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In Nigeria 500 morti (tutti cristiani) per scontri etnici e religiosi a Jos

Last Update: 3/16/2010 9:45 PM
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In Nigeria 500 morti per scontri etnici e religiosi a Jos

Distrutti tre villaggi, interviene esercito


Lagos, 8 mar. (Apcom)

Si aggrava il bilancio delle vittime degli scontri etnici e religiosi avvenuti nella città nigeriana di Jos, nello stato dell'Altopiano: nella notte fra sabato e domenica almeno 500 persone sono morte negli attacchi notturni contro alcuni villaggi dell'etnia a maggioranza cristiana dei Berom, secondo le cifre fornite dal governatorato locale. Altre fonti riportano una cifra di vittime inferiore, fra i 200 e i 250 morti; le forze di sicurezza hanno effettuato 95 arresti, secondo quanto riferito dal ministro delle Comunicazioni dello stato dell'Altipiano, Dan Majang. Tre villaggi sono stati attaccati da gruppi di uomini armati di etnia Fulani, in maggioranza musulmani e dediti generalmente alla pastorizia nomade: la maggior parte delle vittime sarebbero donne bambini, uccisi a colpi di machete, mentre numerose abitazioni sarebbero state date alle fiamme; secondo fonti locali si tratterebbe di un atto di rappresaglia dovuto a un precedente conflitto, incoraggiata però da gruppi integralisti islamici infiltrati nella regione. Ieri il presidente nigeriano facente funzioni, Goodluck Jonathan, aveva decretato lo stato di massima allerta nell'Altopiano e negli stati confinanti per impedire che il conflitto possa allargarsi: nella notte fra domenica e lunedì, grazie al dispiegamento dell'esercito, non vi sono state violenze. La regione di Jos è spesso teatro di conflitti etnici e religiosi: nello scorso gennaio almeno 300 persone sono morte nei violenti scontri scoppiati fra cristiani e musulmani. (fonte Afp)

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Le forze dell'ordine non sarebbero intervenute per prevenire le violenze

Nigeria, le accuse dopo il massacro


Abuja, 9. Militari dell'esercito nigeriano pattugliano da oggi i villaggi della regione di Jos, teatro dei massacri costati la vita a 500 persone. Ma, nonostante la calma apparente, la tensione è ancora molto alta, mentre si moltiplicano gli appelli internazionali per fermare le violenze. Le vittime hanno nuovamente accusato le forze dell'ordine e l'esercito, molto numeroso nella zona dopo gli scontri di gennaio, di non essere intervenute in tempo per proteggerli e di aver permesso ai responsabili di fuggire.
L'alto commissario dell'Onu per i Diritti umani, Mary Pillay, si è detta oggi costernata per la ferocia dell'eccidio, che non ha risparmiato donne e bambini, e ha rivolto un appello alle autorità locali per superare le cause che hanno condotto all'esplosione di violenza. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, si è detto "profondamente preoccupato" per le violenze, invitando tutte le parti a tornare a dialogare e a lavorare assieme per risolvere la crisi. Il segretario generale delle Nazioni Unite ha definito "agghiacciante" quanto accaduto nella regione di Jos, dove nella notte tra sabato e domenica un gruppo di pastori nomadi fulani di religione musulmana ha attaccato due villaggi abitati da un popolazione di etnia birom, a maggioranza cristiana, uccidendo almeno 500 persone.
Anche il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha rivolto un appello "a tutte le parti" affinché cessino in Nigeria gli scontri. "Continuiamo a sollecitare tutte le parti affinché si astengano da ogni forma di violenza", ha precisato Clinton, secondo la quale il Governo nigeriano "deve fare in modo che gli autori siano consegnati alla giustizia".


(©L'Osservatore Romano - 10 marzo 2010)
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Appello dell'arcivescovo di Jos

Un'azione comune in Nigeria per estirpare la violenza


Jos, 16. "È ora che i leader politici facciano la loro parte e affrontino alla radice le cause delle violenze. Non mi stancherò di ripeterlo:  le vere cause della luttuosa violenza non sono religiose, ma etniche, sociali, politiche ed economiche". Lo sottolinea all'agenzia Fides monsignor Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Jos, capitale dello Stato di Plateau in Nigeria.
"Noi religiosi - afferma il presule - continueremo a fare la nostra parte, predicando la non violenza e il rispetto reciproco, occorre però che anche gli amministratori e i politici facciano la loro".
 Tra le cause profonde della crisi monsignor Kaigama accenna alla distinzione tra "indigeni" e "non indigeni", che divide le popolazioni dello Stato. Secondo diversi analisti, infatti, alla radice degli scontri nello Stato di Plateau vi è la distinzione, che risale ai tempi della colonizzazione britannica, tra chi ha lo status di "indigeno" e di "non indigeno". Nel primo caso, si ha accesso a una serie di diritti, in quanto abitante originario dello Stato. I "non-indigeni", invece, subiscono discriminazioni, come per esempio, l'esclusione da diversi posti statali, limitazioni all'accesso alle università per le quali devono pagare tasse d'iscrizione più alte.
In una nota il presule ricostruisce così gli ultimi attacchi:  "A meno di due mesi dai fatti del 17 gennaio 2010, in cui centinaia di persone hanno perso la vita, oltre un centinaio di persone sono state uccise in un raid, che si è verificato il 7 marzo nei villaggi dei Dogon Nahawa, Ratsat e Zot Foron, a circa 15 chilometri a sud della città di Jos, in quello che sembra essere un attacco di rappresaglia. Gli abitanti del villaggio del gruppo etnico Berom (in prevalenza cristiani) hanno affermato che gli aggressori erano pastori musulmani fulani, che li hanno aggrediti mentre dormivano". Sempre secondo quanto riferisce la nota "l'attacco è durato più di due ore e le vittime erano completamente impreparate ad affrontare la furia degli assalitori. L'ampio uso di armi da fuoco, spade e altre armi letali ha lasciato poche speranze alle vittime, soprattutto bambini e donne, che sono state attaccate e bruciate mentre cercavano di sfuggire al massacro".
Le cifre esatte delle vittime sono normalmente difficili da verificare in tali circostanze. I media hanno dato cifre divergenti che vanno da 150 a oltre 700. Il parroco della parrocchia Saint Thomas Shen che serve le zone colpite, padre Philip Jamang, ha detto che ha assistito di persona alla sepoltura di massa di 64 persone nel villaggio Dogon Na Hawa, di 30 persone in quello di Ratsat e di 24 in quello di Zot Foron. Un abitante del villaggio ha descritto come gli assalitori andavano in giro iniziando a sparare in aria, al fine di far uscire le persone dalle loro case per poi colpirle a colpi di machete e di altre armi, e bruciare le loro case.
Come nel caso della crisi del 2008, l'arcidiocesi cattolica di Jos sta organizzando una celebrazione eucaristica di solidarietà e di suffragio per le vittime. La Messa si terrà il 19 marzo presso la Saint Jarlath's Parish Church Bukuru, in un'area che è stata particolarmente colpita. "Abbiamo effettuato - conclude l'arcivescovo di Jos - una raccolta di denaro e di beni di prima necessità per aiutare i superstiti. Abbiamo ottenuto il sostegno di alcune diocesi della Nigeria, delle agenzie internazionali della Chiesa e di singole persone. Il nostro dipartimento Giustizia e pace e la Caritas hanno inviato prodotti alimentari, medicine e abbigliamento per le migliaia di persone sfollate. Si tratta di musulmani, cristiani e persone di altre confessioni".


(©L'Osservatore Romano - 17 marzo 2010)
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