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La Chiesa in Iraq

Last Update: 2/28/2010 8:06 PM
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Natale in Iraq: tre morti in attentati contro due chiese
"Messaggio inquietante" per il Natale, dice l'Arcivescovo di Kirkuk
MOSUL, venerdì, 25 dicembre 2009 (ZENIT.org).-

Due bombe sono scoppiate questo mercoledì a Mosul contro la chiesa caldea di San Giorgio e contro quella siro-ortodossa di San Tommaso. Il bilancio è di tre morti - un cristiano caldeo e due musulmani - e vari feriti.

Dopo gli attentati, l'Arcivescovo di Kirkuk, monsignor Louis Sako, ha dichiarato ad AsiaNews che si è trattato di un "messaggio inquietante" a due giorni dal Natale, che mantiene alta la tensione e il timore di altri atti di violenza nel nord dell'Iraq.

Fonti di AsiaNews a Mosul hanno confermato che "la situazione dei cristiani continua a peggiorare, dato che gli edifici cristiani sono di nuovo nel mirino dei terroristi. Le due chiese colpite sono due edifici antichi, dal grande valore storico e culturale".

Nell'attentato alla chiesa di San Giorgio sono state assassinate tre persone. Testimoni locali hanno detto che l'esplosione è stata provocata da "un carretto di legumi, riempito di bombe".

Nelle ultime sei settimane, a Mosul sono stati oggetto di attentati quattro chiese e un convento di religiose domenicane. Le esplosioni sono state causate da autobombe che hanno danneggiato gravemente gli edifici e le case adiacenti, cristiane e musulmane. Cinque cristiani sono stati uccisi e altre sono stati vittime di sequestro a scopo di estorsione. Questi attentati selettivi testimoniano la "pulizia etnica" che si sta svolgendo contro la comunità cristiana in tutto l'Iraq.

Monsignor Sako afferma che queste minacce "continuano a influenzare la comunità cristiana", che spera "nella pace" ma resta vittima di violenze.

"Il messaggio di pace e di speranza - sottolinea l'Arcivescovo di Kirkuk - annunciato dagli angeli, resta il nostro augurio di Natale per tutto il Paese: vogliamo lavorare insieme per costruire la pace e la speranza nel cuore di tutti gli uomini e le donne dell'Iraq".

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Cristiani in Iraq: se la vita è impossibile, non resta che l'emigrazione
Si rifugiano nel nord curdo, ma mancano lavoro e servizi

ROMA, giovedì, 7 gennaio 2010 (ZENIT.org).-

In Iraq, molti cristiani che vivevano nel sud si sono rifugiati nel nord curdo sperando di trovarvi migliori condizioni di vita, ma di fronte alle enormi difficoltà che devono affrontare si vedono sempre più spesso costretti ad abbandonare definitivamente il Paese.

L'Arcivescovo Louis Sako di Kirkuk ha riferito all'associazione caritativa internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) che gli scarsi rifornimenti di elettricità e la mancanza di acqua potabile, scuole, occupazione e assistenza sanitaria nel Kurdistan aumentano l'emigrazione cristiana dall'Iraq.

Nell'ultimo censimento, del 1987, i cristiani iracheni erano 1,4 milioni; oggi non arrivano a 300.000. Gli attacchi contro i cristiani e le chiese nella zona di Mosul, che continuano a verificarsi e hanno flagellato anche il periodo natalizio (cfr. ZENIT, 25 dicembre 2009), non fanno altro che peggiorare la situazione.

L'Arcivescovo Sako si è detto “confuso” sulla causa dei recenti attacchi di Mosul, dove tre cristiani sono stati uccisi e uno studente universitario è stato rapito.

“Chi c'è dietro questi attacchi? – si è chiesto –. Non ci sono prove”.

Per l'Arcivescovo, i politici nel nord del Paese dovrebbero concentrarsi sulla crisi umanitaria e non essere distratti dalle prossime elezioni.

“Il Governo centrale e locale dovrebbe difendere i cittadini – ha dichiarato –. Ora tutti i gruppi politici sono impegnati nelle elezioni. C'è una vera lotta per il potere”.

Nella città a prevalenza cristiana di Bartilla, a circa 30 chilometri a nord di Mosul, nella piana di Ninive, questo lunedì è esplosa un'autobomba in un mercato. Secondo il presule, le motivazioni dell'attentato sono di natura politica.

La deflagrazione ha provocato una dozzina di feriti e ha danneggiato numerose case e vari negozi.

“Alcuni attacchi vogliono rimandare le elezioni o cancellarle, o perfino determinarne il risultato”, ha dichiarato il presule.

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Iraq: insanguinata la festa d'insediamento del nuovo Arcivescovo di Mosul
Ucciso a colpi di pistola un commerciante siro-cattolico

ROMA, lunedì, 18 gennaio 2010 (ZENIT.org).- I cristiani iracheni non cessano di essere bersaglio di attentati e violenze. Questa domenica mattina è stato infatti ucciso un commerciante siro-cattolico di Mosul, Saadallah Youssif Jorjis, 52enne sposato e padre di due figlie.

L'omicidio, ricorda AsiaNews, è avvenuto mentre i fedeli festeggiavano l’insediamento del nuovo Arcivescovo diocesano, monsignor Emil Shimoun Nona. Alla cerimonia hanno partecipato anche personalità del Governo locale e leader della comunità musulmana.

Fonti di AsiaNews a Mosul, che hanno preferito rimanere anonime per motivi di sicurezza, parlano di “una persecuzione che prosegue nell’indifferenza generale”.

Saadallah Youssif Jorjis è stato ucciso a colpi di pistola. Era proprietario di un negozio di frutta e verdura nel quartiere di Taqafa, nei pressi dell’università.

L’omicidio di questa domenica segue di pochi giorni un altro assassinio, la cui vittima è stata Hikmat Sleiman, anch’egli proprietario di un piccolo negozio di verdura, ucciso il 12 gennaio.

Il progetto di “pulizia etnica” in atto oggi a Mosul, aggiungono le fonti di AsiaNews, è “molto simile a quanto è accaduto nel 2008”, quando morirono diversi fedeli, sacerdoti e l’ultimo Arcivescovo diocesano, monsignor Paul Faraj Rahho, il cui cadavere venne rinvenuto due settimane dopo il sequestro di cui era stato vittima (cfr. ZENIT, 13 marzo 2008).

“Vogliono spingere i cristiani verso la piana di Ninive e la comunità ha perso la fiducia nel futuro”, si denuncia.

La nomina di monsignor Emil Shimoun Nona da parte del Sinodo dei Vescovi della Chiesa Caldea è stata approvata il 13 novembre scorso da Papa Benedetto XVI.

Dal 13 marzo 2008, in seguito all'uccisione di monsignor Rahho, l’Arcidiocesi di Mosul era senza pastore. La comunità cristiana aspettava con “ansia e gioia” l’arrivo del nuovo Arcivescovo, ma “l’ennesimo omicidio ha macchiato la giornata di festa”.

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Iraq: quattro cristiani uccisi in quattro giorni
Il Patriarca vicario caldeo chiede aiuto alla comunità internazionale

MOSUL, venerdì, 19 febbraio 2010 (ZENIT.org).-

Questa settimana, quattro cristiani sono stati assassinati a sangue freddo a Mosul. “La situazione è tragica”, ha avvertito il Patriarca vicario caldeo, monsignor Shleimun Warduni.

Dopo aver parlato personalmente della situazione nella città irachena con il Vescovo di Mosul, monsignor Amil Shamaaoun Nona, il Patriarca vicario caldeo ha dichiarato al blog Bagdadhope che “il Governo locale, ma soprattutto il Governo nazionale iracheno, non sta facendo nulla per porre fine a questo massacro”.

Per questo, monsignor Warduni ha chiesto “a tutta la comunità internazionale di esercitare pressioni sui propri Governi e che questi, a loro volta, le esercitino per quanto possibile sul Governo iracheno”.

L'ultimo cristiano assassinato nella città è Zaiya Toma Soro, un giovane che studiava all'Università di Mosul per diventare professore.

Mercoledì è stato intercettato da due uomini che dicevano di appartenere alle forze dell'ordine e che gli hanno sparato, uccidendolo.

Secondo un testimone, alcuni poliziotti che si trovavano vicino al luogo del crimine non sono intervenuti celermente per evitare l'omicidio.

Il funerale del ragazzo è stato celebrato questo giovedì. Il feretro ha attraversato le strade della città preceduto da una delegazione di scout.

Alla sepoltura era presente il Vescovo della Chiesa assira dell'Est, Mar Isaac Yousip.

“La comunità irachena cristiana non deve morire – ha detto monsignor Warduni –. Nel mondo lo dicono tutti”.

“Aiutateci allora a vivere e ad andare avanti non solo per testimoniare il Vangelo come facciamo da secoli, ma anche per continuare ad essere ciò che siamo: iracheni!”.

“Noi cristiani siamo innocenti, non abbiamo fatto del male a nessuno, vogliamo solo vivere in pace nel nostro Paese”, ha sottolineato il Patriarca vicario caldeo.

“Se non ci vogliono qui, se vogliono sradicarci dalla nostra terra, lo dicano – ha dichiarato –. Altrimenti, ci lascino in pace”.

Il Patriarca vicario si è anche rivolto alla comunità cristiana irachena che vive negli Stati Uniti e che soffre per ciò che sta accadendo nel Paese.

“Scrivete ai vostri delegati al Congresso – li ha esortati –. Informate il Governo degli Stati Uniti della nostra richiesta di aiuto”.

Mosul, sul fiume Tigri, è considerata la patria del cristianesimo in Iraq, ed è la città che per tradizione accoglie il più alto numero di fedeli del Paese.

A causa della crescente influenza di Al Qaeda e dell'attività di altri estremisti nella regione, i cristiani stanno abbandonando la zona, preoccupati anche per il fatto di essere un facile obiettivo negli scontri tra curdi e arabi nella città.

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I presuli auspicano l'intervento della comunità internazionale

I vescovi di Mossul chiedono protezione e sicurezza per i cristiani


 Baghdad, 23. "Le autorità devono assumersi la piena responsabilità per salvaguardare la presenza cristiana a Mossul. Abbiamo bisogno di un intervento internazionale per spingere il governo centrale e quello locale ad agire immediatamente". È quanto ha dichiarato all'agenzia Fides, monsignor Basile Georges Casmoussa, arcivescovo di Mossul dei Siro-Cattolici, mentre nella città non accennano a fermarsi i sequestri e gli omicidi nei confronti della comunità cristiana.
Sabato scorso l'ultima vittima, la quinta in una settimana:  Adnan al Dahan, un cristiano ortodosso di cinquantasette anni, rapito una settimana fa, è stato ritrovato ucciso. Per questo i vescovi cristiani di Mossul hanno scritto e consegnato al Governo locale un appello con parole molto chiare. Monsignor Casmoussa ha illustrato i contenuti del messaggio, firmato anche da monsignor Gregorios Saliba, arcivescovo siro-ortodosso, e da monsignor Emile Shimoun Nona, arcivescovo di Mossul dei Caldei. Il messaggio, indirizzato al governatore della provincia di Ninive, Athiel Abdul Aziz An-Nujaifi e al capo del Consiglio di Ninive, Muhammad Jabbar Abdallah, denuncia la violenza contro "i nostri figli cristiani nella città di Mossul", con l'assassinio di persone pacifiche e innocenti, notando "un piano premeditato per far pressione sulle Chiese cristiane, per realizzare una certa agenda".
I presuli hanno espresso la loro preoccupazione e hanno chiesto alle autorità governative di proteggere tutti i cittadini, ma in particolar modo i cristiani che sono tra i più deboli e i più pacifici.
Tutti gli sforzi dei leader religiosi della città, cristiani e musulmani, non sono serviti e far cessare le violenze contro i fedeli in Cristo, fa notare il testo:  "Questi atti ripetuti - si legge nel documento - ci fanno pensare di essere indesiderati in questa città, che è la nostra patria. I cristiani del Medio Oriente si sentono dimenticati dal mondo occidentale laico. Il nostro è un futuro inquietante".
Anche monsignor Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk dei Caldei, ha ricordato la difficile condizione in cui versano le comunità cristiane mediorientali, in particolar modo in Iraq.
"Il mondo musulmano - ha detto l'arcivescovo intervenendo al convegno della Comunità di sant'Egidio, "Cristiani e musulmani del Medio Oriente in dialogo", di cui riferiamo in questa pagina - ha conservato il proprio sentimento religioso. Ancora oggi non esiste separazione tra Stato e religione mentre l'Occidente è laico. Ci sono timori per l'applicazione della legge islamica. Come cristiani non abbiamo problemi a vivere in una cultura araba, ma lo Stato è per tutti. Per questo chiediamo una legge civile unica per tutti i cittadini".
L'arcivescovo di Kirkuk dei Caldei, inoltre, si è detto preoccupato per il futuro stesso dell'Iraq dove, "è in atto una divisione tra sciiti, sunniti e anche curdi". Monsignor Sako però è convinto che non bisogna arrendersi:  "Noi dobbiamo restare e portare la croce, essere testimoni anche con il sangue di chi è stato ucciso".
Secondo l'arcivescovo di Kirkuk, la radice della difficile coesistenza tra cristiani e musulmani sta nel fatto che "In Iraq, come nel Medio Oriente, tutto è religione, ogni aspetto della vita, da quella politica a quella quotidiana, è vissuto con un sentimento missionario".
Nonostante l'ondata di violenze degli ultimi giorni, l'arcivescovo di Mossul dei Caldei, monsignor Nona, continua comunque le sue visite pastorali nei paesi della diocesi di Mossul. "La mia speranza - ha sottolineato l'arcivescovo - è che queste visite aiutino la nostra gente a rafforzare la propria fede e la fiducia nella Chiesa locale".


(©L'Osservatore Romano - 24 febbraio 2010)
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Uccise tre persone a Mossul


di Francesco Ricupero

La persecuzione dei cristiani in Iraq non conosce tregua. Un commando armato ha fatto irruzione, martedì pomeriggio, in un'abitazione nella parte est di Mossul e ha ucciso un uomo e i suoi due figli, tutti e tre di fede cristiana. Le tre vittime, Aishua Maroki e i figli Mokhlas e Bassem, erano siro-cattolici. I tre sono stati colpiti a morte nella loro abitazione. Secondo il comandante della polizia, Khalaf al Juburi, gli aggressori hanno lasciato in vita solo la moglie di Maroki e sono fuggiti portando via dei beni appartenenti alla famiglia.
Secondo un vicino della famiglia Maroki, gli assalitori erano in tre e sono giunti a bordo di motociclette.
Un terzo figlio, Mazen Maroki, sacerdote, che vive in un'altra abitazione, era stato rapito e poi liberato due anni fa. Altri cinque cristiani erano stati uccisi nelle scorse due settimane.
I funerali delle tre vittime sono stati celebrati mercoledì mattina nella chiesa siro-cattolica di Mar Benham e Sara, a Karakosh.
"È una specie di pulizia etnica che si svolge quotidianamente - ha raccontato un sacerdote caldeo all'agenzia di stampa argentina Aica - tra il silenzio e l'indifferenza. Siamo profondamente preoccupati perché anche la polizia irachena ha qualche difficoltà nell'arginare questo clima di violenza nei nostri confronti. La gente ha paura ed è disperata - ha proseguito il sacerdote - molte famiglie cristiane sono costrette a lasciare le loro case nella speranza di poter salvare i loro bambini e garantirgli un futuro sereno".
L'attacco alla famiglia Maroki è avvenuto all'indomani di un appello degli arcivescovi siro-cattolico, siro-ortodosso e caldeo-cattolico di Mossul per fermare la nuova ondata di uccisioni di cristiani. I presuli hanno chiesto, in un messaggio, alle autorità irachene "di assumersi la piena responsabilità, di operare per la sicurezza dei cittadini, specialmente per i fedeli delle minoranze cristiane, che sono i più vulnerabili e anche i più pacifici fra i pacifici".
Le autorità di Mossul e l'organizzazione "Human Rights Watch" temono che i cristiani siano le principali vittime di un'escalation di violenze.
Il quadro, purtroppo, si è fatto più rischioso in vista delle elezioni politiche del prossimo 7 marzo, quando il voto della minoranza cristiana, secondo gli esperti, sarà determinante in una contesa segnata dallo scontro tra la fazione curda e quella araba.
"Human Rights Watch" ha sollecitato il Governo iracheno a "fermare questa campagna di violenze contro i cristiani".
Tutti i leader cristiani in Iraq, si stanno unendo con viva partecipazione alle sofferenze dei cristiani di Mossul e hanno chiesto una vasta mobilitazione delle Chiese a livello internazionale per salvare la presenza cristiana in Iraq:  è quanto l'agenzia di stampa Fides ha appreso dal Consiglio dei leader delle Chiese cristiane, il nuovo organo di coordinamento che riunisce i capi di quattordici Chiese del Paese.
"Condanniamo i conflitti e gli atti di violenza contro le comunità cristiane presenti in Iraq - ha sottolineato il segretario generale del Consiglio dei capi delle comunità cristiane in Iraq, monsignor Avak Asadourian, arcivescovo della Chiesa ortodossa armena in Iraq - soprattutto quelli che in questi giorni si stanno abbattendo contro i fedeli di Mossul. Ma noi cristiani dobbiamo perseverare nel compiere gesti di bontà ed essere "buoni samaritani" verso tutti, senza alcuna differenza di religione o gruppo etnico".
Monsignor Asadourian - riferisce l'agenzia Fides - invoca una "vasta mobilitazione di tutte le Chiese cristiane a livello internazionale per salvare la presenza cristiana in Iraq. In questo momento di sofferenza - ha affermato l'arcivescovo - chiediamo con forza al Governo iracheno di fare il proprio dovere nel mantenere la pace e garantire la sicurezza per tutti i cittadini dell'Iraq. Chiediamo a tutte le Chiese nel mondo e a tutti gli uomini di buona volontà di alzare la voce e di mettere in atto tutti i mezzi pacifici e diplomatici per aiutarci. I cristiani in Medio Oriente - ha ricordato monsignor Asadourian - hanno dato un notevole contributo alla cultura e al progresso di questa terra, dove vivono da millenni. Consideriamo il nostro impegno nella società dove viviamo come espressione di carità, di testimonianza cristiana, di passione umana. Senza la nostra presenza, molto si perderebbe per la regione del Medio Oriente, che ha dato al mondo il Salvatore dell'umanità, il Signore Gesù Cristo".
Parlando dell'Iraq, l'arcivescovo della Chiesa ortodossa armena, ha sottolineato che "purtroppo negli anni scorsi i cristiani in Iraq sono stati oggetto di violenti attacchi da parte di forze che hanno intenzioni e obiettivi malvagi. Ma la nostra fede cristiana ci insegna a perseverare contro le forze del male e a continuare a fare del bene:  questo i cristiani hanno sempre fatto nella terra fra il Tigri e l'Eufrate, come componente importante della società irachena. In questi tempi terribili per il nostro Paese - ha concluso l'arcivescovo Asadourian - ricordiamo costantemente le parole del nostro Signore che ha detto:  "Non abbiate paura di chi uccide il corpo, in quanto non si può uccidere l'anima" (Matteo, 10, 28). Possiamo vincere il male con il bene, con la misericordia e la preghiera. In questo modo noi scegliamo di vivere la nostra vita nel nostro Paese:  l'Iraq".
Il Consiglio dei leader cristiani in Iraq è stato istituito il 10 febbraio scorso a Baghdad come organismo di coordinamento fra i leader cristiani in Iraq. Ne fanno parte quattordici comunità, tra cui la Chiesa cattolica caldea, la Chiesa assira, la Chiesa assiro-cattolica, la Chiesa siro-ortodossa, la Chiesa ortodossa-armena, la Chiesa cattolica armena, la Chiesa greco-cattolica, la Chiesa greco-ortodossa, la Chiesa cattolica latina, la Chiesa presbiteriana, la Chiesa evangelica assira, la Chiesa avventista del settimo giorno e la Chiesa copto-ortodossa.


(©L'Osservatore Romano - 25 febbraio 2010)
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Marcia pacifica dei cristiani a Mosul


Mosul, 27. Una marcia pacifica dei cristiani iracheni e messe si svolgeranno domenica 28 in una decina di città e di villaggi cristiani in Iraq. "Vescovi, sacerdoti e laici - spiega l'arcivescovo di Mossul dei Siri, monsignor Georges Basile Casmoussa - sfileranno in una marcia pacifica in segno di protesta contro il massacro che sta subendo la comunità cristiana e per richiamare l'attenzione delle autorità".
La data del 28 febbraio coincide con il secondo anniversario del rapimento dell'arcivescovo di Mossul dei Caldei, monsignor Rahho, sequestrato e ucciso, che sarà ricordato come martire della fede e del dialogo religioso. "Per lo stesso motivo - dichiara monsignor Casmoussas - a Mosul domenica non si celebreranno le messe nella mattinata. L'eucaristia sarà celebrata nelle chiese nel pomeriggio:  si digiunerà e si pregherà per la pace e per la sopravvivenza dei cristiani".
Nei giorni scorsi il patriarca di Antiochia dei Siri, Sua Beatitudine Ignatius Joseph iii Younan, in una dura lettera inviata al premier iracheno Nuri al-Maliki, aveva lamentato che ormai in Mosul i cristiani vengono continuamente attaccati da criminali, mentre nessuno si pone "domande sulla questione della giustizia, né sulla questione del diritto e nemmeno vi è nessuno che punisce gli aggressori". Le autorità hanno nel frattempo istituito una commissione d'inchiesta circa la sistematica eliminazione dei cristiani dall'antica Ninive.


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Cristiani d’Irak, un disegno politico dietro l’ondata di omicidi

di Roberto Fabbri

VATICANO Chiesto aiuto a tutto il mondo. Oggi all’Angelus manifestazione in piazza San Pietro

Un complotto «in prospettiva elettorale» contro i cristiani dell’Irak. Sembra essere questa la più corretta lettura degli assassinii e del clima di terrore scatenato contro caldei e cattolici a pochi giorni dalle elezioni di domenica prossima. I rappresentanti politici della minoranza cristiana irachena, presente da quasi duemila anni ma ormai ridotta a poche centinaia di migliaia di persone, denunciano una campagna di persecuzioni violente con l’obiettivo di escluderli dalla società.
Epicentro delle violenze la provincia di Ninive e la sua capitale Mosul, nel nord del Paese a maggioranza etnica curda. Qui esistono alcuni distretti dove i cristiani sono ancora maggioranza e dove dallo scorso gennaio sono state uccise 12 persone, otto delle quali a Mosul. Le ultime tre vittime, mercoledì scorso, sono stati i membri di una famiglia, «uccisi come pecore» secondo le parole piene di sdegno del patriarca siro-cattolico di Antiochia Ignatius Joseph Younan III. I loro assassini sono militanti di movimenti integralisti islamici, che rimangono impuniti.
Conseguenze di tanta brutalità sono principalmente la paura e la rabbia, sempre più diffusi tra i cristiani iracheni. Sono circa 1.800 gli abitanti di Mosul che ormai da una settimana hanno abbandonato le loro case e smesso di recarsi al lavoro nel timore di finire assassinati. Anche gli studenti cristiani non frequentano più le lezioni nelle scuole e anche nell’Università, dopo che gruppi armati islamici hanno minacciato di accanirsi contro gli autobus che li accompagnano nelle varie facoltà. Sentendosi abbandonati dalle autorità, i cristiani iracheni gridano la loro collera e denunciano l’ingiustizia che si consuma nei loro confronti. «Se le forze di sicurezza irachene non sono in grado di difendere i connazionali cristiani - ha detto il patriarca di Antiochia in un appello al premier al-Maliki - perché il governo non fornisce loro delle armi? Questa situazione ha superato ogni limite e non vi è coscienza umana che possa sopportare ulteriormente questa totale assenza di sicurezza nella città».
Anche in seguito a queste proteste, il ministero degli Interni ha annunciato misure di prevenzione, quali l’installazione di posti di blocco e lo spiegamento di militari davanti ai luoghi di culto cristiani. Intanto vengono prese nuove iniziative di sensibilizzazione e la stessa Santa Sede attraverso il nunzio apostolico in Irak Francis Assisi Chullikat chiede aiuto alla comunità internazionale, dopo che il Papa aveva espresso nei giorni scorsi il suo «profondo dolore». Oggi a Mosul il consiglio dei vescovi ha deciso che per protesta non saranno celebrate Messe. Saranno però organizzate manifestazioni pacifiche, in parte coordinate con la locale comunità musulmana, contro l’escalation di violenze. E anche in piazza San Pietro, in occasione dell’Angelus di Benedetto XVI, si manifesterà in favore dei cristiani dell’Irak.

© Copyright Il Giornale, 28 febbraio 2010 consultabile online anche
qui.
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