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Che rottura, la rottura

Last Update: 10/2/2010 12:57 PM
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Che rottura, la rottura

l'immancabile "altare" di zaini


Scout.
Pochi varietà religiosi sono più raccapriccianti delle famigerate “liturgie” scout. Canzonette tendenti al panismo hippie strimpellate da chi ha imparato a scartavetrare la chitarra giusto il giorno prima, Scritture mimate a scenette durante la Messa, messate da campo celebrate su zaini con dentro la biancheria sporca.. e tanto altro ancora.
Talmente tanto, che non sarebbe umanamente possibile riunire in un post interi dossier sulla situazione in cui versa “l’ortodossia cattolica” firmata Agesci (Associazione Guide E Scout Cattolici Italiani).
Basti solo dare un’occhiata al calendario associativo ufficiale per l’anno 2010, entrato nelle case di migliaia di ragazzi e ragazze scout in tutta Italia e immancabilmente annotato con festività ebraiche e islamiche; nato dalla collaborazione tra l’Agesci (scout cattolici) e la CNGEI (scout "laici", meglio, aconfessionali) è una sorgente inesauribile di perle d’apologetica.
Nel mese di Dicembre la testimonianza di una scout CNGEI, tale Laura G. grida al mondo quanto sia ottimale e funzionale uno scoutismo dove non si debba per forza credere tutti in un qualcosa (cito: .."lo scoutismo laico aiuta i giovani a diventare uomini e donne grazie ad una formazione spirituale che fa autonomamente definire cos'è il bene e il male [...]").. e quella di una scout Agesci, tale Emilia B., la quale, parlando delle aperture del Vaticano II sulle "messe scout" (che sostiene fossero cose già sperimentate ben prima che "il Concilio" le proponesse a tutta la Chiesa) ci fa capire come in fondo non ci sia tutta ‘sta differenza tra le due associazioni. Due a zero per CNGEI su autorete “cattolica”.

Ma andiamo al dunque.

http://www.rs-servire.org
“R-S Servire è una rivista trimestrale.
Ogni numero affronta un argomento, cercando di analizzarlo da più punti di vista.[…]Come si legge in copertina, R-S Servire è una rivista scout per educatori.”

Per educatori, quindi. Cercate di tenere a mente questo punto per dopo.

Chi ci sarà mai in Redazione? L’occhio cade indubbiamente sul Sacerdote:
Don Giuseppe Grampa: Redattore di Servire e direttore della rivista mensile della Diocesi di Milano “Il Segno”.
Docente di filosofia delle religioni all’Università di Padova. I temi sui quali sono maggiormente competente sono quelli in ordine alla lectio divina sui testi evangelici e come docente di filosofia delle religioni quelli che toccano il dialogo interreligioso e il fanatismo come malattia della religione.”

E qui, potremmo già fermarci per non infierire sui lettori cardiopatici. Ma se avete visto
Mons. Nourrichard e se siete sopravvissuti a Verzé, ci sono buone probabilità che, oltre al fegato, non vi si rovinerà altro.

L’attuale numero di “Servire” titola “La Chiesa nostra casa”. Appena visto il pacco di riviste sul tavolone della Comunità Capi, ero pronto al peggio. M’ero limitato però al peggio con sole “due g”.

Mettiamoci comodi e sfogliamola assieme:

http://www.rs-servire.org/StoriciPDF/201002.pdf

La Chiesa del Concilio” a pag 5; “L’urgenza di cambiare per continuare ad essere il sale del mondo”, a pag 11..” Alcuni cambiamenti nei rapporti tra Chiesa e mondo”, a pag 16;”L’evolversi del senso della morale e primato della coscienza”, a pag 18; “Ruolo del Magistero nella Chiesa”, a pag 23; “Obbedienti ma in piedi” (con gli immancabili evergreen don Mazzolari e don Milani..) a pag 43.. sono solo alcuni degli articoli più emblematici di come si intenda “casa nostra”. E di come ne si parli, si spieghi, si “insegni” agli educatori.. che non mancheranno di trarne spunto (quelli che la leggeranno.. fortunatamente lo Spirito provvede, e questa è la classica stampa associativa che finisce nella differenziata nell’85% dei casi..) per farne discutere gli “educandi”.

Fortuna che la Redazione afferma di riunire più punti di vista (.."il confronto serrato, a volte acceso, che la redazione sviluppa nella preparazione e nella stesura di ogni numero; un confronto leale, appassionato, frutto di esperienze a volte diverse e a volte comuni"..) Probabilmente l’unica posizione impossibile da far rientrare nell'indigesto minestrone di punti di vista è quella “ortodossia benedettiana” che comporterebbe il problema di un “giusto insegnamento” (ortodossia, appunto..) mentre tra diversi punti di vista non vi può esser spazio né per uno che pretenda di insegnare.. né uno “assolutamente giusto”.

Partiamo dall’editoriale di Giancarlo Lombardi “La Chiesa nostra casa”, pag. 1, che detta bene la linea generale del libello. Nota bene: Concilio Vaticano é sempre maiuscolo, "verità" e "amore", no. Sarà una Svista.

“…Eravamo soprattutto motivati dal desiderio di una riflessione sulla Chiesa che ci sembra doverosa e necessaria per dei cattolici, soprattutto per i capi di una associazione come l’Agesci, che cerchino di vivere la propria fede con serietà e coerenza.
E' la Chiesa “popolo di Dio”, così bene illuminata dai testi del Concilio Vaticano II, che ci sembra meritevole di riflessione e di approfondimento, più che non certi avvenimenti della Chiesa gerarchica, nel campo morale e politico, dove troppo spesso la dimensione “mondana” sembra prevalere su quella spirituale. Non che il problema della Chiesa “gerarchica” non ci interessi e non ci sembri importante. Viviamo anzi con profonda sofferenza e fatica quelle che ci sembrano troppo spesso contraddizioni rispetto all’esempio evangelico[…]..[classica dicotomia trita e ritrita "gerarchie cattive / poveri profeti perseguitati"]
"..è la Chiesa dei martiri, dei cristiani umili e generosi, dei preti e dei religiosi completamente dediti agli altri, dei genitori incredibilmente amorosi verso i propri figli, dei poveri e dei sofferenti che tanto patiscono offrendo a Dio il mistero della propria vita, che a noi sembra la casa dalla quale non vogliamo essere per nessuna ragione esclusi.[…]"

".. Certamente la Chiesa non è solo “mater” ma è anche “magistra” e noi con umiltà ascoltiamo i suoi insegnamenti che per essere autorevoli e vincolanti non possono però che essere il prolungamento dell’Evangelo di Gesù[…] "[quanta grazia!..si degnano di riconoscere autorevolezza e vincolatività al Magistero.. ma, inteso bene, "solo" come prolungamento dell'Evangelo.. letto e interpretato da chi?]

"[…]Troppo spesso la gerarchia ha paura, non serve la verità e l’amore [minuscolo, ovviamente..Paradossalmente, qualcuno di noi, per avversi motivi, potrebbe perfino essere d'accordo], ma difende l' ortodossia [discorso capzioso.. l'ortodossia è la Verità squadernata nel quotidiano.. e, a parere del sottoscritto, l'ortodossia è tutto fuorchè difesa da molte grancasse episcopali.. A prova di ciò, il Redattore di "Servire" è pure direttore della rivista mensile della Diocesi di Milano, la "voce della gerarchia". Eppure, dell' "ortodossia", qua, non resta che l'ematoma].
L’ortodossia sembra venire prima della verità e allora molti si allontanano dalla Chiesa perché non vedono abbastanza amore e abbastanza sete di verità [infatti gli unici a crescere sono i Francescani dell'Immacolata e tutti gli Istituti e le Congregazioni tradizionali "di stretta osservanza"..].
L’esempio di Simone Weil è, a questo proposito, illuminante: appassionatamente innamorata di Cristo, in ricerca totale di verità ha vissuto la Chiesa come un ostacolo anziché come un aiuto nel proprio cammino spirituale..[ecco i "fari" nella notte: Simone Weil..]
[…]Troppo spesso sembra che la gerarchia ecclesiastica, dai parroci ai vari responsabili in Vaticano, preferiscano fedeli tiepidi ma obbedienti a cristiani appassionati di Gesù e dal suo Vangelo, in una ricerca di Dio e della sua volontà. Queste osservazioni non vogliono portare a un giudizio critico generalizzato sulla gerarchia ecclesiastica..[…]Ma vogliono evidenziare un malessere diffuso e crescente all’interno e all’esterno della Chiesa che rischia di allontanare molte persone." [insomma, la volontà di Dio la cerchiamo noi che siamo agitati dal vento della passione per Gesù: "la gerarchia" cattiva si limiti a leccar francobolli. Ma questo non vuole essere una critica generalizzata.]

"[…]Non va dimenticato mai che molto possiamo rimproverare alla Chiesa ma una cosa dobbiamo riconoscere con forza: essa ci ha dato Cristo e ci ha conservato il suo [ 'a ridàje col minuscolo!] Evangelo [la "e" davanti fa tanto comunità di base.. e ancora: ecco, grazie tante d'averci dato Cristo e conservato il "suo Evangelo": ora lascia che facciamo noi, e vedrete che ne sarà tra duemila anni! Come la marmellata: prima si conserva, poi si consuma].
D’altra parte se è vero che dalle posizioni evangeliche emerge con chiarezza [...parte la classica rappresentazione cheguevarista] come Gesù abbia negato valore assoluto a ogni istituzione, il tempio, la Legge, il sabato, occorre riflettere che è Gesù che affida a Pietro la sua Chiesa contro la quale “nulla potranno le forze degli inferi”.
Qui si apre certamente il delicato problema della “partecipazione” nella Chiesa [ecco, ora parte il tiro al piccione]. Prima di tutto della collegialità dei vescovi (problema così ricco di implicazioni anche in campo ecumenico), ma anche della partecipazione dei presbiteri e dei laici che non è una concessione da fare per pagare un contributo alla democrazia ma è una grande ricchezza da riconoscere e da valorizzare, da cercare e alimentare.
Non si tratta perciò di negare l’istituzione e le sue strutture, ma di vederne l’intima essenza. Al centro dell’esperienza religiosa, non è la mediazione di una Chiesa che amministra la salvezza, ma la presenza creativa e trasformante dello Spirito che fa accedere le creature a un modo diverso di essere e di vivere.[...]" [insomma, questi a Pietro non lascian voce in capitolo proprio su nulla: "è casa nostra" e si discute "noi".. altra prospettiva falsata e faziosa sul Ministero della Chiesa, che nemmeno ai gloriosi tempi di San Pio X metteva lo Spirito Santo sotto chiave..]
Io direi che ci si può fermare qua. Tutto il libretto è la prosecuzione di “’sta roba”.

Tuttavia una domanda ci assillerebbe: cosa dirà il Sacerdote rispetto a queste tesi discutibili?
Rincara la dose! Don Grampa scrive “La Chiesa del Concilio”, titolo già di per sè infelicissimo e "anatemizzato", dove si magnifica la figura di Simone Weil, donna che sempre rifiutò il Battesimo: “Simone Weil, questa donna innamorata di Cristo ma che non volle ricevere il battesimo [sempre minuscolo..] per non sottrarsi alla condizione del suo popolo sterminato dalla furia nazista, ha scritto: “Amo Dio, amo Cristo, la fede cattolica…ma non ho alcun amore per la Chiesa. Ciò che mi fa paura è la Chiesa in quanto cosa sociale. Non solo a causa delle sue sozzure, ma per il semplice fatto che essa è, tra le altre caratteristiche, una cosa sociale” (1942). Siamo vent’anni prima del Concilio e le parole di Simone Weil non meravigliano. […]”.. Non meravigliano?
Tiè! Alla facciaccia di Edith Stein, poi Santa Teresa Benedetta della Croce, che invece non capì nulla. Alla facciaccia pure del ricorrentissimo Don Milani che, figlio di donna ebrea e vissuto in una famiglia atea e anticlericale, si convertì proprio affascinato dalla lettura di un antico messale e rapito dalla Sacra Liturgia.
Splendido è il passo successivo, in cui prende letteralmente a sberle San Roberto Bellarmino, Vescovo e Dottore della Chiesa (che egli chiama solo “il Card. Bellarmino"..) rinfacciandogli di non aver capito nulla della grandiosa opera dei "Riformatori" (maiuscolo nel testo) tedeschi che volevano invece una accentuazione della dimensione interiore e spirituale della Chiesa, mentre da Trento la Chiesa "gerarchica" rispose accentuando talmente la struttura visibile e l’aspetto “sociologico” da estromettere dalla definizione di Chiesa “le virtù”.
Se San Roberto Bellarmino è “out” e il Concilio di Trento una reazione miope, non si salva dalle sberle nemmeno Papa Leone XIII, mentre Pio XII viene guardato con quell’aria di sufficienza di chi proprio del tutto scemo non era.

“Ma è stato grande merito del Concilio Vaticano II darci una rinnovata e più adeguata comprensione della Chiesa. Lo ha fatto mediante due principali categorie: la Chiesa è mistero; la Chiesa è il popolo di Dio.”

Vi lasciamo soli al vostro dolore durante la lettura; ma questa, ce la godiamo insieme:

“Contro tutte le tendenze fanatiche che vorrebbero una Chiesa che estromette dal suo seno i peccatori, non dimentichiamo che la Chiesa è come il campo evangelico dove crescono insieme buon grano e zizzania..” Che perla.. che perla!!
Scriveva Francesco Agnoli il 2 settembre 2010 su Il Foglio: "..diceva il compianto Cardinal Siri, che aveva una concezione cattolica dell'esistenza che molti suoi confratelli, nel post-concilio, non possedevano più, scambiando la carità con il cedimento all'errore: "Noi siamo sempre pronti a condannare.
E invece di condannare faremmo meglio a dire che, nelle condizioni in cui si sono trovati tanti nostri fratelli, saremmo stati peggio di loro. Questo, non per decurtare l'orrore del peccato: il peccato è il peccato, è quello che è. Ma gli uomini si distinguono dal loro peccato; ne saranno macchiati, ma sono un'altra cosa.
Il peccato loro può esser grande, ma la capacità loro di risorgere può essere ancora più grande. Ed è con questo sguardo che si debbono vedere gli altri."..
Che dire: è leggendo Siri che si capisce l'operazione torbida e disonesta di don Grampa.

L'ultimo assaggio ce lo serve Andrea Biondi, in “L’urgenza di cambiare per continuare ad essere il sale del mondo” :

“..[…]È possibile pensare ad una stagione in cui si riesca a percepire le differenze come ricchezza e non a considerarsi esclusivi depositari della Verità? I tempi non sembrano molto propizi [e non ringrazieremo mai abbastanza il Santo Padre per questo!]. Sono rimasto sorpreso dall’apprendere che la Chiesa Cattolica Romana non aderisce formalmente al Consiglio Mondiale delle Chiese cristiane..[…] Anche in questa circostanza le ragioni “politiche”, di “Stato” sembrano prevalere sui motivi di pastorale. Così si radica nella mente di molti cattolici dea che i nostri fratelli protestanti ed ortodossi devono “tornare all’ovile”...della Chiesa di Roma! [ guarda te cosa vanno a pensare poi i cattolici..]..”

Grazie a Dio, però, lo Spirito soffia ancora “..nonostante le nostre incertezze e continua e donarci motivi di stupore anche sulle fatiche di un credente cattolico e sulla Chiesa a cui appartiene. Il cardinale Dionigi Tettamanzi ha revocato di recente la sospensione di don Marco D’ Elia, sacerdote sospeso a divinis nel 1976, perché aveva criticato le gerarchie ecclesiastiche e aveva intrapreso la strada del radicalismo sociale insieme alla comunità dei cattolici di base di Busto Arsizio,lanciando un messaggio di riconciliazione. Il perdono alla fine è arrivato. Si è trattato di un «dono inatteso» ma anche di un messaggio forte! Grazie Cardinale Tettamanzi.”

Tutto così. L’intera, dico, l’intera rivista. Che, ricordo, si rivolge agli educatori.
Ovvio: c’è anche di peggio. Nel senso che, leggendo la rivista, vi troverete scritte cose anche peggiori. Come ad esempio sul "primato" elastico o "a zerbino" del Vescovo di Roma, sul ruolo della donna e il “sessismo” della Chiesa.. sul ruolo del Magistero e sull’obbedienza “in piedi” (è un po’ come fare con la mano il gesto “ok”, ma sostiture il medio al pollice..una mossa audace, ma se piace così).. sulla pastorale fatta “dai 'gggiovani” per “i 'gggiovani”.. su come ricostruire la Chiesa, citando a proposito nientemeno che la propostona del settiforme Priore di Bose, Enzo Bianchi.

Buona lettura.

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