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Dopo il Sinodo dei vescovi dell'Africa

Last Update: 3/4/2010 6:59 PM
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L'esperienza in Angola di una coppia di volontari del Vis

Basta una messa in Africa per capire il ruolo della Chiesa


Roma, 4. I nostri nomi sono Maria Grazia e Marco. Siamo due professionisti, sposati, che hanno trascorso in Angola un periodo di servizio, prevalentemente nell'ambito della sanità.
Le parole e le proposte del recente Sinodo dei vescovi dell'Africa che si è svolto in Vaticano hanno gridato realtà dolorose e valorizzato segni di speranza di quel Continente piuttosto dimenticato. E ci hanno così incoraggiati a raccontare il nostro incontro con l'Africa che ha cambiato la nostra vita e ci ha reso solidali e coinvolti con le attese di giustizia delle popolazioni.
L'indifferenza per l'Africa e per i suoi popoli non è ancora del tutto superata nei Paesi del benessere e neppure nel nostro dove per leggere o per ascoltare dai media le informazioni sul sinodo abbiamo faticato non poco. Eppure questa riunione è stata una straordinaria opportunità, unica al mondo, data all'Africa:  una lunga sessione internazionale  dedicata a un serio esame delle cause dei mali africani e dei percorsi per poterne uscire.

La nostra è una delle tante storie semplici che possono capitare e sono già capitate a dei cristiani che, messi a contatto direttamente sul campo con le ingiustizie e le sofferenze dell'Africa, rientrano in Europa trasformati e con una gran voglia di tornare in quel Continente per aiutare la gente.
Dopo anni di volontariato sociale nella nostra diocesi abbiamo deciso di porci al servizio di una missione cristiana e sociale, più globale, che fosse al di fuori del nostro "contesto conosciuto" e ci consentisse di aiutare gli altri affiancandoli nel "loro contesto" e condividendone, per quanto possibile, le pene, l'impegno e le speranze. È così che siamo arrivati a Luanda come volontari del Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo), inseriti
in alcuni progetti di sviluppo umano. Nonostante il nostro profondo convincimento, la preparazione e la precedente esperienza di volontariato, nel percorrere quel sentiero che traversa la povertà, l'ingiustizia, l'impegno, la speranza e la fede ci siamo sentiti, a volte, viandanti quasi occasionali non sempre in grado di capire e contribuire in modo adeguato. Ciò certamente anche a causa delle tante diversità tra la nostra realtà di provenienza e quella delle comunità con cui abbiamo vissuto e operato.
L'Angola ha raggiunto definitivamente la pace nel 2002. Secoli di colonizzazione e decenni di guerra hanno devastato il Paese:  analfabetismo, denutrizione, elevata mortalità infantile, condizioni igieniche e sanitarie drammatiche, limitato accesso all'acqua, assenza quasi totale delle infrastrutture e dei servizi. Un indice di sviluppo umano tra i peggiori del mondo.

In questo contesto di povertà umana e materiale si inseriscono i diversi interventi per lo sviluppo del Paese, dal Governo alle organizzazioni internazionali. Un ruolo determinante ai fini della formazione della persona e dello sviluppo umano è tuttavia svolto dalla Chiesa cattolica attraverso l'azione missionaria delle diverse congregazioni che sono presenti in Angola.
Aver lavorato alla realizzazione di centri di salute, di centri per la formazione professionale e l'insegnamento, avendo avuto come partner, responsabili della realizzazione e gestione delle opere dei missionari - in molti casi parroci - ci ha consentito di conoscere e vivere una dimensione diversa delle comunità e delle parrocchie.

La città di Luanda, ad esempio, concepita urbanisticamente per ospitare meno di un milione di persone ha attualmente più di cinque milioni di abitanti. La gran parte della popolazione vive nei quartieri periferici, in ripari di fortuna privi di acqua e servizi igienici e in condizioni di estrema povertà. Le parrocchie sono prevalentemente ubicate in questi quartieri ed è proprio a Lixeira, uno dei più degradati, che è stato realizzato il progetto più importante in cui siamo stati coinvolti. Il direttore del progetto è il parroco, missionario salesiano; i responsabili dei diversi settori e gli operatori sono altri missionari e, in prevalenza, cittadini angolani. Il tutto è inserito in un ampio contesto di volontariato laico che rappresenta una delle massime espressioni, pastorale e sociale, della comunità che vive nel territorio. Nella parrocchia di Lixeira, come del resto nelle altre, l'attività pastorale si coniuga concretamente con un insieme straordinario di iniziative sociali volte a formare l'individuo ed a consolidare le basi del vivere comunitario.
Frequentemente le parrocchie e le comunità sono i pochi, a volte gli unici, punti di riferimento per la popolazione. Scuole, centri di formazione professionale, centri di assistenza sanitaria, luoghi comunitari per l'aggregazione sociale e per lo sport, educazione ai diritti umani, l'ascolto dei bisogni, l'aiuto e la carità sono ciò che le missioni e le comunità hanno realizzato e gestiscono; servizi alla persona - a volte i soli - di cui le popolazioni possono usufruire.

Ricordiamo con commozione e senza retorica l'ospedale da campo che venne allestito durante l'epidemia di colera nel 2006; la presenza costante dei missionari e lo sforzo enorme della comunità per assistere le famiglie colpite e educare alla prevenzione del male, in quei luoghi, mortale.
Le strutture parrocchiali sono normalmente piene di giovani, donne e uomini che, animatori della comunità, lavorano per le tante attività pastorali e sociali. Accade sovente, nel tardo pomeriggio, di ascoltare le note e le voci dei cori; provano i canti sacri che canteranno durante la messa.
È proprio partecipando alla messa che è anche possibile comprendere il ruolo della Chiesa in quelle realtà, il suo radicamento sociale e la sua reale capacità di coniugare l'azione evangelica con la difesa e la promozione dell'uomo.

Descrivere la messa, in alcuni luoghi celebrata all'aperto o in grandi strutture multifunzionali, è parlare di umanità in fermento, di colori, di odori, di canti, di danze all'offertorio e di una grande tensione spirituale; è anche parlare delle omelie che associano al messaggio evangelico la spinta alla sua concreta applicazione sociale; è, infine, parlare delle centinaia di bambini, di giovani e donne e uomini che vi partecipano; dei tanti che hai ogni giorno a fianco nel tuo lavoro; delle madri che danno il seno ai loro figli e pregano e cantano; di coloro che non incontrerai più perché vittime della povertà.
Descrivere la messa è in sostanza parlare di una componente naturale, un tutt'uno organico della vita di quelle comunità.

Ci fermiamo qui chiedendoci come mai le nostre comunità parrocchiali non possano essere così straordinariamente dinamiche come quelle nei Paesi periferici del mondo. Ci viene a volte di pensare al Vangelo e alla dottrina sociale della Chiesa e - perché no - alle nostre parrocchie come dinamici e rigenerati centri di formazione spirituale e sociale. Riflettere, e trarre stimoli, sulla terza enciclica di Benedetto XVI, Caritas in veritate, potrebbe essere un buon punto di partenza. Come potrebbe esserlo, guardando l'Africa, il sinodo dei vescovi africani appena concluso. (Maria Grazia Vittorini e Marco Giommi)


(©L'Osservatore Romano - 5 novembre 2009)
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