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La Chiesa in Spagna

Last Update: 3/8/2010 10:10 PM
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Una dichiarazione dei vescovi sulla via per uscire dalla crisi

In Spagna serve una riconversione morale


di Marta Lago

Una società che "si dimette" dalla sua volontà di vivere, che perde coraggio e teme il futuro:  una situazione urgente, alla quale però i vescovi spagnoli rispondono con speranza attraverso la "Dichiarazione sulla crisi morale ed economica", approvata nella recente assemblea plenaria e presentata alla stampa questo venerdì nella sede della Conferenza episcopale spagnola. S'individuano - come ha spiegato monsignor Juan José Omella, membro della commissione episcopale della Pastorale sociale - le vittime principali della crisi:  le famiglie, soprattutto quelle numerose, e i giovani, i proprietari di piccole e medie imprese, gli agricoltori e gli allevatori, gli immigrati provenienti da Paesi poveri. I presuli ammoniscono contro la scarsa tutela sociale per la famiglia e la riduzione dei diritti degli immigrati, a partire dall'approvazione della nuova legge sugli stranieri. La disoccupazione colpisce in molte famiglie tutti i loro membri. Il numero dei disoccupati è di oltre quattro milioni, ha ricordato monsignor Omella. 

Nell'insieme, la crisi sta diffondendo paura nel futuro; data la sua gravità, i vescovi spagnoli segnalano alcune cause al fine di poter individuare le soluzioni. La perdita di valori morali è il fattore scatenante. Ne sono esempi la mancanza di onestà, l'avidità, la carenza di controllo delle strutture finanziarie. "In fondo - ha sottolineato il vescovo Omella - non è solo una crisi economica e occupazionale. Crediamo che esista una crisi etica, morale, una crisi dell'uomo. Non è una crisi materiale, è una crisi antropologica". Il vero sviluppo, ha aggiunto il presule, "non deve riguardare l'uomo solo nel suo essere materiale, ma tutto l'uomo e tutti gli uomini; il vero sviluppo è possibile solo con Dio".

Sono punti chiave dell'enciclica Caritas in veritate che illumina tutta la Dichiarazione episcopale, nella quale fra l'altro si afferma che "l'aspirazione a ottenere uno sviluppo integrale richiede un rinnovamento etico della vita sociale ed economica che tenga conto del diritto alla vita". Si sottolinea così il monito di Benedetto XVI contenuto nell'enciclica sopracitata, poiché, ha precisato nella presentazione il vescovo ausiliare di Madrid e segretario generale della Conferenza episcopale, monsignor Juan Antonio Martínez Camino, "se si perde la sensibilità ad accogliere una nuova vita, appassiscono altre forme di accoglienza proficue per la vita sociale". Si tratta del "dramma sociale dell'aborto", ha precisato, poiché "un popolo che assiste con il suo assenso sociale e legale a togliere la vita ai suoi figli è un popolo che non è preparato per la solidarietà fraterna", e tutto ciò ha "gravi conseguenze sociali ed economiche". Rispondendo alle domande dei giornalisti presenti, monsignor Martínez Camino ha ammonito contro il serio passo indietro che implica il progetto di legge sull'aborto in Spagna "rispetto all'attuale legislazione depenalizzante, che è già di per sé ingiusta". "Nessuna persona - ha aggiunto - che rispetti gli imperativi della retta ragione può dare il proprio sostegno a questo progetto di legge"; "non ci può essere un sistema giuridico giusto che accetti e autorizzi legalmente il togliere la vita a un essere umano e ancor meno - come succede nel progetto normativo - che tale lesione grave del diritto alla vita pretenda di essere considerata come un diritto. Come può essere un diritto ledere il diritto alla vita dell'essere umano? È un controsenso morale e giuridico", ha denunciato. Il presule ha poi richiamato l'attenzione su un fenomeno "praticamente unico nella storia dell'umanità":  "in situazioni di bonaccia economica e sanitaria la popolazione diminuisce, anche quando non c'è stata una crisi". Si deve a una "mentalità ostile alla vita umana, a una condizione di mancanza del senso della vita e della speranza necessaria per vivere"; "le popolazioni si dimettono dalla loro volontà di vivere", ha concluso il segretario generale della Conferenza episcopato spagnola. Da qui la "perdita di stimolo alla creatività, di impulso economico e sociale, e, naturalmente, la gravissima lesione alle radici della solidarietà e della fraternità".

I vescovi spagnoli chiedono nella loro Dichiarazione "una riconversione morale in tutti i sensi, anche nell'economia", ha ribadito monsignor Omella, attraverso la quale si tenga conto della centralità della persona umana, che deve essere considerata al di sopra delle ideologie. Un impegno al quale i vescovi di Spagna invitano tutti e al quale destineranno l'1,5% del fondo comune interdiocesano. I presuli sono consapevoli della "responsabilità fondamentale dei poteri pubblici nella promozione di soluzioni anticrisi". Hanno tuttavia concluso dicendo che "sarà pure necessario che, come Chiesa samaritana, collaboriamo con altre istituzioni e organizzazioni sociali nella solidarietà alle vittime della crisi".


(©L'Osservatore Romano - 12 dicembre 2009)
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Sostegno alla manifestazione del 7 marzo e a una campagna di sensibilizzazione

La Chiesa spagnola si mobilita contro le norme sull'aborto


 Madrid, 26. Abolizione "quanto prima" della nuova legge sull'aborto, che "dà licenza di uccidere i bambini"; pieno appoggio a qualunque mobilitazione che sia contro il provvedimento e a favore della vita; possibilità di escludere dalla comunione eucaristica i politici che hanno votato la legge; avvio il 25 marzo di una campagna di sensibilizzazione per rendere coscienti i cittadini della gravità della questione. È durissima la reazione dei vescovi spagnoli all'approvazione in via definitiva, da parte del Senato, della legge sulla salute sessuale e riproduttiva e sull'interruzione volontaria di gravidanza. Una legge che, fra l'altro, consente anche alle sedicenni di abortire liberamente entro la quattordicesima settimana di gestazione. Il segretario generale della Conferenza episcopale, Juan Antonio Martínez Camino, vescovo ausiliare di Madrid, l'ha definita "un grave passo indietro nella protezione del diritto inviolabile alla vita", in quanto "non aiuta la donna a portare avanti la maternità, anzi la lascia sola davanti alle sue difficoltà".
Monsignor Martínez Camino, parlando ieri al termine della riunione della Commissione permanente svoltasi a Madrid, ha definito l'aborto come "un dramma e un crimine" e ha ribadito la volontà della Chiesa di continuare a difendere il diritto dei nascituri e a offrire alternative alle donne che hanno bisogno:  "Troveranno nella comunità cattolica la casa della misericordia e della consolazione", ha detto. Il segretario generale ha tenuto a sottolineare che la Conferenza episcopale spagnola appoggerà incondizionatamente "qualsiasi mobilitazione a favore della vita e contro la nuova legge", come quella che si svolgerà a Madrid, Bilbao e in altre città il 7 marzo, annunciando per il 25 dello stesso mese ("Giornata per la vita" in Spagna) l'avvio di una campagna di sensibilizzazione. "Tutto quello che si fa per mantenere viva la coscienza sociale su ciò che è in gioco, ovvero il diritto alla vita degli innocenti e dei più deboli che stanno per nascere, è benvenuto, chiunque lo faccia", ha affermato il vescovo, aggiungendo che la Chiesa "continuerà a dare voce a chi non ha voce e ad appoggiare tutti i movimenti che vanno in questa direzione". Per Martínez Camino uno degli aspetti più preoccupanti delle nuove norme è "la strumentalizzazione dell'educazione al servizio dell'ideologia abortista e le restrizioni all'obiezione di coscienza dei medici", definendo una "triste prospettiva" l'educazione tesa a oscurare la coscienza del diritto inviolabile alla vita dei nascituri.
Riguardo alla possibilità di negare la comunione eucaristica ai parlamentari che hanno votato la legge, il segretario generale non l'ha esclusa tenendo però a fare un distinguo sulla posizione del re Juan Carlos i di Borbone, che dovrà promulgarla:  "Non è la stessa cosa - ha detto il presule - in quanto la situazione del re, legata alla firma del provvedimento, è unica e per lui valgono considerazioni diverse e una qualifica morale distinta rispetto a un parlamentare che dà il suo voto alla legge potendo non darlo". E c'è chi ricorda il precedente di Baldovino i, re del Belgio, fervente cattolico, che nell'aprile 1990 fece obiezione di coscienza abdicando per due giorni pur di non firmare una legge simile, che offendeva la sua religione.
Significative sono comunque le dimissioni dal Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) - il partito del primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero - del vicesindaco di Paradas, Joaquín Manuel Montero. "Mai permetterò che il mio nome compaia assieme a quello di un'organizzazione che legittima la morte di innocenti", ha scritto Montero nella lettera con la quale spiega il suo gesto, criticando il modo in cui il Psoe ha conseguito al Senato "una stretta maggioranza (sei voti) di volontà  comprate  a colpi di concessioni".
Com'è noto, la nuova legge consente alle donne di scegliere liberamente, fino alla quattordicesima settimana di gravidanza, se abortire o meno. La stessa facoltà è riconosciuta alle minori di 16 e 17 anni che devono tuttavia informare almeno uno dei genitori o un tutore, a meno che tale comunicazione rischi di avere ripercussioni gravi (maltrattamenti, minacce, esclusione) in seno alla famiglia. Una scappatoia, quest'ultima, che rischia di trasformarsi in un drammatico via libera, proprio a favore delle donne più giovani, le più bisognose di attenzioni e consigli. Secondo dati recenti del ministero della Sanità e della Politica sociale, in Spagna, nel 2009, ben 115.812 donne (il 3,27 per cento in più rispetto al 2008) si sono sottoposte a interruzione volontaria di gravidanza, e 10.221 di esse avevano tra i 16 e i 18 anni.
L'aborto è inoltre consentito fino alla ventiduesima settimana in caso di pericolo per la salute della madre o di gravi anomalie del feto, ma solo dietro parere medico espresso da professionisti diversi da quelli che effettueranno l'intervento.


(©L'Osservatore Romano - 27 febbraio 2010)

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L'appoggio della Chiesa alla mobilitazione contro la nuova legge

Di nuovo in piazza la Spagna che non vuole l'aborto


 Madrid, 8. La Spagna che non vuole l'aborto ha riempito di nuovo le strade e le piazze, ieri, a Madrid e in altre città (Bilbao, Siviglia, Burgos, Barcellona), in occasione della Marcia internazionale per la vita 2010, convocata da duecentosettanta associazioni con l'obiettivo di chiedere la revoca della nuova legge sulla salute sessuale e riproduttiva e sull'interruzione volontaria di gravidanza che, fra l'altro, consente anche alle sedicenni di abortire liberamente entro le prime quattordici settimane di gestazione. Una legge che, subito dopo la definitiva approvazione (il 24 febbraio in Senato), ha provocato il duro intervento della Conferenza episcopale spagnola che, per voce del segretario generale, Juan Antonio Martínez Camino, vescovo ausiliare di Madrid, ha auspicato l'abolizione "quanto prima" del provvedimento, che "dà licenza di uccidere i bambini", appoggiando qualunque mobilitazione che sia contro questa legge e a favore della vita.
A Madrid migliaia le persone - tante le famiglie con bambini - che sono sfilate in corteo da plaza de Cibeles a puerta del Sol. Molte le bandiere spagnole e quelle rosse (colore della vita) dei movimenti anti-abortisti. "Sì alla vita, no all'aborto" e "Spagna, vita sì! - In democrazia si ascolta il popolo" gli slogan principali della manifestazione dei pro-vita, alla quale hanno partecipato esponenti del Partito popolare, principale schieramento di opposizione al Governo Zapatero, ma anche Joaquín Montero, ex vicesindaco di Paradas, che si è clamorosamente dimesso dal Partito socialista subito dopo l'adozione della legge. Anche ieri Montero, cattolico, ha ribadito che non desisterà dal suo impegno di "difendere un ideale, la vita, che non è di sinistra né di destra". A suo giudizio, "uno dei pochi risultati che abbiamo ottenuto da tutto questo è che, finalmente, la gente si è organizzata ed è uscita nelle strade per difendere questo ideale, che riguarda la nostra coscienza".
Al corteo di Madrid, convocato da "Derecho a vivir", "HazteOir.org", "Médicos por la vida" e "Plataforma la vida importa", hanno aderito numerose associazioni. Il "World congress of families", che raggruppa organismi pro-vita di sessantacinque Paesi, ha emesso un comunicato nel quale appoggia "incondizionatamente" il movimento antiabortista spagnolo. Al termine della marcia, il portavoce di "Derecho a vivir", Gádor Joya, e il presidente di "HazteOir.org", Ignacio Arsuaga, sono intervenuti per chiedere ai politici di abolire la legge e di promuovere misure che proteggano il diritto alla vita e a essere madri, il diritto dei genitori a educare i propri figli in materia di educazione sessuale, e il diritto all'obiezione di coscienza del personale sanitario.
La nuova legge, che è in attesa della firma di promulgazione da parte di re Juan Carlos i di Borbone, dovrebbe entrare in vigore a luglio. Com'è noto, prevede la libera scelta della donna fino alla quattordicesima settimana di gravidanza, facoltà concessa anche alle minori di 16 e 17 anni, che devono tuttavia informare almeno uno dei genitori o un tutore, a meno che tale comunicazione provochi ripercussioni gravi (maltrattamenti, minacce, esclusione) in seno alla famiglia. L'aborto rimane possibile fino alla ventiduesima settimana, dietro parere medico, in caso di pericolo per la vita o la salute della madre, o di gravi anomalie del feto.
La Chiesa avvierà, giovedì 25 marzo, solennità dell'Annunciazione del Signore e Giornata per la vita in Spagna, una grande campagna di sensibilizzazione che coinvolgerà tutto il Paese.


(©L'Osservatore Romano - 8-9 marzo 2010)
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