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La Chiesa in India accusata di "conversioni illegali di massa"

Last Update: 3/8/2010 11:30 AM
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La Chiesa in India accusata di "conversioni illegali di massa"
Il Baratiya Janata Party parla di "minaccia alla sicurezza nazionale"

ROMA, venerdì, 6 novembre 2009 (ZENIT.org).-

La Chiesa cattolica e i cristiani degli Stati del Madhya Pradesh e del Chhatisgarh, nella regione centrale del Paese, sono diventati bersaglio delle accuse di “conversioni illegali di massa” lanciate dal Baratiya Janata Party (BJP), un partito nazionalista indù attualmente all'opposizione nel Governo federale dell'India ma molto influente in varie zone.

Padre Anand Muttungal, portavoce della Chiesa cattolica nei due Stati, ha segnalato all'agenzia Fides che il Presidente Nazionale del BJP, Shri Rajnath Singh, è intervenuto recentemente a un incontro pubblico a Bhopal (capitale del Madhya Pradesh), a cui erano presenti i leader di diverse religioni, stigmatizzando le “conversioni di massa realizzate illegalmente dai cristiani in India, specialmente nel Nordest”.

A suo avviso, queste azioni avrebbero portato alla “conversione del 30% della popolazione tribale in Chhattisgarh e Jharkhand”.

Secondo il leader del BJP, è necessario bloccare in ogni modo, anche a costo di cambiare la Costituzione, il fenomeno di “usare sistematicamente mezzi illegali per le conversioni di massa”.

La Chiesa locale ha risposto alle accuse sostenendo che “se ciò fosse vero, sarebbe un brutto segnale per tutta la Nazione, e sarebbe interesse dell’intero Paese accertare fatti legati alle conversioni illegali”.

“Occorrerebbe fare un rapporto alla polizia e deplorare tali conversioni”, ha detto padre Anand, che ha scritto una lettera ufficiale a Shri Rajnath Singh.

Per il sacerdote, “si stanno usando gli slogan e il tema delle conversioni per puri motivi elettorali e per conquistare gli indù”.

Le accuse, ha sottolineato, portano a una vera campagna d'odio contro i cristiani: “In Madhya Pradesh chiese, centri di preghiera, istituti, individui cristiani sono soggetti ad attacchi brutali da parte di individui e gruppi integralisti”, “e il Governo non fa nulla per fermarli. Bisogna fermare e denunciare tali affermazioni infondate e inaccettabili”.

Il leader del BJP ha anche dichiarato che “gli stranieri stanno utilizzando la religione per infiltrarsi nella cultura indiana” e che è in atto “una reale minaccia alla sicurezza nazionale”.

“Serviamo la Nazione con un vasto impegno nel campo dell’istruzione, della salute e dello sviluppo umano – ha risposto la comunità cristiana –. Molti indù che sono, fra l’altro, nel BJP hanno ricevuto l’istruzione in strutture cattoliche”.

“Vorremmo ricordare al BJP che la Costituzione indiana garantisce libertà di religione, libertà di pensiero e libertà di espressione: il che significa anche libertà di cambiare e abbracciare un’altra religione o ideologia”, dichiarano i cristiani.

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La replica della Chiesa

Cristiani in India accusati di proselitismo


New Delhi, 7. La comunità cristiana in India continua a essere al centro degli attacchi dei fondamentalisti indù, in particolare quelli che aderiscono al Bharatiya Janata Party (Bjp), il cui presidente, Shri Rajnath Singh, ha recentemente affermato che le "conversioni illegali di massa condotte da forze straniere costituiscono una minaccia per la sicurezza interna del Paese".
Il leader politico, parlando durante una cerimonia a Bhopal, nello Stato del Madhya Pradesh, ha esplicitamente fatto riferimento ai missionari stranieri, accusandoli "di usare la religione per infiltrasi in India e corromperne la cultura". Il presidente del Bjp ha puntato l'indice soprattutto contro i cristiani che, a suo parere, "opererebbero proselitismo di massa specialmente nel nord-est della nazione" e avrebbero portato alla conversione "il 30 per cento della popolazione tribale in Chhattisgarh e in Jharkhand".
Il portavoce della Catholic Bishops' Conference  of India (Cbci), padre Babu Joseph Karakombil, ha replicato al leader indù definendo le sue affermazioni volte "a minare l'unicità del mosaico religioso e culturale dell'India". Per il portavoce della Cbci, inoltre, le parole del presidente del Bjp sono "prive di tatto e di cattivo gusto e la popolazione si aspetterebbe affermazioni più mature e responsabili da parte di un leader politico".
Il Bjp, il partito nazionalista indù, pur attualmente all'opposizione all'interno del Governo federale, guida alcuni Stati dell'India, portando avanti una politica aggressiva nei confronti delle minoranze.
Spesso, proprio le accuse di proselitismo rivolte ai cristiani sono state le spinte per innescare le violenze. Padre Anand Muttungal, portavoce della Chiesa cattolica in Madhya Pradesh e in Chhattisgarh, ha dichiarato che si tratta di accuse false e non provate. "Se ciò fosse vero - ha specificato il portavoce - sarebbe un brutto segnale per tutta la nazione e sarebbe interesse dell'intero Paese accertare fatti legati alle conversioni di massa. Occorrerebbe fare un rapporto alla polizia e deplorare tali conversioni".
Secondo padre Muttungal, il quale ha anche scritto una lettera al presidente del Bjp, in realtà dietro le accuse ci sarebbero "puri motivi elettorali per conquistare gli indù". Infatti, i consensi per il Bjp, in base ai risultati delle ultime elezioni, risultano in forte calo in Maharashtra, in Haryana e in Arunachal Pradesh. Il portavoce ha aggiunto che questa politica sta portando frutti di odio nei confronti della comunità cristiana:  "In Madhya Pradesh - ha spiegato - chiese, centri di preghiera, istituti religiosi e persone, sono oggetti di attacchi brutali da parte dei fondamentalisti e il Governo non fa nulla per fermarli".
Il tema delle conversioni è stato peraltro al centro delle riflessioni dei partecipanti al Congresso missionario, svoltosi in India nel mese di ottobre. Il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e vicepresidente della Cbci, aveva sottolineato per l'occasione che "la Chiesa cattolica non è un partito politico e non cerca potere e prestigio, né di aumentare il numero dei fedeli per esercitare maggiore influenza". Padre Muttungal, nella lettera inviata al presidente del Bjp, ha evidenziato che "la Chiesa cattolica in India serve la nazione con vasto impegno nel campo dell'istruzione, della salute e dello sviluppo umano". Il portavoce, a tale proposito, ha puntualizzato che anche alcuni appartenenti al Bjp hanno ricevuto un'educazione in istituti cattolici. "Vorremmo ricordare al Bjp - ha concluso - che la Costituzione indiana garantisce libertà di religione, libertà di pensiero e libertà di espressione e ciò significa anche libertà di cambiare e abbracciare un'altra religione o ideologia".


(©L'Osservatore Romano - 8 novembre 2009)
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India: nuova profanazione di una chiesa

L'Arcivescovo di Bangalore: “Sono profondamente ferito”


BANGALORE, mercoledì, 11 novembre 2009 (ZENIT.org).-

L'Arcivescovo di Bangalore, monsignor Bernard Moras, ha denunciato la mancanza di risposte da parte del Governo in seguito a una nuova profanazione di una chiesa nello Stato indiano del Karnataka.

La chiesa cattolica di Sant'Antonio a Kavalbyrasandra, nei dintorni di Bangalore, è stata oggetto di atti di vandalismo e di profanazione sabato notte, ha reso noto “Elises d'Asie”, l'agenzia informativa delle Missioni Estere di Parigi (MEP).

Il sagrestano ha scoperto l'accaduto aprendo la chiesa per preparare la Messa alle cinque del mattino di domenica.

Il tabernacolo era rotto e le ostie giacevano al suolo. Gli armadi sono stati saccheggiati, le cassette dell'elemosina forzate e sono stati rubati rubato un calice d'oro, due pissidi e altri oggetti sacri.
Il parroco, padre Arockiadas, ha ricordato che la chiesa, che ha più di 5.000 fedeli, era stata riaperta dopo alcune opere di ampliamento l'11 settembre scorso senza che si verificassero incidenti o scontri con le comunità non cristiane.

Lo Stato del Karnataka ha subito “molti attacchi alle chiese”, ma “non è stato arrestato alcun colpevole, nonostante le promesse delle forze di polizia”, ha denunciato monsignor Moras.
Il presule ha detto di essere sorpreso dalla mancanza d'azione del Governo e di aver perso del tutto la fiducia nella polizia.
“Sono profondamente ferito da questa profanazione del Santissimo Sacramento, che è al cuore della nostra fede”, ha dichiarato.
L'Arcivescovo ha anche esortato i fedeli a mantenere la calma. Quasi mille persone si sono riunite nella chiesa per pregare.
La polizia ha pattugliato la zona con cani-poliziotto, e gli esperti hanno provato a trovare orme e indizi.

Il 10 settembre scorso, un'altra chiesa aveva subito atti vandalici, mentre i cristiani del Karnataka si preparavano a commemorare il triste anniversario degli attacchi anticristiani dell'anno scorso, perpetrati da alcuni estremisti indù.
In quell'occasione, la chiesa di San Francesco di Sales di Hebbagudi, vicino Bangalore, è stata assaltata da circa 25 individui non identificati, che hanno rotto una decina di finestre e distrutto le statue di una Via Crucis davanti al tempio.
Il parroco ha rivolto un appello al Governo dello Stato: “Chiediamo giustizia davanti al Governo e alle autorità competenti perché i cittadini indiani possano praticare in sicurezza la propria religione”.

In quel momento, un acceso dibattito ha agitato l'Assemblea legislativa del Karnataka. Uno dei leader dell'opposizione ha denunciato che “da quando il Bharatiya Janata Party (BJP) è arrivato al Governo nel maggio 2008 si sono susseguiti gli attacchi a chiese, moschee e altri luoghi di culto. Non c'è armonia sociale né religiosa”.
Dopo l'Orissa, epicentro della violenza anticristiana del 2008, lo Stato del Karnataka è uno dei più colpiti dagli attacchi, con più di 40 luoghi di culto saccheggiati e numerosi cristiani aggrediti e feriti gravemente.
La mancanza d'azione o la complicità del Governo e della polizia durante gli attacchi sono state prese di mira, in particolare da monsignor Moras.
Come aveva fatto con l'Orissa, il Governo federale ha minacciato quello del Karnataka di farsi carico della situazione se lo Stato si fosse mostrato incapace di controllare i fanatici indù.
La Costituzione del Paese permette un intervento federale se uno degli Stati non riesce a difendere i diritti dei cittadini.
Da parte loro, i cristiani del Karnataka avevano deciso, su iniziativa di monsignor Moras, di unirsi in un forum ecumenico, il KUCFHR, per difendere i propri diritti fondamentali.
Delegazioni di 113 denominazioni cristiane si sono riunite, in una grande dimostrazione di unità, il 19 giugno scorso.
Il Forum si è dotato di una direzione tricefala, con monsignor Moras (che è anche presidente del Consiglio dei Vescovi cattolici del Karnataka), il Vescovo della Chiesa dell'India del Sud (Church of South India, CSI) e quello della Chiesa metodista.
Secondo le statistiche nazionali del 2001, lo Stato del Karnataka ha più di 53 milioni di abitanti, per la grande maggioranza indù. I musulmani rappresentano circa il 12% della popolazione, i cristiani meno del 2%, subendo regolarmente gli attacchi dei fondamentalisti indù.
Come durante l'attacco del settembre scorso, il Ministro dell'Interno del Karnataka, V.S. Acharya, membro del BJP, ha definito la profanazione della chiesa di Sant'Antonio un “incidente minore”.
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12/4/2009 6:46 AM
 
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L'arcivescovo di Guwahati invita alla conciliazione le comunità dell'Assam

Iniziative dei cattolici dell'India per un Natale di pace


Guwahati, 3. "Diffondere la speranza" e "infondere il respiro della pace" sono i due temi che maggiormente caratterizzano il "messaggio di pace in preparazione del Natale" rivolto dall'arcivescovo di Guwahati, monsignor Thomas Menamparampil, ai cristiani e alla popolazione dell'Assam.

In questo Stato dell'India settentrionale, con quasi ventisette milioni di abitanti, i cristiani costituiscono una piccola comunità, pari al quattro per cento della popolazione, che spesso è chiamata a svolgere un ruolo di mediazione nei frequenti scontri tra la maggioranza induista, sessantacinque per cento, e la minoranza musulmana, trentuno per cento.

"Quando Gesù ha detto "la pace sia con voi" - scrive nel messaggio l'arcivescovo Menamparampil - le truppe romane percorrevano il mondo occidentale imponendo la loro idea di pace". Oggi come allora "la storia si ripete" sottolinea il presule. Per l'arcivescovo di Guwahati "il potere più forte impone le sue condizioni al più debole, le comunità più imponenti prevalgono su quelle più fragili, sulle minoranze etniche e su quelle religiose".

Per monsignor Menamparampil, l'Assam rappresenta un esempio di dinamiche di forza che spesso sfociano in scontri anche violenti tra le comunità fino agli attentati dovuti ai gruppi più estremisti. L'arcivescovo, tuttavia, non accetta la logica della semplice condanna della violenza ma, insieme ai suoi volontari del Joint Peace Team of North-East India, cerca di continuare il dialogo anche con chi mostra di non credere più nella pace.

"La missione di pacificatore - afferma monsignor Menamparampil - non è altro che infondere la pace in chi è riluttante e riaccendere in lui una sensibilità che sta volgendo alla morte". Quindi per il presule il vero dono del cristiano è quello di "diffondere un messaggio di speranza" per chiunque perché chi ha scelto Cristo "diventa il portatore della pace che Lui dona".

Anche i cristiani nel Sud dell'India stanno preparandosi per mezzo di varie iniziative benefiche all'imminente periodo della celebrazione del Natale. Tra queste, quella promossa dai Servi della carità, Opera don Guanella per la "Giornata della vita" celebratasi domenica scorsa a Thalavadi, diocesi di Ootacamund, nella zona Nord-Occidentale dello Stato del Tamil Nadu. L'iniziativa è stata presa a favore di quattrocentocinquanta disabili che vengono assistiti a domicilio da religiosi e volontari cristiani in oltre cento villaggi di questa zona. Per richiamare l'attenzione dei fedeli del Tamil Nadu su quanti vivono situazioni di grande disagio psico-fisico, aggravate dalla povertà, i Servi della carità hanno messo a disposizione il loro centro di Nazareth Illam per questa "Giornata della vita" che si è svolta con momenti di preghiera, incontri tra i volontari cristiani che prestano il loro tempo libero per aiutare i disabili e le loro famiglie, un pasto conviviale per far socializzare gli assistiti che vivono su un vasto territorio.

Tuttavia, anche in prossimità del Natale, i cristiani dell'India continuano a essere accusati di fare proselitismo e di operare conversioni forzate da parte degli estremisti indù. Per ribattere alle false accuse, si è tenuto, nei giorni scorsi a Bangalore, nello Stato del Karnataka, un forum ecumenico al quale hanno partecipato cinquecento sacerdoti e pastori di diverse Chiese cristiane. A presiedere l'incontro è stato invitato monsignor Bernard Blasius Moras, arcivescovo di Bangalore. Nel suo intervento, il presule ha ribadito che le accuse di proselitismo e di conversioni forzate hanno spesso motivazioni politiche piuttosto che religiose.


(©L'Osservatore Romano - 4 dicembre 2009)
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2/23/2010 7:51 PM
 
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Scontri dopo le polemiche per un'immagine blasfema sui libri scolastici

Per le violenze in India i presuli invocano la pace


New Delhi, 23. La Chiesa cattolica stigmatizza ogni gesto provocatorio e invita allo stesso tempo alla calma e alla pacificazione. C'è infatti forte preoccupazione nello Stato del Punjab, in India, per l'escalation di violenza contro la comunità cristiana.
Nei giorni scorsi due chiese sono state completamente devastate, mentre una terza è stata parzialmente incendiata, a seguito degli scontri avvenuti per la pubblicazione di una immagine blasfema di Gesù. L'immagine - realizzata dalla casa editrice Skyline Pubblications di New Delhi e riportata in un testo scolastico adottato su scala nazionale - raffigura Cristo, definito "idolo", mentre fuma e beve alcolici. L'immagine è apparsa sui media in diversi Stati del Paese, mentre nel Punjab, il ritratto è stato esposto anche nelle vie della città di Jalandhar. I cristiani della città hanno quindi chiesto, in maniera pacifica, di rimuovere dalle strade le affissioni blasfeme, provocando però la reazione negativa dei membri di alcune organizzazioni fondamentaliste indù, in particolare Bajrang Dal, Vishwa Hindu Parishad e Shiv Sena. Nella città di Batala, nel distretto di Guardaspur, la violenze scatenate dai fondamentalisti hanno raggiunto il culmine con gli attacchi alle chiese e il saccheggio di alcune abitazioni, tra cui quelle dei pastori delle comunità che sono stati anche aggrediti.
Il coprifuoco iniziale imposto dalle autorità è stato parzialmente tolto e la situazione è tornata relativamente calma, ma non pochi sono ora a temere che nel Punjab possa verificarsi un'altra ondata di attacchi alla comunità cristiana di uguale intensità a quella che si è verificata in Orissa nel 2008. I presuli indiani hanno esortato all'armonia religiosa. Padre Babu Joseph, portavoce della Catholic Bishops' Conference of India, ha affermato:  "I vescovi hanno condannato questo atto blasfemo e rinnovano l'appello per la pace nel Punjab e in tutta l'India". L'arcivescovo di Guwahati, Thomas Menamparampil, ha detto di "confidare in una soluzione pacifica" della vicenda. Inoltre, i presuli hanno chiesto alle autorità di rilasciare venticinque cristiani arrestati a seguito degli scontri.
Anche le organizzazioni indù moderate hanno condannato la pubblicazione dell'immagine blasfema, chiedendo l'arresto dei colpevoli. Il Governo locale ha assicurato l'adozione di ogni misura per arginare e prevenire qualsiasi forma di violenza. Il primo ministro del Punjab, Parkash Singh Badal ha affermato che "a nessuno è consentito di disturbare la pace nella regione". Oltre duemila poliziotti sono stati schierati per vigilare contro eventuali nuove azioni dei fondamentalisti. Inoltre l'autorità statale ha acconsentito a risarcire la comunità cristiana per i danni subiti. Le violenze anticristiane non sono una novità per il Punjab:  qui come in altri Stati indiani, la democrazia e la pacifica convivenza sono messe a rischio dall'attività dei fondamentalisti che seguono l'ideologia dell'hindutva per la creazione di una nazione teocratica. Secondo l'ultimo rapporto del Ministero dell'Interno, negli ultimi cinque anni gli attacchi alla comunità cristiana sono stati 3.800. Il fondamentalismo religioso sarà uno dei temi centrali della prossima assemblea dei vescovi indiani, di cui si parla in un articolo a parte pubblicato sulla stessa pagina de "L'Osservatore Romano".


(©L'Osservatore Romano - 24 febbraio 2010)
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Anche tre presuli tra i fermati dopo una marcia a difesa dei dalit

Centinaia di cristiani arrestati in India


Chennai, 6. Una pacifica marcia a sostegno dei diritti dei dalit cristiani in India, è degenerata nei giorni scorsi nell'arresto, per alcune ore, di centinaia di cristiani, tra cui tre presuli cattolici. Il fatto è accaduto a Chennai, capoluogo dello Stato del Tamil Nadu. La marcia aveva preso le mosse il 10 febbraio dalla città di Kanyakumari e in varie tappe, lungo un percorso di ben ottocento chilometri, è poi approdata a Chennai, dove ai manifestanti si sono uniti i membri della comunità cristiana locale, tra cui i leader religiosi. L'iniziativa ha visto l'adesione di migliaia di persone e intendeva sensibilizzare le autorità statali sulle discriminazioni subite dai cosiddetti "fuori casta". Quando il corteo si è snodato per le vie di Chennai, la polizia ha reagito compiendo numerosi fermi tra la folla, inclusi i presuli. Tra i fermati ci sono stati l'arcivescovo di Madurai, Peter Fernando, l'arcivescovo di Madras and Mylapore (Meliapor), A. Malayappan Chinnappa e il vescovo di Chingleput, Anthonisamy Neethinathan.
"Migliaia di cattolici e protestanti si sono riuniti a Chennai - ha raccontato il segretario della commissione per i dalit dell'episcopato, padre Cosmon Arokiaraj - per concludere la lunga marcia organizzata per chiedere uguaglianza per i dalit cristiani. A centinaia sono stati fermati e rinchiusi senza una giustificazione, a riprova della discriminazione di cui siamo fatti oggetto". In un breve comunicato della Catholic Bishop's Conference of India (Cbci) si stigmatizza l'accaduto, sottolineando che "questo è il modo con il quale il governo del Tamil Nadu e quello centrale rispondono alle legittime e democratiche istanze di pace e di amore della comunità cristiana". Peraltro, due presuli volevano incontrare il primo ministro del Tamil Nadu, ma questi ha replicato "che non era preparato all'incontro con i leader cattolici". La questione dei dalit è stata al centro anche dell'ultima assemblea della Cbci a Guwahati.
La marcia, si sottolinea, era un'iniziativa annunciata da tempo e, proprio per questo, conosciuta da parte delle autorità e le forze dell'ordine. I leader della comunità cristiana hanno chiesto alle autorità di compiere un'indagine su quanto avvenuto ed evidenziano che, nonostante gli arresti, continueranno a sostenere i diritti dei dalit. Il giorno prima della manifestazione a Chennai, l'arcivescovo Chinnappa, che fra l'altro presiede il consiglio dell'episcopato nel Tamil Nadu, aveva denunciato nel corso di una conferenza stampa i ritardi che sta subendo l'iter di approvazione di un provvedimento legislativo che consente un uguale trattamento tra i dalit delle varie minoranze presenti nel Paese. Ai "fuori casta" cristiani e musulmani, per esempio, è tuttora inibito l'accesso al lavoro e ai servizi di base, concesso invece ai dalit indù; oppure i dalit che si convertono al cristianesimo o all'islam perdono ogni diritto goduto in precedenza. In pratica, i dalit cristiani e musulmani chiedono al Governo centrale di cancellare il terzo paragrafo del Constitution Scheduled Castes Order del 1950 che concede lo status e i diritti previsti per i fuori casta solo a indù, buddisti e sikh. Peraltro, la commissione nazionale per le minoranze linguistiche e religiose ha definito la norma discriminatoria e contraria ai dettami della Costituzione.
In occasione delle celebrazioni per il 60° anniversario della proclamazione della Repubblica e dell'entrata in vigore della Costituzione, avvenuti il 26 gennaio 1950, il presidente della Cbci, il cardinale arcivescovo di Bombay, Oswald Gracias, aveva affermato:  "In India, la Chiesa cattolica è sempre stata al servizio della nazione per realizzare il bene comune. Dopo lo Stato, la Chiesa è la principale istituzione che provvede all'istruzione per formare persone che possano dare un effettivo contributo alla società e al Paese. I cattolici sono promotori del dialogo per costruire ponti di comprensione, fiducia e armonia tra persone di ogni casta, credo politico e religioso e appartenenza etnica".
Intanto, nei giorni scorsi a Sagar, nel Madhya Pradesh, si è svolta un'altra manifestazione di sostegno per i diritti delle donne, alla quale, fra gli altri, ha partecipato un gruppo di religiose. In particolare, la protesta verteva sull'esigenza di migliorare l'accesso al sistema scolastico. Anche se il Governo indiano ha espresso un forte impegno verso l'istruzione a favore di tutti, senza distinzioni tra sessi, il Paese risulta ancora tra quelli nel mondo con l'indice di analfabetizzazione più alto per quanto riguarda le donne. Questo, ha aggiunto, non ha soltanto un impatto negativo sulla vita delle stesse donne, ma anche su quella delle loro famiglie e, in generale, sullo sviluppo economico della nazione.


(©L'Osservatore Romano - 7 marzo 2010)
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