella letteraria e sia riuscito a inquadrare la figura della beata Battista nel più generale contesto del mondo femminile del tempo. Tra le tante tematiche emerse nelle varie relazioni della giornata e messe in luce dalla Zarri, un concetto fondamentale è il rapporto tra le corti e l’Osservanza francescana, un rapporto che spiega la ricchezza della cultura delle donne religiose e laiche tra Quattro e Cinquecento, tra le quali Battista da Varano costituisce sicuramente una delle più alte e profonde manifestazioni.

Gli Atti della giornata saranno pubblicati nei primi mesi del 2010 nella collana “Viator” delle Edizioni Porziuncola e possono essere prenotati presso il Monastero Santa Chiara di Camerino [Via Ansovino Medici, 20 - 62032 Camerino (Macerata) - Tel. 0737633305 - clarissecamerino@tiscali.it].

Al termine dell’incontro è stato comunicato che la quinta giornata di studio sull’Osservanza francescana al femminile si terrà a Perugia, presso il Monastero S. Erminio mercoledì 12 maggio 2010 e avrà come tema La soppressione del monastero di Monteluce di Perugia (12 maggio 1910).
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