00 4/17/2010 1:13 PM
Il risultato emerge da una ricerca condotta dal Pew Forum on Religion and Public Life

In continua crescita il numero dei cristiani in Africa


Washington, 16. Un continente in profonda trasformazione, nel quale la religione costituisce il collante principale delle comunità e che vede una grande espansione della presenza dei cristiani. La crescita di quest'ultimi, in particolare, è stata molto veloce, passando da circa sette milioni a 470 milioni, nell'arco di un secolo. È questa, in estrema sintesi, la "fotografia" dell'Africa, come emerge dall'ultima ricerca dell'istituto di ricerche Pew Forum on Religion and Public Life (Pew) negli Stati Uniti. Dal 1900, infatti, pur nel rispetto delle pratiche ancestrali tradizionali, le due grandi religioni del continente hanno avuto una crescita esponenziale dei fedeli, soprattutto nell'Africa subsahariana. "L'Africa - ha sottolineato il responsabile della ricerca, Luis Lugo - ha conosciuto una trasformazione religiosa profonda in molto poco tempo e né il cristianesimo né l'islam si stanno diffondendo l'una ai danni dell'altra religione". E ha aggiunto:  "Nello stesso tempo, le credenze e le pratiche religiose tradizionali africane continuano a essere adottate da un gran numero di cristiani e di musulmani".

Si tratta, dunque, di una sorta di equilibrio, nel quale le due fedi convivono assieme, pur registrando alcune conflittualità in alcune nazioni specifiche. Dal punto di vista geografico, evidenzia la ricerca, mentre il nord dell'Africa è contraddistinto da una marcata presenza dell'islam, il sud risulta prevalentemente cristiano, con una sorta di "zona d'incontro" che pressappoco è individuata in mezzo al continente, con una linea che va dalla Somalia al Senegal, lunga all'incirca 4.000 miglia.
Dagli inizi del secolo scorso, è il dato principale, il numero delle persone appartenenti alle due fedi si è moltiplicato per oltre venti volte nell'Africa subsahariana. L'Africa subsahariana concentra un quinto di tutti i cristiani nel mondo. I musulmani nella regione, invece, dagli undici milioni del xx secolo sono oggi diventati 234 milioni. Considerando che le nazioni con le comunità musulmane più importanti si concentrano nel nord del continente, si arriva a circa 500 milioni di musulmani, rendendo le due fedi numericamente bilanciate. Anche dal punto di vista delle conversioni non emerge, secondo il sondaggio, una sostanziale "osmosi" tra le due religioni

La ricerca si basa su un sondaggio condotto su interviste che hanno coinvolto 25.000 africani di diciannove Paesi, tra il dicembre del 2008 e l'aprile del 2009. Il Pew Charitable Trusts e il John Templeton Foundation hanno contribuito finanziariamente all'analisi. Gli intervistatori hanno presentato una serie di domande su vari aspetti della vita sociale e religiosa, traendo una quadro che a fronte delle più diffuse credenze sul continente, presenta aspetti più articolati. Gli africani, si osserva, per lungo tempo sono stati identificati come un popolo devoto e moralmente conservatore e, in gran parte, la ricerca conferma questo aspetto. Tuttavia, per esempio, l'opinione diffusa all'estero riguardo l'intolleranza, deve essere rivista, in quanto molti degli intervistati hanno affermato di avere considerazione per la libertà di religione altrui. Soltanto, il 40 per cento dei cristiani ha risposto negativamente, considerando pericolosi i musulmani per la loro tendenza alla radicalizzazione della fede.

Molti africani, dunque, considerano positivamente il fatto che i fedeli delle due religioni possano tranquillamente praticare i loro riti. Secondo le risposte gran parte dei cristiani e dei musulmani (con un certa prevalenza di quest'ultimi rispetto ai primi) si considerano "tolleranti e onesti" a vicenda e legati fortemente ai valori morali. Solo una piccola percentuale tra i musulmani (20 per cento) ritiene che i cristiani siano pericolosi. Questo dato particolare è confermato, per esempio, da uno Stato come la Nigeria, dove sono frequenti gli scontri di matrice religiosa. Anche in questa nazione, l'opinione dei musulmani nei riguardi dei cristiani è più positiva:  solo il 13 per cento dei musulmani ritiene che la presenza dei cristiani costituisca un pericolo per la sicurezza della nazione; mentre il 38 per cento dei cristiani vede nell'islam un pericolo.

La preoccupazione principale è legata al terrorismo, anche se meno di un quarto del campione degli intervistati, indipendentemente dalla religione professata, ha dichiarato espressamente che i musulmani sostengono organizzazioni terroristiche come Al Qaeda. La "zona d'incontro" tra le due religioni, è scritto nel rapporto, "agli occhi di certi esperti quest'area rappresenta un'area sensibile dove sono stati compiuti dai gruppi terroristici una serie di attentati". Nonostante questo, per molti il futuro è incerto:  oltre il 50 per cento degli africani teme la prospettiva di una guerra tra le religioni, fomentata dai gruppi estremisti.

La religione, comunque, resta il collante principale di tutte le società nel continente. Come accennato, gli africani sono ancora molto legati alle pratiche religiose tradizionali, ma soprattutto tra i giovani si vanno diffondendo nuove forme di partecipazione alla vita comunitaria. Pochissimi africani, a differenza che in Europa e o negli Stati Uniti, risultano non aderenti a una religione. Il primato, sotto questo aspetto, spetta al Senegal, dove ben il 98 per cento degli intervistati affermato che "la religione è molto importante per la propria vita". Il Paese più "secolare" risulta il Botswana, dove la percentuale scende al 69 per cento. L'Africa è, secondo l'analisi, probabilmente il continente più religioso nel mondo, con più dell'80 per cento della popolazione che crede in Dio.

La forte religiosità, comunque, coesiste con le ancestrali credenze e i rituali delle varie tradizioni. Pur se, in percentuale minore rispetto al secolo scorso, la magia e la stregoneria sono ancora largamente diffuse, soprattutto nei villaggi rurali. Ancora il 40 per cento della popolazione africana si affida alla stregoneria o ad altri rituali magici per curare le malattie. È la Tanzania la nazione dove tali pratiche raggiungono le vette più elevate (93 per cento); mentre in Etiopia la percentuale è solo del 17 per cento. Inoltre, il 75 per cento della popolazione in Senegal usa indossare amuleti o altri oggetti ritenuti sacri per proteggersi dal male. Anche in Sud Africa, considerato uno dei Paesi più sviluppati del continente, il 56 per cento degli intervistati ha risposto in maniera positiva nei riguardi delle pratiche ancestrali.

Inoltre, altre questioni sono trattate nel sondaggio. Sempre, contrariamente alle più comuni opinioni, la maggioranza dei musulmani disapprova l'introduzione in alcuni Paesi di leggi penali di condanna molto restrittive basate sulla Sharia, che prevedono anche amputazioni corporali, In Nigeria, per esempio, soltanto il 40 per cento dei musulmani (e meno del 10 per cento dei cristiani) è a favore della legge coranica. In Senegal o in Mali, invece, la percentuale supera il 50 per cento.

Oltre al terrorismo, al centro delle preoccupazioni degli africani c'è la disoccupazione, che colpisce particolarmente i giovani, costretti a emigrare verso l'Europa. Il pessimismo per il futuro è un dato abbastanza costante in tutti i Paesi presi in considerazione per il sondaggio. Più della metà degli intervistati non sono soddisfatti delle loro condizioni economiche, anche se rispetto agli ultimi cinque anni risulta qualche timido miglioramento. Nel sondaggio, si rileva per esempio, la realtà paradossale del Camerun, che è il Paese nell'Africa subsahariana con la più alta percentuale di consumatori di champagne tra le persone ricche, mentre ben il 71 per cento della popolazione denuncia che nell'ultimo hanno non ha avuto denaro a sufficienza per acquistare cibo. Oppure, l'incremento degli acquisti di cellulari in varie nazioni.


(©L'Osservatore Romano - 17 aprile 2010)