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Dopo il Sinodo dei vescovi dell'Africa

Last Update: 3/4/2010 6:59 PM
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La "Communauté Emmanuelle" di Kigali

L'Africa che non fa notizia cresce in Rwanda


di Egidio Picucci

È accaduto mentre era in corso il recente Sinodo dei vescovi per l'Africa. Ma in pochi se ne sono accorti. Scontato il silenzio dei mezzi di informazione, per i quali il continente africano esiste solo - e non sempre - quando scoppiano lotte tribali, esplodono recrudescenze di malattie endemiche, periodi di siccità, di fame, di epidemie che colpiscono i bambini, invasioni di cavallette.
Allora i giornali, seppur a corrente alternata, sembrano accorgersi delle emergenze; nessuno, però, che parli dell'"altra" Africa, quella positiva, che esiste, come del resto esiste l'"altra" Italia che ignora la violenza, la malavita con tutto il corteo di cattiverie che l'accompagna.
Dunque, il sinodo dello scorso ottobre in Vaticano. Tra le centinaia di partecipanti, c'era pure un gruppetto di "uditori" di cui faceva parte anche Christophe Habiyambere, responsabile della "Communauté Emmanuelle", sorta in Rwanda nel 1990 e composta da circa seicento membri divisi in nove settori, impegnati soprattutto nel promuovere la rappacificazione. E pace, giustizia e riconciliazione erano appunto i temi del sinodo, argomenti quanto mai attuali per la situazione del continente. Christophe, intervendo nel gruppo francofono a cui apparteneva, ha avuto modo di raccontare come ci fosse già qualcuno che sull'argomento ha qualcosa da insegnare. Ha raccontato di una ragazza che vive a Kigali, oggi madre di un bambino, ma al tempo del genocidio rwandese (1994) bambina di appena 9 anni. Benché così piccola, fu spietatamente costretta ad assistere allo sterminio della sua famiglia e a altre orribili coercizioni.

Il mitra puntato sulla faccia avrebbe fatto partire il colpo qualora si fosse rifiutata, e dovette ubbidire, riportando però un trauma che la rese muta. "Poteva comunicare con gli altri solo con lo scritto - ha detto Christophe - cosa che fortunatamente faceva abbastanza speditamente, ma sempre di mala voglia. In comunità abbiamo pregato molto per lei", ha aggiunto monsieur Habiyambere, padre di sei figli, funzionario del ministero della sanità e licenziato in teologia all'università di Friburgo e in psicologia all'università statale del Rwanda.
"Qualche anno fa la ragazza ha chiesto di poter incontrare l'assassino della sua famiglia, in carcere a Gikondo, vicino a Kigali, perché voleva perdonarlo. Lei non sapeva - ha precisato Christophe - che nel frattempo l'uomo s'era convertito e che giorno e notte si rimproverava quel delitto che gli aveva tolto la pace. Nel momento stesso in cui la ragazza gli ha detto:  "Ti perdono", lui è scoppiato a piangere e lei ha riacquistato la parola! Potrei raccontare decine e decine di episodi del genere - ha concluso Christophe - perché nei centri spirituali che abbiamo aperto in questo Paese, bello di mille colline, ne accadono tutti i giorni".

Nel "Centro Gesù misericordioso", aperto a Ruhango nel 1994 e animato da due sacerdoti pallottini, circa ventimila persone partecipano ogni prima domenica del mese alla "giornata di guarigione interiore", ascoltando un'esortazione e pregando a lungo davanti al santissimo sacramento.
"È un forte momento di incontro con il Signore - spiega Christophe Habiyambere - per tutti quelli che hanno il cuore ferito e sanguinante ricordando le persone che hanno ucciso, i tabernacoli profanati, le violenze e gli abomini commessi approfittando della confusione che si era creata nel Paese. Vengono a piangere le loro colpe davanti all'altare e pian piano riacquistano serenità e pace".

Arrivano anche le vittime, che sono numerosissime:  donne violentate e infettate dall'Aids; vedove e adolescenti che hanno solo gli occhi per piangere, prive di tutto e che occorre assistere individualmente per aiutarle a vincere sentimenti di rancore e perfino di vendetta. "È un lavoro lungo - aggiunge - ma nel quale la "Communauté", aiutata dalla grazia di Dio, s'impegna con una quindicina di fratelli preparati appositamente per questo".

Nel secondo centro che la comunità gestisce a Kigali - spiega il responsabile - "oltre ad assistere duecento bambini abbandonati, organizziamo le "Nuits Sos d'adoration". Tutti i venerdì pomeriggio decine di laici si riuniscono per pregare davanti al santissimo Sacramento secondo le migliaia d'intenzioni che ci arrivano da tutta la nazione. Noi paragoniamo i nostri centri a due porti a cui approdano quanti vogliono ritrovare la pace dopo una traversata pericolosa. La voce si è sparsa anche nelle nazioni vicine e arriva gente dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Burundi, ognuno con il suo carico di sofferenza e riparte rappacificato con Dio, con i fratelli e con se stesso".


(©L'Osservatore Romano - 27 febbraio 2010)
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