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Domenica a Nazaret la beatificazione di Marie-Alphonsine Danil Ghattas

Last Update: 11/26/2009 8:16 AM
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Domenica a Nazaret la beatificazione di Marie-Alphonsine Danil Ghattas

Ha restituito dignità alla donna in Terra Santa


di Angelo Amato

Arcivescovo prefetto della Congregazione
delle Cause dei Santi

Suor Marie-Alphonsine Danil Ghattas è nata a Gerusalemme, il 4 ottobre 1843, in una famiglia cristiana che contava diciannove figli, dei quali undici morti in tenerissima età. Al battesimo - 19 novembre 1843 - ricevette i nomi di Soultaneh (Sovrana) e Maria.
La piccola fu fortunata, perché proprio in quel periodo il primo Patriarca latino di Gerusalemme, monsignor Valerga, per vincere l'analfabetismo delle bambine, chiamò in Palestina le suore di san Giuseppe. 
Appena aperta, la loro scuola registrò un successo straordinario accogliendo più di cento bambine, e tra queste anche la piccola Maria Soultaneh. Affascinata dalle suore, la bambina manifestò il desiderio di consacrarsi al Signore. Ma il padre bloccò sul nascere questa sua aspirazione, per il fatto che era inconcepibile lo stato verginale per una giovane. Ma una grazia ricevuta dalla Madonna, che lo fece guarire da gravissime scottature, gli fece cambiare opinione. Però si fece promettere che la figlia non sarebbe stata formata in Francia.

Così, nel 1858, la piccola è postulante presso le suore di san Giuseppe dell'Apparizione. La congregazione era stata fondata, qualche anno prima, in Francia da santa Emilie de Vialar. Era la prima congregazione religiosa femminile a installarsi in Palestina dal tempo delle crociate. Il 30 giugno 1860, quasi a diciassette anni, la ragazza ricevette l'abito religioso e il nome di suor Marie-Alphonsine, e tre anni dopo emise la professione religiosa. Fu subito incaricata dell'insegnamento del catechismo in lingua araba. Dalla sua ansia apostolica e dal suo dono di parlare alle anime con entusiasmo e convinzione, nacquero la confraternita dell'Immacolata Concezione e l'associazione delle madri cristiane. Poco dopo è a Betlemme, dove continua la sua opera di catechista. 

A partire dall'epifania del 1874 la sua vita fu condizionata dalla presenza mistica della Beata Vergine, la quale la condurrà a poco a poco a gettare le basi della futura fondazione della congregazione delle suore del rosario. Però suor Marie-Alphonsine non si sentiva in grado di fare ciò sia per non abbandonare le amate consorelle sia perché si riteneva inadatta a tale compito. Si reca, per consiglio, a Gerusalemme dal Patriarca Vincenzo Bracco. Ma Maria le apparve di nuovo, sollecitando la fondazione. Intanto, la Vergine le indicò anche il direttore spirituale don Tannous, prete colto e pio. Nel 1880, sotto le guida di don Tannous le prime sette giovani si riunirono in una casa, la prima del nascente istituto. Suor Marie-Alphonsine, però, non ne fece subito parte, ma solo dopo tre anni. Ottenuta dal Papa la dispensa dal voto di obbedienza il 12 settembre 1880, visse per tre anni ritirata nella casa del padre. Le prime consacrate presero l'abito - vestito blu con mantello nero, colletto bianco e una corona del rosario - il 15 dicembre 1881 dalle mani del Patriarca Bracco. Era un vero miracolo, dal momento che le famiglie cristiane stesse ritenevano una follia fondare una congregazione interamente araba. La congregazione ebbe l'approvazione pontificia il 4 agosto 1959.

Suor Marie-Alphonsine fu poi inviata a Naplus, a Zababdeh, a Betlemme, dove fu superiora della casa per quindici anni, dal 1893 al 1908. Dopo, la troviamo a Gerusalemme, per riposo. Ma, nel 1917, a settantaquattro anni, fu incaricata di fondare e di dirigere un orfanotrofio nella casa che era dei suoi genitori ad Ein-Karem. Questi ultimi anni furono contrassegnati da un intenso fervore religioso. Per presentarsi pura davanti al Signore si confessava tutti i giorni. Morì ad Ain Karem, il 25 marzo 1927, il giorno dell'Annunciazione, all'età di 84 anni, mentre recitava il rosario e con le parole dell'Ave Maria sulla bocca.

Ci sono due elementi significativi da tener presente nella figura di suor Marie-Alphonsine. Il primo è l'assoluto silenzio che mantenne a proposito delle apparizioni della Vergine. Ne scrisse su ordine di don Tannous, ma il suo diario - iniziato nel 1879 - fu da lei tenuto segreto e fu conosciuto soltanto dopo la morte. In secondo luogo è da rilevare la sua profonda umiltà, pur nella consapevolezza di essere uno strumento di bene nelle mani di Maria.

Tra le testimonianze sulla sua santità, la più convincente è quella delle sue consorelle, che ripetevano spesso:  "Ci sentivamo così felici di vivere in sua compagnia. Era una santa. Praticava l'obbedienza, il rispetto dell'autorità e la povertà a un altissimo grado. Pregava incessantemente. Tutta la sua vita si riassume in lavoro e preghiera". Le sue memorie furono importanti perché finalmente si venne a sapere che la vera "fondatrice" della nuova congregazione era stata la Vergine Maria, che la serva di Dio ne era stato il tramite e lo strumento docile, e che, infine, don Tannous, era stato di aiuto all'inizio, quando la beata era ancora legata alle suore di san Giuseppe.

Due sono le caratteristiche della figura della beata Marie-Alphonsine:  la sua "marianità" e la preghiera del rosario. La marianità era il fulcro della sua spiritualità. Per le sue visioni mariane è una specie di Bernadette Soubirous araba. La Madonna era tutto nella vita di questa figlia prediletta e fedele. Suor Marie-Alphonsine irradiava e donava Maria con tutto il suo essere femminile. All'iniziativa di Maria suor Marie-Alphonsine corrispondeva con la sua docilità filiale. Maria era onnipresente nella sua esistenza. Era per lei la vocazione e la regola vivente della donna e della consacrata, in particolare.

Questa marianità si esplicitava in concreto in una devozione intensissima al rosario, che era la sua preghiera continua, la sua àncora di salvezza e la fonte di ogni grazia celeste. Il rosario è la nota distintiva della sua santità. Si osserva in suor Marie-Alphonsine una sintesi spirituale tra Occidente e Oriente. La devozione all'Eucaristia è una caratteristica saliente della sua spiritualità latina:  "Ella assiste talvolta a 15 o 20 messe al giorno, in occasione delle feste, ciò che costituisce un tratto essenzialmente latino, giacché questa pratica non esiste nell'Oriente cristiano".

Di tipo orientale è, invece, la sua particolare devozione per la festa dell'Epifania. Oltre al fatto che tale ricorrenza le ricordava il suo nome - Ghattas significa "Epifania" - proprio in questa solennità ella ricevette speciali visioni mariane. Grande merito di suor Marie-Alphonsine fu quello di aver elevato le condizioni della donna in Palestina, sia con l'istruzione e l'insegnamento, sia anche fondando un istituto religioso composto solo di donne del posto e con lo scopo dell'insegnamento religioso, per vincere l'analfabetismo delle donne. Non è esagerato affermare che, mediante l'esempio e l'opera di suor Marie-Alphonsine, la Vergine abbia restituito alle donne della Terra Santa la dignità e la nobiltà che spetta loro nel piano di Dio. Di qui l'universalità della figura di suor Marie-Alphonsine, che considerava Maria come la vocazione e la misura della femminilità e il modello etico-spirituale della donna in genere e della consacrata in particolare.

Una caratteristica precisa della sua santità è data dalla sua profonda umiltà. Nonostante la sua familiarità con la Beata Vergine, nemmeno con la sorella, madre Hanné, parlò delle visioni e dei segreti del suo cuore. La sua umiltà fu impreziosita dal sopportare serenamente il disprezzo altrui e l'ingiustizia. Anche all'interno della sua congregazione, ricevette umiliazione ed emarginazione. Suor Madeleine, la cuciniera della casa di Gerusalemme, non aveva mai amato suor Marie-Alphonsine durante la vita. La trattava con rudezza estrema. Ma, alla domanda se credeva a quello che la suora aveva scritto nel suo diario rispose:  "una santa".

La testimonianza di suor Roseline El-Qisar è esemplare a proposito della santità eroica della nostra beata:  "Io la considero una vera santa a motivo della sua particolare pazienza, sopportazione, per esempio col parroco di Betlemme, suo direttore, del segreto che ha sempre tenuto con tutti circa le apparizioni, perfino con la sua stessa sorella, mère Hanneh. Noi se facciamo un sogno di notte, lo raccontiamo subito a tutte il giorno dopo, e lei, con tutte le apparizioni non disse mai nulla. Ancora per la sua ubbidienza, perché veniva cambiata continuamente da una missione all'altra, senza mai lamentarsi. Noi, oggi, anche le suore più giovani, non accetteremmo senza lamentele cambiamenti così continui. L'esempio di ubbidienza di suor Marie-Alphonsine, nei cambiamenti, mi aiutò ad accettare volentieri quando venivo mandata nelle missioni più difficili e lontane, come Ismakiyeh, ove rimasi per dieci anni, ed accettare di essere cambiata di sovente nelle altre missioni". La santità di suor Marie-Alphonsine mostra il radicamento esistenziale del Vangelo nella terra di Gesù e di Maria. La sua è la prima e finora l'unica congregazione palestinese nella Chiesa.

Il miracolo della sua beatificazione è stato il salvataggio di una ragazza precipitata in un pozzo nero e rimasta per alcuni minuti senza aver riportato alcun danno. La mamma di questa giovane al mattino aveva raccomandato a suor Marie-Alphonsine la protezione della giovane. Suor Marie-Alphonsine aveva un attaccamento e un amore speciale per la sua terra, la terra santa di Gesù e di Maria. È un amore discreto ma profondo. La Sacra Famiglia di Nazareth costituiva per lei la sua famiglia, e Maria era la sua mamma celeste. La beatificazione è di particolare conforto per la comunità cattolica in Terra Santa. Essa è anche motivo di speranza a continuare ad affidarsi alla divina Provvidenza e alla protezione materna di Maria.


(©L'Osservatore Romano - 22 novembre 2009)
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Il Papa si unisce alla festa della Terra Santa per la sua nuova beata

Suor Marie-Alphonsine Danil Ghattas


CITTA' DEL VATICANO, domenica, 22 novembre 2009 (ZENIT.org).-

Benedetto XVI si è unito alla festa che ha vissuto questa domenica la Terra Santa in occasione della beatificazione di Marie-Alphonsine Danil Ghattas, religiosa palestinese nata a Gerusalemme.

A lei, ha riconosciuto il Papa recitando l'Angelus, "va il merito" di aver fondato "una Congregazione formata solo da donne del posto, con lo scopo dell'insegnamento religioso, per vincere l'analfabetismo ed elevare le condizioni della donna di quel tempo nella terra dove Gesù stesso ne esaltò la dignità".

"La Beatificazione di questa così significativa figura di donna è di particolare conforto per la comunità cattolica in Terra Santa ed è un invito ad affidarsi sempre, con ferma speranza, alla Divina Provvidenza e alla materna protezione di Maria", ha affermato il Pontefice.

La cerimonia di beatificazione di suor Marie-Alphonsine (1843-1927) è stata presieduta da monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi e Inviato Speciale del Papa per l'evento, nella Basilica dell'Annunciazione di Nazareth.

Marie-Alphonsine, come cofondatrice della Congregazione del Santo Rosario, aprì a Betlemme un laboratorio per dare lavoro alle ragazze povere della città.Nella sua vita percorse la Terra Santa, spaziando da Beit Sahur a Salt, da Nablus a Zababdeh, da Betlemme a Gerusalemme fino ad Ain Karem, dove ebbe un ruolo decisivo nella fondazione di un orfanotrofio e rimase fino al momento della morte.
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Nella basilica dell'Annunciazione di Nazareth la beatificazione di Marie-Alphonsine Danil Ghattas

Conforto e speranza per i cristiani in Terra Santa


Un motivo di "conforto e speranza per tutta la comunità cattolica in Terra Santa". Così l'arcivescovo Angelo Amato ha sottolineato il significato della beatificazione di suor Marie-Alphonsine Danil Ghattas, avvenuta domenica mattina 22 novembre, nella basilica dell'Annunciazione di Nazareth. Il rito è stato presieduto dal prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi alla presenza del patriarca di Gerusalemme dei Latini Fouad Twal, che ha presieduto l'Eucaristia, dell'arcivescovo Antonio Franco, nunzio apostolico in Israele e in Cipro, delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, di numerosi vescovi, religiosi e religiose, tra i quali il postulatore padre Francesco Ricci e la superiora della congregazione del rosario Iness Al-Yacoub.

Nel messaggio pronunciato durante la celebrazione monsignor Amato ha sottolineato in particolare l'opera svolta dalla religiosa - nata nel 1843 a Gerusalemme e morta ad Ain Karem il 25 marzo 1927 - per far "risplendere maggiormente la dignità e la nobiltà della donna". Da qui - ha notato - deriva "l'universalità della figura di suor Marie-Alphonsine, che considerava Maria come la vocazione e la misura della femminilità e il modello etico-spirituale della donna in genere e della consacrata in particolare".

"La santità di madre Marie-Alphonsine mostra - ha aggiunto il presule - il radicamento esistenziale del Vangelo nella terra di Gesù e di Maria. La beata aveva un amore speciale per questa terra, la sua terra, la terra benedetta da Gesù. La sacra Famiglia di Nazareth costituiva per lei la sua famiglia, e Maria era la sua mamma celeste". Le beatitudini proclamate da Gesù in questa Terra "furono da lei vissute in modo nobilmente eroico". Per questo ella resta non solo "un testimone credibile del Vangelo" ma anche "una gloria della Chiesa cattolica e una perla preziosissima di questa nobile Terra di Gesù". La sua beatificazione - è stato l'auspicio di monsignor Amato - dia nuovo slancio alla Chiesa locale perché "continui ad aver fiducia nella divina Provvidenza e nella efficace protezione di Maria, la madre che non lascia mai soli i suoi figli".

Nell'omelia il patriarca ha detto che "Madre Marie-Alphonsine è una immagine preziosa, araba e gerosolimitana ad un tempo, una illustrazione splendida del Vangelo di Cristo". "Sultaneh Ghattas - ha aggiunto il presule tratteggiando le tappe principali della sua vita - nacque in una famiglia pia e laboriosa di Gerusalemme, una famiglia in cui insieme si lavorava e insieme si pregava. Già dalla sua prima giovinezza Sultaneh comprese che Dio la chiamava a donarsi totalmente e ad abbracciare la vita religiosa. Non appena avvertì il desiderio di questa vocazione, ella si confidò con i genitori, che però si dimostrarono contrari. La giovane ebbe molto a soffrire, soprattutto da parte del padre, che vietò il suo ingresso nella vita religiosa. Egli, infatti, non voleva che la sua figlia tanto amata lo abbandonasse e andasse a studiare in Occidente - unico modo allora previsto per diventare religiosa".

Entrata tra le suore di san Giuseppe dell'Apparizione, ebbe ripetute visioni della Vergine, che le chiese di fondare "per le figlie del suo paese una congregazione locale di suore, che avrebbero dovuto prendere il nome di suore del rosario". "Dopo l'incontro spirituale tra padre Joseph Tannous e madre Marie-Alphonsine - ha evidenziato Twal - la congregazione del rosario fu strettamente legata al patriarcato latino. Questo vincolo rimase anche in seguito, costituendo una delle caratteristiche fondamentali della congregazione del rosario, che fu, è e sarà sempre il braccio destro del patriarcato latino nelle scuole, parrocchie e istituzioni. Insieme, generazione dopo generazione, i sacerdoti del patriarcato latino e le suore del rosario hanno testimoniato e testimoniano il Vangelo nella diocesi e negli altri paesi arabi".

Il patriarca ha poi proposto alcune riflessioni sulle virtù eroiche praticate dalla beata, "virtù che aveva inizialmente ereditato dai suoi genitori". "È soprattutto la famiglia - ha sottolineato il presule - a seminare le virtù umane e cristiane nel cuore dei bambini. I membri della famiglia Ghattas si riunivano ogni sera attorno alla statua della Vergine, pregando il rosario. Seguiva poi l'ascolto di una meditazione, preparata dal padre, sulla vita di Cristo o della Vergine. È a questa limpida sorgente che Marie-Alphonsine si abbeverava giorno per giorno. Ne ricavò una pietà profonda, un'immensa fede nella Provvidenza ed un'incondizionata e filiale fiducia nella Vergine Maria.
Si distinse però soprattutto in due particolari virtù:  per l'amore al silenzio e alla vita nascosta da una parte e per l'amore alla croce e al sacrificio dall'altra".

A questo proposito, il patriarca ha fatto notare che il silenzio "fu l'espressione della sua profonda santità e della sua incredibile umiltà". "Una vita senza croce e senza sofferenza è un'utopia - ha concluso -. Madre Marie-Alphonsine non solo accettò, ma amò la croce e la sofferenza. Così scrisse nel suo diario:  "Mi sono abituata a sopportare le prove. Tutto quello che era amaro e doloroso, l'ho trovato delizioso. La solitudine è il paradiso del mio cuore e l'obbedienza è il cielo della mia anima. Ho sempre trovato gli ordini dei superiori facili da seguire". Praticò l'ascetismo e la rinuncia. Trascorse lunghe ore al Calvario, imparando dal suo maestro come amare il sacrificio e come partecipare alla sua passione. "Sono convinta che la sofferenza e la stessa morte per amore sono state per il buon Dio la migliore prova d'amore"".


(©L'Osservatore Romano - 23-24 novembre 2009)
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Nuova beata palestinese per la Chiesa in Terra Santa

Marie-Alphonsine Danil Ghattas elevata agli altari a Nazareth

NAZARETH, martedì, 23 novembre 2009 (ZENIT.org).-
 
Fedeli di tutta la Terra Santa hanno riempito la Basilica dell'Annunciazione di Nazareth per celebrare la beatificazione della religiosa palestinese Marie-Alphonsine Danil Ghattas.

Il rito è stato presieduto dal prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi alla presenza del Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Sua Beatitudine Fouad Twal, che ha presieduto l'Eucaristia.

Nata a Gerusalemme nel 1843, suor Maria Alfonsina è stata la cofondatrice della Congregazione delle Suore del Rosario, l’unica Congregazione autoctona di Terra Santa. È morta ad Ain Karem il 25 marzo 1927.

Nel messaggio pronunciato durante la celebrazione, monsignor Amato ha sottolineato in particolare l'opera svolta dalla religiosa per far “risplendere maggiormente la dignità e la nobiltà della donna”.

“La santità di madre Marie-Alphonsine mostra il radicamento esistenziale del Vangelo nella terra di Gesù e di Maria – ha detto –. La beata aveva un amore speciale per questa terra, la sua terra, la terra benedetta da Gesù. La sacra Famiglia di Nazareth costituiva per lei la sua famiglia, e Maria era la sua mamma celeste”.

Per questo, ella resta non solo “un testimone credibile del Vangelo”, ma anche “una gloria della Chiesa cattolica e una perla preziosissima di questa nobile Terra di Gesù”.

La sua beatificazione, è stato l'auspicio di monsignor Amato, dia nuovo slancio alla Chiesa locale perché “continui ad aver fiducia nella divina Provvidenza e nella efficace protezione di Maria, la madre che non lascia mai soli i suoi figli”.

Nell'omelia, il Patriarca Twal ha detto che “madre Marie-Alphonsine è una immagine preziosa, araba e gerosolimitana ad un tempo, una illustrazione splendida del Vangelo di Cristo”.

Sua Beatitudine ha rivelato che la nuova beata ebbe ripetute visioni della Vergine, che le chiese di fondare “per le figlie del suo Paese una congregazione locale di suore, che avrebbero dovuto prendere il nome di Suore del Rosario”.

La Congregazione del Rosario, ha riconosciuto il Patriarca, “fu, è e sarà sempre il braccio destro del Patriarcato latino nelle scuole, parrocchie e istituzioni. Insieme, generazione dopo generazione, i sacerdoti del Patriarcato latino e le Suore del Rosario hanno testimoniato e testimoniano il Vangelo nella Diocesi e negli altri Paesi arabi”.

Il Patriarca ha fatto notare che il silenzio “fu l'espressione della sua profonda santità e della sua incredibile umiltà”.

“Una vita senza croce e senza sofferenza è un'utopia”, ha concluso.

Madre Maria Alfonsina è la seconda beata palestinese dei tempi moderni dopo Mariam Bawardi (1846-1878, religiosa carmelitana della Chiesa greco-melkita, beatificata nel 1983), ma la prima ad essere beatificata nel Patriarcato, seguendo le nuove disposizioni introdotte da Benedetto XVI.
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