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Massima chiarezza sugli abusi in Germania

Last Update: 3/23/2010 5:30 PM
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Massima chiarezza sugli abusi in Germania

La diocesi di Ratisbona esaminerà le accuse di abusi sessuali che sarebbero avvenuti nel coro dei Regensburger Domspatzen «con la massima trasparenza». È quanto ha affermato il portavoce della stessa diocesi, Clemens Neck, che ha anche annunciato l'istituzione di una commissione di indagine ad hoc, a conferma che, con un rigore e un coraggio esemplari, non si ha nessun timore a fare chiarezza persino sulla base di accuse fino a questo momento non accompagnate da riscontri oggettivi. Lo riferisce l’edizione odierna dell’Osservatore Romano. Del resto, la notizia di un caso di abuso avvenuto negli anni Cinquanta nel convitto dove alloggiavano i coristi, era stata diffusa dallo stesso vescovo, Gerhard Ludwig Müller, in una lettera pubblicata sul suo sito in rete, destinata ai famigliari delle vittime. Il presule aveva appunto riferito di essere venuto a conoscenza di un caso per il quale fu condannato il direttore del convitto, nel frattempo deceduto. E aveva invitato chi è a conoscenza di fatti a fornire informazioni per individuare vittime e colpevoli di eventuali altri episodi dello stesso genere. Agli abusi compiuti in alcuni istituti cattolici tedeschi è stata dedicata anche parte della recente assemblea dei vescovi tedeschi. Le diverse diocesi nel cui territorio sono presenti tali istituti stanno operando con la massima trasparenza e serietà. Il direttivo del coro di Ratisbona si è detto costernato per i casi di pedofilia registratisi in ambito ecclesiastico, compresi quelli che sarebbero avvenuti nella celebre istituzione dei Regensburger Domsplatzen.
«Il direttivo del Coro — si legge in una lettera pubblicata sul sito in rete della diocesi di Ratisbona — ha seguito con grande attenzione le notizie sui casi di abusi sessuali in istituzioni religiose. Siamo costernati per il fatto che simili fatti vergognosi siano avvenuti in istituzioni ecclesiastiche». Si legge ancora nel sito: «Abbiamo saputo che anche un ex allievo del Coro (all'inizio degli anni Sessanta) ha riferito alla stampa abusi sessuali». «In base a quanto previsto dalla Conferenza episcopale tedesca — aggiunge la lettera — le ammissioni dell’ex allievo sono state inoltrate alla psicologa Birgit Boehm, responsabile diocesana per i casi di abusi. La signora Boehm ha cercato di mettersi in contatto con la presunta vittima degli abusi. Sulla base delle conoscenze che si hanno al momento, non è tuttavia ancora chiaro se gli abusi siano avvenuti nella nostra istituzione o nella scuola elementare di Etterzhausen (attuale Pielenhofen)». La lettera cita anche il caso già segnalato dal vescovo di Ratisbona: «Attraverso un articolo di stampa degli anni Cinquanta, che ci è pervenuto, siamo venuti a conoscenza di una informazione concreta relativa a un abuso sessuale. L’allora responsabile del collegio, a quanto ne sappiamo, era stato condannato per questo». A tutt’oggi comunque — continua la lettera — «non disponiamo di ulteriori elementi concreti su casi sospetti di abusi all’interno del Coro di Ratisbona».

In un comunicato il vescovo di Ratisbona precisa che i due casi di abusi risalenti al 1958, pubblicamente noti già all’epoca e da considerarsi giuridicamente chiusi, non coincidono con il periodo dell’incarico del maestro prof. George Ratzinger (1964-1994).

La Santa Sede – si legge ancora sull’Osservatore Romano - appoggia la Diocesi nella propria disponibilità ad analizzare la dolorosa questione con decisione e in modo aperto, ai sensi delle direttive della Conferenza Episcopale Tedesca. L'obiettivo principale del chiarimento da parte della Chiesa è di rendere giustizia alle eventuali vittime. Essa, inoltre, è grata per questo impegno di chiarezza all'interno della Chiesa e auspica che altrettanta chiarezza venga fatta anche all'interno di altre istituzioni, pubbliche e private, se veramente sta a cuore di tutti il bene dell'infanzia.

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Chi sta cercando di incastrare il Papa?
False insinuazioni sul fratello del Papa.
Qui l'articolo di Andrea Tornielli che fa luce sulla disinformazione dei giornali italiani!

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La Chiesa opera con rigore per fare luce su quanto accaduto in istituti religiosi

Massima chiarezza sugli abusi in Germania


Ratisbona, 6. La diocesi di Ratisbona esaminerà le accuse di abusi sessuali che sarebbero avvenuti nel coro dei Regensburger Domspatzen "con la massima trasparenza". È quanto ha affermato il portavoce della stessa diocesi, Clemens Neck, che ha anche annunciato l'istituzione di una commissione di indagine ad hoc, a conferma che, con un rigore e un coraggio esemplari, non si ha nessun timore a fare chiarezza persino sulla base di accuse fino a questo momento non accompagnate da riscontri oggettivi.
Del resto, la notizia di un caso di abuso avvenuto negli anni Cinquanta nel convitto dove alloggiavano i coristi, era stata diffusa dallo stesso vescovo, Gerhard Ludwig Müller, in una lettera pubblicata sul suo sito in rete, destinata ai famigliari delle vittime. Il presule aveva appunto riferito di essere venuto a conoscenza di un caso per il quale fu condannato il direttore del convitto, nel frattempo deceduto. E aveva invitato chi è a conoscenza di fatti a fornire informazioni per individuare vittime e colpevoli di eventuali altri episodi dello stesso genere. Ulteriori dettagli sui casi in questione sono specificati in un comunicato che pubblichiamo qui a fianco.
Agli abusi compiuti in alcuni istituti cattolici tedeschi è stata dedicata anche parte della recente assemblea dei vescovi tedeschi. Le diverse diocesi nel cui territorio sono presenti tali istituti stanno operando con la massima trasparenza e serietà. Il direttivo del coro di Ratisbona si è detto costernato per i casi di pedofilia registratisi in ambito ecclesiastico, compresi quelli che sarebbero avvenuti nella celebre istituzione dei Regensburger Domsplatzen. "Il direttivo del Coro - si legge in una lettera pubblicata sul sito in rete della diocesi di Ratisbona - ha seguito con grande attenzione le notizie sui casi di abusi sessuali in istituzioni religiose. Siamo costernati per il fatto che simili fatti vergognosi siano avvenuti in istituzioni ecclesiastiche". Si legge ancora nel sito:  "Abbiamo saputo che anche un ex allievo del Coro (all'inizio degli anni Sessanta) ha riferito alla stampa abusi sessuali". "In base a quanto previsto dalla Conferenza episcopale tedesca - aggiunge la lettera - le ammissioni dell'ex allievo sono state inoltrate alla psicologa Birgit Boehm, responsabile diocesana per i casi di abusi. La signora Boehm ha cercato di mettersi in contatto con la presunta vittima degli abusi. Sulla base delle conoscenze che si hanno al momento, non è tuttavia ancora chiaro se gli abusi siano avvenuti nella nostra istituzione o nella scuola elementare di Etterzhausen (attuale Pielenhofen)". La lettera cita anche il caso già segnalato dal vescovo di Ratisbona:  "Attraverso un articolo di stampa degli anni Cinquanta, che ci è pervenuto, siamo venuti a conoscenza di una informazione concreta relativa a un abuso sessuale. L'allora responsabile del collegio, a quanto ne sappiamo, era stato condannato per questo". A tutt'oggi comunque - continua la lettera - "non disponiamo di ulteriori elementi concreti su casi sospetti di abusi all'interno del Coro di Ratisbona".


(©L'Osservatore Romano - 7 marzo 2010)
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Comunicato del Vescovo di Ratisbona


Il vescovo di Ratisbona, monsignor Gerhard Ludwig Müller, ha diffuso il seguente comunicato sul Regensburger Domspatzen: 
"Le sezioni di cui si compone il Regensburger Domspatzen sono tre: 
- il Liceo (Gymnasium), gestito da un Direttore laico;
- il Convitto (Internat), gestito da un Sacerdote, assistito da educatori e pedagoghi;
- il Coro (Chor), diretto dal Maestro della Cappella del Duomo (Domkapellmeister).
La Scuola elementare in Etterzhausen, ora in Pielenhofen, è un'istituzione indipendente dai Domspatzen; c'è una collaborazione solo su alcuni punti specifici nel campo dell'educazione musicale (perciò viene anche denominata Vorschule, cioè scuola preliminare dei Domspatzen).
Negli ultimi giorni, due casi di abuso sessuale sono stati di nuovo riportati alla memoria: 
- nel primo caso, si tratta di un fatto accaduto nell'anno 1958, commesso da parte del Vice-Direttore della scuola preliminare. Appena conosciuto il delitto, costui fu rimosso dall'incarico e fu anche condannato penalmente;
- nel secondo caso, si tratta di una persona che lavorò nel 1958 per sette mesi presso i Domspatzen. Dopo 12 anni, fu condannata per un caso di abuso sessuale. Attualmente, si sta esaminando se ciò riguardi pure fatti accaduti durante quel periodo di sette mesi presso i Domspatzen.
Ambedue i casi erano pubblicamente noti già all'epoca e sono da considerarsi chiusi in senso giuridico. Non coincidono con il periodo dell'incarico del Maestro Prof. Georg Ratzinger (1964-1994).
È al Vescovo di Ratisbona che spetta, in senso canonico, la competenza per le istituzioni della Diocesi di Ratisbona".
 

***

La Santa Sede appoggia la Diocesi nella propria disponibilità ad analizzare la dolorosa questione con decisione e in modo aperto, ai sensi delle direttive della Conferenza Episcopale Tedesca. L'obiettivo principale del chiarimento da parte della Chiesa è di rendere giustizia alle eventuali vittime. Essa, inoltre, è grata per questo impegno di chiarezza all'interno della Chiesa e auspica che altrettanta chiarezza venga fatta anche all'interno di altre istituzioni,  pubbliche e private, se veramente sta a cuore di tutti il bene dell'infanzia.


(©L'Osservatore Romano - 7 marzo 2010)
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Il fratello del Papa non c’entra, ma fa titolo

Andrea Tornielli

Cari amici, sul Giornale di oggi (il pezzo non è ancora disponibile online) pubblico un articolo dedicato alle notizie provenienti da Ratisbona: ieri sul Web e sulle agenzie di stampa (in Italia, non in Germania) il nome di Georg Ratzinger, fratello di Benedetto XVI è stato del tutto arbitrariamente associato allo scandalo della pedofilia che sta scuotendo la Germania, perché la diocesi di Ratisbona ha reso noti dei casi acclarati e delle denunce, riguardanti sacerdoti diocesani. Uno di questi casi acclarati (avvenuto nel 1958) e una delle recenti denunce (su un presunto abuso avvenuto all’inizio degli anni Sessanta) riguardavano il coro dei “Domspatzen”, i “passerotti del Duomo”, ma sono (nel secondo caso sarebbero) avvenuti nel convitto dove i bambini e i ragazzi erano allogiati e studiavano. Georg Ratzinger ha diretto quel coro dal 1964 al 1993. Nessuno dei casi acclarati o segnalati riguarda questo periodo. Va inoltre ricordato che oggi come nei decenni passati c’erano il direttore del coro (maestro di musica), il direttore del convitto (responsabile della struttura dove i bambini e i ragazzi alloggiano) e il direttore degli studi (che si occupa della parte didattica). Nel caso del 1958 fu coinvolto un prete che era in quel momento vice-direttore del convitto, poi condannato a due anni di carcere e morto nel 1984. Nel caso ora denunciato, non è ancora chiaro chi sia il presunto colpevole, ma comunque è o sarebbe avvenuto prima dell’arrivo di Georg Ratzinger alla direzione del coro. C’è un terzo caso - e qui si è ingenerata la confusione, non si sa quanto interessatamente alimentata - avvenuto nel 1969: il colpevole è un prete (anch’egli scomparso) che è stato condannato a 11 mesi di carcere nel 1971. Questo prete era stato per circa otto mesi, nel 1959, responsabile nel convitto dei “passerotti del Duomo”, ma poi aveva lasciato il convitto ed era diventato il responsabile diocesano per la musica sacra. L’abuso di cui si è reso colpevole è dunque avvenuto dieci anni dopo che lui aveva lasciato i “Domspatzen” e non c’entra con il coro. Dunque, non solo non c’è nessuna accusa o denuncia che citi in alcun modo il fratello del Papa, ma i due fatti fino ad oggi acclarati o anche soltanto denunciati che riguardano il coro si riferiscono a un periodo nel quale Georg Ratzinger non era neanche direttore.
Intanto però la notizia è stata rilanciata sul Web e dalla Tv, associando il nome del fratello del Papa ai casi di pedofilia, senza che vi fosse una parola chiarificatrice.
E’ noto che dopo il caso Williamson la Santa Sede segue con grandissima attenzione tutto ciò che viene scritto su Internet. In questo caso però nessuno ha ritenuto di chiarire alcunché. A mio modesto avviso si è trattato di un errore, perché è vero che sui quotidiani italiani in edicola oggi la vicenda è spiegata nei suoi giusti termini, ma l’opinione pubblica è stata informata ieri, dai giornali online, dai siti e dai servizi televisivi.
Ci sono molti modi di intervenire per stroncare sul nascere informazioni non corrette e penso che la Sala Stampa avrebbe potuto dire una parola al riguardo, essendo più volte intervenuta - in un passato non lontano - con comunicati tempestivi in difesa di uomini o istituzioni anche soltanto collegate con la Santa Sede, penso ad esempio alla nota con cui si espresse solidarietà al presidente dell’ospedale Bambin Gesù, Giuseppe Profiti, oggetto di un’indagine della magistratura riferita ai suoi precedenti incarichi ricoperti in Liguria.

http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2010/03/06/il-fratello-del-papa-non-centra-ma-fa-titolo/
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In attesa che qualche portavoce del Vaticano si degni di rispondere alle tante illazioni e false informazioni sui presunti abusi in Germania, in attesa di tutto ciò, la stampa italiana ci sguazza alla grande, non gli è bastata la figuraccia dei giorni scorsi sulla cattiva informazione data agli italiani sul fratello del Papa (è evidente che si vuol colpire quest'ultimo), adesso si insinua sull'intera Chiesa, ecco un servizio che la dice lunga: Abusi, "Vaticano ostacola indagini" (Tgcom)

Sempre su questo servizio vi copio alcune considerazioni interamente prese dal Blog dell'amica Raffaella:

Su segnalazione di Alberto possiamo leggere qui (in tedesco) l'intervista al ministro tedesco della giustizia. Qui una traduzione. Vi riporto il commento del nostro preziosissimo Alberto:

3) Risalendo come sempre alla fonte, questa è l'intervista:
http://www.dradio.de/dlf/sendungen/interview_dlf/1138913/

La ministra non dice esattamente che "la Chiesa cattolica ha opposto un muro di silenzio" e che ciò sarebbe dovuto al documento del 2001 né nomina Ratzinger. Dice, sempre con tono accusatorio ma più sfumatamente, che gli abusi nelle scuole sono stati per anni coperti da muro di silenzio. Nomina come ultimo caso di abusi quello di Odenwald (scuola Unesco) e aggiunge che, a suo parere, per quanto riguarda le scuole cattoliche il silenzio loro (non dice silenzio della Chiesa) potrebbe anche essere legato alla direttiva del 2001 che prevede il segreto pontificio.
Anche così l'interpretazione della ministra è infondata. Ma quanto hanno riportato i soliti siti e agenzie italiane non mi pare corrisponda in pieno al contenuto complessivo dell'intervista. Infatti gli articoli dei siti tedeschi e dello stesso sito della radio non riportano commenti sul documento del 2001.
Conclusivamente, riflettiamo sul fatto che in Italia qualcuno si è preso la briga di ascoltare un'intervista alla radio tedesca di un ministro di primo mattino e di sottolineare soltanto il passo dell'intervista relativo al documento del 2001 che nessun commentatore tedesco ha invece sottolineato.
Alberto

Vi suggerisco di leggere l'intero commento del nostro amico Alberto a commento di questo post :-)

Si rende sempre piu' necessario un chiarimento della Santa Sede sulla falsariga del servizio in francese di Radio Vaticana.
R.

http://paparatzinger3-blograffaella.blogspot.com/2010/03/lintervista-al-ministro-della-giustizia.html

Evviva l'Italia e la disinformazione!
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3/8/2010 10:28 PM
 
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Radio Vaticana spiega, per sommi capi, la ratio del documento "De delictis gravioribus" ma in francese...


Su segnalazione di Eufemia, che ringraziamo di cuore, leggiamo questa introduzione al servizio audio di Radio Vaticana.
Peccato che quest'ultima (la "voce" del Papa) contesti il ministro tedesco non nella sua lingua madre ne' in italiano (dove i danni prodotti dalle agenzie sono gia' enormi), ma in francese!
Scusatemi ma non capisco e non capiro' mai questo modo di agire.
Nel contributo audio (clicca
qui) il giornalista contesta le dichiarazioni del ministro della giustizia tedesco, ricordando che il "De delictis gravioribus" e' un documento in latino firmato dall'allora card. Ratzinger (nessun cenno ne' al card. Bertone ne' a Giovanni Paolo II dal cui motu proprio deriva la lettera della Congregazione per la dottrina della fede).
Vi riporto le parti piu' importanti.
Il testo prevede l'avocazione alla Congregazione per la dottrina della fede dei delitti di pedofilia, che vengono cosi' sottratti ai vescovi locali per evitarne l'occultamento. Sono previste misure piu' severe rispetto al passato. Inoltre vengono allungati i tempi di prescrizione per cui il minore puo' denunciare gli abusi fino a dieci anni dal raggiungimento della maggiore eta'.
Il giornalista cita (non espressamente) il Crimen Solletitationis del 1962 (regnante il Beato Giovanni XXIII, nota di Raffaella) che gia' prevedeva la scomunica per chi non denunciava eventuali abusi.
Radio Vaticana conferma, quindi, purtroppo solo in francese, quanto scritto nei seguenti post:


SPECIALE: Il documentario della BBC dice il falso: ecco le prove!

CHIESA E PEDOFILIA: LA TOLLERANZA ZERO DI PAPA BENEDETTO XVI: I VIAGGI NEGLI USA ED IN AUSTRALIA ED I SINGOLI PROVVEDIMENTI

Si prega chi di dovere di tradurre in italiano ed in tedesco il servizio disponibile solo in francese, Dio solo sa perche'...
R.

Les accusations de la ministre de la Justice allemande sont injustifiées

La ministre allemande de la Justice a reproché au Vatican d’avoir entravé les enquêtes sur les abus sexuels dans des établissements scolaires catholiques. La ministre réagissait, lors d’une interview radiophonique, à une série de révélations de cas d’abus, souvent anciens, commis sur des mineurs en Allemagne. Selon elle, en vertu d’une directive de 2001, les abus graves sont soumis à la confidentialité du Pape et ne doivent pas être divulgués à l’extérieur de l’Église. Visiblement la ministre allemande ne maîtrise pas le dossier. Olivier Bonnel.

Radio Vaticana

http://paparatzinger3-blograffaella.blogspot.com/2010/03/radio-vaticana-spiega-per-sommi-capi-la.html
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Sempre dal Blog di Raffaella:

Cari amici, per completezza di informazione, credo sia giusto riportare alcuni articoli del 2001 e del 2006 sul documento "De delictis gravioribus".
Cio' dimostra che quel testo venne da subito inteso come una rivoluzione positiva e che lo stesso non era affatto segreto (ne parlavano anche i giornali!).
Rileggiamo insieme
:

Lo ha chiesto il Pontefice in una lettera del 2001 pubblicata sul numero di novembre della "Gazzetta Ufficiale" vaticana

Il Papa contro i preti pedofili

"Indagini accurate e processi"
Anche una missiva ai vescovi del cardinale Ratzinger "Proteggiamo la santità del sacerdozio"


CITTA' DEL VATICANO

Esiste anche solo il sospetto che un prete cattolico sia pedofilo? Il Vaticano vuole saperlo e vuole che sul "caso" vengano svolte indagini approfondite. E' questa la sostanza di un lettera "Motu proprio" scritta da Giovanni Paolo II nel 2001 e che la Congregazione per la dottrina della fede, nel numero di novembre degli Acta apostolicae sedis, la "Gazzetta ufficiale" del Vaticano, ha pubblicato insieme a una lettera che il prefetto della Congregazione Joseph Ratzinger ha indirizzato ai vescovi per illustrare il documento pontificio.
Il Motu proprio autorizza la Congregazione a stabilire delle linee guida per affrontare il problema, mentre il cardinale Ratzinger chiede ai vescovi "non solo di contribuire a evitare un crimine così grave, ma anche di proteggere con le necessarie sanzioni la santità del sacerdozio e la cura pastorale offerta dai vescovi e dagli altri responsabili ecclesiastici".
I due documenti sembrano indicare la volontà della Santa Sede di controllare più direttamente il problema, dopo che alcuni episcopati, come quello statunitense, hanno dovuto affrontare il pagamento di grossi risarcimenti alle famiglie di bimbi molestati da sacerdoti, e dopo che lo scorso settembre il vescovo di Boyeux, in Normandia, monsignor Pierre Pican, è stato condannato a tre mesi di carcere con la condizionale per non aver denunciato alle autorità il suo sacerdote padre Renè Bissey, giudicato colpevole di pedofilia.
Secondo le disposizioni emanate dal cardinale Ratzinger, i vescovi, nei casi di verosimili reati di abuso sessuale di minori da parte di sacerdoti, dovranno fare rapporto alla Congregazione, che a sua volta deciderà se lasciare la gestione del caso a un tribunale locale o se "girarla" a Roma.
Le nuove norme dovrebbero servire a evitare la sovrapposizione di giurisdizioni, visto che sono sei i dicasteri vaticani dotati di autorità in fatto di reati di abuso sessuale. Assegnando la competenza di coordinamento alla Congregazione per la dottrina della fede, si limiteranno le controversie. Le disposizioni riguardano non solo il reato di abuso sessuale di un prete su un minorenne, ma anche altri reati contro i sacramenti (tra cui la concelebrazione dell'eucarestia con ministri protestanti e l'abuso del sacramento della penitenza, come nel caso in cui il prete usi il pretesto della confessione per avere favori sessuali).
Circa i reati di pedofilia di sacerdoti, la normativa stabilisce che la prescrizione di dieci anni (propria dei reati di competenza della Congregazione) scatti a partire dal compimento della maggiore età di chi ha subito le violenze, presupponendo che questi al compimento della maggiore età sia libero dall'intimidazione e in grado di sporgere denuncia.

REPUBBLICA, 8 GENNAIO 2002

http://www.repubblica.it/online/cronaca/papapreti/papapreti/papapreti.html

IL RETROSCENA

La svolta di Wojtyla, la circolare di Ruini ai vescovi: quattro anni di sforzi per estirpare la piaga

Pubbliche ammende e lettere segrete così il Vaticano decise di dire basta

MARCO POLITI

CITTÀ DEL VATICANO

LA SVOLTA avvenne tra il 2001 e il 2002.
Protagonisti papa Wojtyla e l´allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, cardinale Ratzinger.
Scosso e disgustato dall´ondata di scandali che stava investendo la Chiesa cattolica degli Stati Uniti, Giovanni Paolo II ruppe con il secolare costume ecclesiastico dell´insabbiamento e si affrancò dai consigli di quanti in Curia propendevano per una «prudenza» molto simile all´omertà.
Di colpo il pontefice polacco tirò i freni e con un Motu proprio del 18 maggio 2001 sancì il ruolo centrale dell´ex Sant´Uffizio nell´affrontare il fenomeno.
Vennero poi le «Linee guida» elaborate da Ratzinger.
Ai vescovi del mondo il cardinale chiedeva «non solo di contribuire a evitare un crimine così grave, ma anche di proteggere con le necessarie sanzioni la santità del sacerdozio e la cura pastorale offerta dai vescovi e dagli altri responsabili ecclesiastici».
È questo il documento su cui oggi si basa la Santa Sede per contrastare e combattere la pedofilia del clero.
Al primo sospetto oggettivo il vescovo è tenuto a informare la Congregazione per la Dottrina della fede, che deciderà se far giudicare la questione a livello locale o avocare il procedimento in Vaticano. Lo stesso documento condanna ogni abuso della confessione per ottenere favori sessuali.
Per scongiurare frettolose archiviazioni Ratzinger - d´intesa con papa Wojtyla -prese anche la decisione di modificare i termini di prescrizione dei processi ecclesiastici. I dieci anni necessari per far decadere i procedimenti scattano (dopo la riforma del 2001) soltanto a partire dalla maggiore età della vittima, in modo da garantire a chi è stato abusato nel corso dell´adolescenza la piena facoltà di intervento in giudizio.
L´anno successivo il cardinale Ratzinger partecipò al vertice straordinario dell´episcopato americano, convocato a Roma, quando si stabilì «tolleranza zero» per i preti pedofili e l´immediato allontanamento di chiunque fosse coinvolto in indagini da incarichi ecclesiali a contatto con minori.
Le dure parole, usate ora da Benedetto XVI, trovano un precedente nell´escalation di interventi di Giovanni Paolo II dopo l´esplosione degli scandali. «L´abuso che ha causato questa crisi - disse ai vescovi americani nell´aprile del 2002 - viene giustamente considerato un crimine dalla società ed è anche un peccato sconvolgente agli occhi di Dio». Quando nel luglio del 2002 il pontefice polacco si recò a Toronto per la Giornata mondiale della gioventù confessò dinanzi a centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze che i preti pedofili provocavano in lui «un profondo senso di tristezza e di vergogna».
Molti ritengono che l´allusione di Ratzinger alla «sporcizia» nella Chiesa durante l´ormai famosa Via Crucis del 2005, poco prima della morte di Giovanni Paolo II, si riferisse anche ai casi di pedofilia diffusi in ogni parte del globo. Da pontefice Ratzinger ha costretto alle dimissioni - risparmiandogli l´onta di un processo ecclesiastico - il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, pressato da antiche accuse di pedofilia. Sulla situazione italiana il presidente della Cei Ruini mandò tempo fa una lettera a tutti i vescovi, che però non è mai stata pubblicata. Finora in Italia, tranne eccezioni, la tendenza nella gerarchia ecclesiastica è di aspettare le conclusioni della magistratura ordinaria, invece di punire per primi i colpevoli.

© Copyright Repubblica, 29 ottobre 2006


LA CHIESA DI RATZINGER

Il Papa contro i preti pedofili "Colpevoli di crimini enormi"

Ratzinger: scoprire la verità e aiutare le vittime di abusi

Duro intervento davanti ai vescovi irlandesi in udienza "Minata la fiducia nella Chiesa, occorre ricostruirla"

ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO

Gli abusi sessuali sui bambini «sono crimini abominevoli» che vanno perseguiti «con forza, determinazione e tempestività» per «punire i colpevoli e aiutare le piccole vittime». Ma quando i colpevoli sono «religiosi, questo particolare crimine diventa ancora più grande e la Chiesa deve fare tutto il possibile per assicurare alla giustizia chi lo commette, e nello stesso tempo dare sostegno alle vittime ed evitare che altre violenze simili possano ripetersi». Benedetto XVI davanti ad uno dei più grandi scandali esplosi negli ultimi anni in alcune diocesi della Chiesa cattolica: le violenze sessuali sui minori da parte dei preti pedofili. Tema scomodo e scottante affrontato ieri dal Papa per la prima volta, pubblicamente, da quando è asceso al soglio di Pietro, il 19 aprile 2005, ricevendo in Vaticano i vescovi irlandesi.
Era stato, nel marzo scorso, l´arcivescovo di Dublino, monsignor Diarmuid Martin, a rivelare che, secondo una inchiesta svolta tra i 2800 preti della sua diocesi, dagli anni ‘40 i casi di pedofilia accertati erano stati 350 e che i sacerdoti sospettati di aver compiuto violenze sessuali sono circa il 3 per cento del clero irlandese. Ieri l´arcivescovo Sean Bredy, primate d´Irlanda, ne ha parlato al Papa, e il pontefice ne ha tratto lo spunto per esortare tutta la Chiesa ad essere più «vigile ed attenta» verso un problema - gli abusi sui bambini - che scuote le coscienze e lacera le vite di tanti innocenti. «Voi - ha ricordato tra l´altro il Papa - , avete dovuto fare fronte negli anni recenti a molti e terribili casi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando ad abusare è un uomo di Chiesa. Le ferite causate da tali atti agiscono in profondità ed è un´operazione urgente ricostruire la fiducia e la sicurezza là dove esse sono state compromesse».
Di fronte a simili violenze, avverte Ratzinger, occorre «stabilire la verità per adottare qualsiasi misura necessaria per prevenire la possibilità che i fatti si ripetano, garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, portare sostegno alle vittime colpite da questi enormi crimini».
«Parole giuste e sacrosante», commenta il cardinale Javier Lozano Barragan, ministro della Sanità della Santa Sede, nativo del Messico, uno dei paesi maggiormente colpiti da casi di abusi sessuali di preti. «Quando ero arcivescovo - ricorda il cardinale - di fronte a casi simili ero inflessibile e per niente tollerante. Occorre essere vigili, attenti, a partire dalla formazione nei seminari. Ma non va dimenticato che ci sono anche persone che denunziano la Chiesa solo per cercare di trarre vantaggi economici con l´inganno e la menzogna».

© Copyright Repubblica, 29 ottobre 2006

http://paparatzinger3-blograffaella.blogspot.com/2010/03/nel-2001-il-documento-de-delictis.html

E' evidente che la memoria non è una virtù per i giornalisti!
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A proposito del dibattito sugli abusi sessuali: nota di padre Lombardi

Da alcuni mesi la gravissima questione degli abusi sessuali su minori in istituzioni gestite da enti ecclesiastici e da parte di persone con responsabilità nella Chiesa, in particolare sacerdoti,
ha investito la Chiesa e la società irlandese.
Di recente il Santo Padre ha dimostrato la sua partecipazione, in particolare con due incontri, prima con i più alti rappresentanti dell’episcopato e poi con tutti i vescovi ordinari, e prepara la pubblicazione di una lettera sull’argomento per la Chiesa in Irlanda.

Ma nelle ultime settimane il dibattito sugli abusi sessuali nei confronti di minori sta coinvolgendo la Chiesa anche in alcuni Paesi dell’Europa centrale (
Germania, Austria, Olanda). Su questo sviluppo ci siano permesse alcune semplici considerazioni.

Le principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte (la Provincia dei gesuiti tedeschi – prima ad essere coinvolta per il caso del Collegio Canisius di Berlino -, la Conferenza episcopale tedesca, la Conferenza episcopale austriaca, la Conferenza episcopale olandese…) hanno affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e con decisione.
Hanno dato prova di volontà di trasparenza, in certo senso hanno accelerato il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare anche quando si trattava di casi di molto tempo fa. Così facendo hanno affrontato le questioni “con il piede giusto”, perché il punto di partenza corretto è il riconoscimento di ciò che è avvenuto, e la preoccupazione per le vittime e le conseguenze degli atti compiuti contro di loro. Inoltre, hanno ripreso in considerazione le “Direttive” già esistenti o hanno previsto nuove indicazioni operative per mettere a fuoco anche la strategia di prevenzione, affinché sia fatto tutto il possibile perché in futuro simili gravissimi fatti non abbiano a ripetersi.

Questi fatti mobilitano la Chiesa ad elaborare le risposte appropriate e vanno inseriti in un contesto e in una problematica più ampia che riguarda la tutela dei bambini e dei giovani dagli abusi sessuali nella società. Certamente gli errori compiuti nelle istituzioni e da responsabili ecclesiali sono particolarmente riprovevoli, data la responsabilità educativa e morale della Chiesa. Ma tutte le persone obiettive ed informate sanno che la questione è molto più ampia, e il concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva. Solo per fare un esempio, i dati recentemente forniti dalle autorità competenti in Austria dicono che in uno stesso periodo di tempo i casi accertati in istituzioni riconducibili alla Chiesa sono stati 17, mentre ve ne sono stati altri 510 in altri ambienti. E’ bene preoccuparsi anche di questi.

Giustamente in Germania vengono ora ipotizzate iniziative, promosse dal Ministero della famiglia, per convocare una “tavola rotonda” delle diverse realtà educative e sociali per affrontare la questione in una prospettiva complessiva e adeguata. La Chiesa è naturalmente pronta a partecipare e impegnarsi. Probabilmente la sua dolorosa esperienza può essere un contributo utile anche per altri. Il Cancelliere, Signora Merkel, ha giustamente dato atto alla Chiesa in Germania della serietà e della costruttività del suo impegno.

Per completare queste considerazioni, è bene ricordare ancora che la Chiesa vive inserita nella società civile e in essa assume le sue responsabilità, ma ha anche un suo ordinamento specifico distinto, quello “canonico”, che risponde alla sua natura spirituale e sacramentale, in cui quindi anche le procedure giudiziali e penali sono di natura diversa (ad esempio non prevedono pene pecuniarie o di privazione della libertà, ma impedimento di esercizio di ministero, privazione di diritti nel campo ecclesiastico, ecc.).
Nell’ambito canonico il delitto di abuso sessuale di minori è sempre stato considerato uno dei più gravi fra tutti, e le norme canoniche lo hanno costantemente riaffermato, in particolare la Lettera “
De delictis gravioribus” del 2001, talvolta inopportunamente citata come causa di una “cultura del silenzio”.

Chi conosce e capisce di che cosa si tratta, sa che è stata un segnale determinante per richiamare l’episcopato sulla gravità del problema e un impulso concreto per l’elaborazione di direttive operative per affrontarlo.

In conclusione, se non si può negare la gravità del travaglio che la Chiesa sta attraversando, non bisogna rinunciare a fare tutto il possibile perché se ne ottengano alla fine anche risultati positivi, di migliore protezione dell’infanzia e della gioventù nella Chiesa e nella società, e di purificazione per la Chiesa stessa.

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Il fratello del Papa: «Ho schiaffeggiato i miei alunni»

di Andrea Tornielli

Monsignor Georg Ratzinger, il fratello di Benedetto XVI, ribadisce di essere stato all’oscuro degli abusi sessuali, subiti dai ragazzi nella scuola preliminare dei Domspatzen, ammette di aver dato qualche schiaffo ai suoi cantori e chiede «perdono alle vittime». E sempre ieri è sceso in campo anche il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, che con una nota alla Radio vaticana ha fatto il punto sulla situazione tedesca spiegando come sia sbagliato mettere sotto accusa soltanto la Chiesa cattolica e ricordando che le istituzioni ecclesiastiche «hanno dato prova di volontà di trasparenza» e hanno in certo senso accelerato «il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare».
L’ottantaseienne monsignore fratello del Pontefice, direttore del coro dei «passerotti del Duomo» di Ratisbona, dal 1964 al 1994, ha rilasciato un’intervista al quotidiano tedesco Passauer Neue Presse.
Va sottolineato che le violenze di cui Georg Ratzinger parla, anche in relazione alla scuola e al convitto dove i ragazzi vivevano, sono sempre e soltanto punizioni corporali, perché di abusi sessuali «non si è mai parlato» e il fratello del Papa non ne venne mai a conoscenza.
L’ex direttore ha spiegato di aver dato qualche schiaffo ai cantori indisciplinati, quando era depresso perché «non raggiungevamo i risultati» voluti, e di essersene sempre pentito. Per questo si è sentito «sollevato» quando nel 1980 le punizioni corporali sono state proibite per legge. Ratzinger però non ha mai sentito parlare di abusi sessuali, e ha detto di provare pena per le vittime, «la cui integrità fisica e spirituale è stata ferita». Ha ammesso invece di essere stato a conoscenza dei duri metodi punitivi di Johann M. direttore della scuola primaria di Ettarzhausen, dalla quale venivano reclutati i giovani cantori del suo coro, che distribuiva «violenti ceffoni» e che lo faceva «anche per motivi molto futili». A informare Georg Ratzinger di questi comportamenti erano stati suoi stessi allievi durante le tournée. «Ma i loro racconti - ha spiegato il fratello del Pontefice - non sono stati da me percepiti in modo tale da ritenere di dover fare qualcosa». In ogni caso, ha precisato, anche se fosse intervenuto, non avrebbe potuto fare molto, dato che la scuola di Ettarzhausen era «un’istituzione indipendente». Ma «se avessi saputo di quale tipo di eccessive violenze si trattava, avrei detto qualcosa. Chiedo perdono alle vittime».
Intanto ieri il direttore della Sala stampa vaticana, padre Lombardi,
ha detto che le istituzioni ecclesiastiche coinvolte nello scandalo «hanno affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e con decisione», riconoscendo quanto è avvenuto e manifestando preoccupazione per le vittime. Hanno inoltre «previsto nuove indicazioni operative per mettere a fuoco anche la strategia di prevenzione, affinché sia fatto tutto il possibile perché in futuro simili gravissimi fatti non abbiano a ripetersi».
Lombardi ammette che «gli errori compiuti nelle istituzioni e da responsabili ecclesiali sono particolarmente riprovevoli, data la responsabilità educativa e morale della Chiesa», ma spiega che «la questione è molto più ampia, e il concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva. Solo per fare un esempio, i dati recentemente forniti dalle autorità competenti in Austria dicono che in uno stesso periodo di tempo i casi accertati in istituzioni riconducibili alla Chiesa sono stati 17, mentre ve ne sono stati altri 510 in altri ambienti. È bene preoccuparsi anche di questi».
Il portavoce vaticano ha annunciato che la Chiesa è pronta a sedersi alla «tavola rotonda» promossa dal ministero della Famiglia tedesco su questa questione - smentendo di fatto le perplessità annunciate a questo proposito dal presidente dei vescovi tedeschi - e ha infine spiegato «nell’ambito canonico il delitto di abuso sessuale di minori è sempre stato considerato uno dei più gravi fra tutti», citando la lettera «De delictis gravioribus» del 2001, voluta da Giovanni Paolo II e firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e dal segretario Tarcisio Bertone, che ha richiamato i vescovi di tutto il mondo sulla gravità del problema invitandoli ad affrontarlo.

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PEDOFILIA: P. LOMBARDI, CHIESE SI SONO ATTIVATE CON DECISIONE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 9 mar.

Riguardo ai casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti e religiosi in Germania, Austria e Olanda, "le principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte hanno affrontato il manifestarsi del problema con tempestivita' e con decisione. Hanno dato prova di volonta' di trasparenza, in certo senso hanno accelerato il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare anche quando si trattava di casi di molto tempo fa".
Lo afferma il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. "Cosi' facendo - spiega - hanno affrontato le questioni "con il piede giusto", perche' il punto di partenza corretto e' il riconoscimento di cio' che e' avvenuto, e la preoccupazione per le vittime e le conseguenze degli atti compiuti contro di loro". Inoltre, rileva il portavoce vaticano, "hanno ripreso in considerazione le "Direttive" gia' esistenti o hanno previsto nuove indicazioni operative per mettere a fuoco anche la strategia di prevenzione, affinche' sia fatto tutto il possibile perche' in futuro simili gravissimi fatti non abbiano a ripetersi".

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PEDOFILIA: LOMBARDI, CHIESA HA SUE LEGGI MA SONO SEVERE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 9 mar.

La Chiesa Cattolica ha "un suo ordinamento specifico distinto, quello canonico, che risponde alla sua natura spirituale e sacramentale" ed in esso "il delitto di abuso sessuale di minori e' sempre stato considerato uno dei piu' gravi fra tutti". Lo afferma il portavoce vaticano, padre Fedrico Lombardi, che in una nota sgombra il campo dal sospetto che le autorita' ecclesiastiche abbiano anche recentemente sottovalutato il fenomeno della pedofilia. Secondo padre Lombardi, che sembra voler rispondere in particolare alle parole del ministro tedesco, la Lettera "De delictis
gravioribus" del 2001 non puo' essere citata come causa di una "cultura del silenzio".
"Chi conosce e capisce di che cosa si tratta, sa - afferma il portavoce del Papa - che e' stata un segnale determinante per richiamare l'episcopato sulla gravita' del problema e un impulso concreto per l'elaborazione di direttive operative per affrontarlo".
E dunque, "se non si puo' negare la gravita' del travaglio che la Chiesa sta attraversando, non bisogna rinunciare - afferma padre Lombardi - a fare tutto il possibile perche' se ne ottengano alla fine anche risultati positivi, di migliore protezione dell'infanzia e della gioventu' nella Chiesa e nella societa', e di purificazione per la Chiesa stessa".

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PEDOFILIA: P. LOMBARDI, CHIESA VUOLE COLLABORARE CON I GOVERNI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 9 mar.

I fatti denunciati "mobilitano la Chiesa ad elaborare le risposte appropriate e vanno inseriti in un contesto e in una problematica piu' ampia che riguarda la tutela dei bambini e dei giovani dagli abusi sessuali nella societa'". "Giustamente in Germania - afferma il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi - vengono ora ipotizzate iniziative, promosse dal Ministero della famiglia, per convocare una 'tavola rotonda' delle diverse realta' educative e sociali per affrontare la questione in una prospettiva complessiva e adeguata". "La Chiesa - assicura il portavoce del Papa - e' naturalmente pronta a partecipare e impegnarsi. Probabilmente la sua dolorosa esperienza puo' essere un contributo utile anche per altri. Il Cancelliere, Signora Merkel, ha giustamente dato atto alla Chiesa in Germania della serieta' e della costruttivita' del suo impegno".
Da parte sua padre Lombardi ritiene opportuno pero' anche rilevare che se "certamente gli errori compiuti nelle istituzioni e da responsabili ecclesiali sono particolarmente riprovevoli, data la responsabilita' educativa e morale della Chiesa", ovviamente "la questione e' molto piu' ampia, e il concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva. Solo per fare un esempio, i dati recentemente forniti dalle autorita' competenti in Austria dicono che in uno stesso periodo di tempo i casi accertati in istituzioni riconducibili alla Chiesa sono stati 17, mentre ve ne sono stati altri 510 in altri ambienti. E' bene - sottolinea il portavoce vaticano - preoccuparsi anche di questi".

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3/10/2010 2:51 PM
 
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«Pedofilia, la Chiesa se ne occupa con tempestività e con rigore»

Irlanda, Germania, ora l'Olanda: la Santa Sede ammette «la gravità del travaglio»
«Tolleranza zero». Padre Lombardi: ma la questione coinvolge anche altri ambienti


Alberto Bobbio

Città del Vaticano

«Non si può negare la gravità del travaglio che la Chiesta sta affrontando». Il padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede e della Radio Vaticana, affida queste parole all'emittente pontificia e in una lunga
nota è intervenuto ieri per spiegare che la Chiesa si sta occupando del problema della pedofilia con «tempestività e rigore».
Nel giorno in cui anche il fratello del Papa, monsignor Georg Ratzinger, ammette che almeno delle percosse ci sono state in passato nei confronti dei ragazzi del Coro di Ratisbona e che anche lui qualche volta ha mollato qualche schiaffo – «Anche se poi mi rimordeva la coscienza per averlo fatto» –, la Santa Sede interviene direttamente sulla questione degli abusi sessuali.
E la settimana si annuncia rovente su questo fronte. Ieri la Conferenza episcopale olandese ha annunciato il via ad un'inchiesta indipendente dopo i presunti casi di abusi in istituti dei salesiani e quelli segnalati dopo un appello dei vescovi lanciato alla fine di febbraio, che sarebbero quasi 200.
In Germania i vescovi hanno accettato di partecipare ad una «tavola rotonda» del governo sui casi di pedofilia nella Chiesa. Altre notizie di abusi intanto arrivano dall'Austria, mentre per venerdì è annunciato in Vaticano il vertice tra il Papa e il presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Robert Zollitisch. Padre Lombardi ribadisce la linea della «tolleranza zero» di Benedetto XVI e si chiede se altrettanto rigore vi è anche in altri ambienti: «Certamente gli errori compiuti nelle istituzioni e da responsabili ecclesiali sono particolarmente riprovevoli, data la responsabilità educativa e morale della Chiesa, ma le persone obiettive ed informate sanno che la questione è molto più ampia e il concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva».
Fa l'esempio della Austria dove i casi in cui sono coinvolti ecclesiastici sono 17, mentre ve ne sono 510 in altri settori, e commenta: «È bene preoccuparsi anche per questi». Padre Lombardi aggiunge che in tutti i Paesi coinvolti le autorità della Chiesa hanno dato prova di «volontà di trasparenza», hanno invitato le «vittime a parlare», insomma sono partite con il «piede giusto», secondo una «strategia di prevenzione» per evitare che i «fatti non abbiano a ripetersi». Poi precisa che nel diritto canonico l'abuso sessuale verso i minori è stato «sempre» considerato il delitto «più grave di tutti».
Cita la Lettera «
De delictis gravioribus» firmata nel 2001 dall'allora cardinale Ratzinger e dal vescovo Tarcisio Bertone, all'epoca prefetto e segretario della Congregazione per la dottrina della fede, negando che essa abbia contribuito alla «causa del silenzio», come è stato a volte «inopportunamente» scritto e detto.
La Lettera, una sorta di «linee guida» che si affiancavano ad un
Motu proprio di Giovanni Paolo II che dava all'ex-Sant'Uffizio ogni potere in materia, indicava come procedere per ogni accertamento e cambiava la regola della prescrizione per i delitti di pedofilia, facendo decorrere i dieci anni soltanto a partire dalla maggiore età della vittima, in modo che la denuncia fosse più consapevole.

Benedetto XVI non ha mai cambiato la sua linea di assoluta intransigenza. Appena diventato Papa ha costretto alle dimissioni il fondatore dei Legionari di Cristo, padre Maciel, coinvolto in scandali non solo di carattere pedofilo, ha incontrato le vittime degli atti di pedofilia negli Stati Uniti e in Australia, ha convocato l'episcopato irlandese e ora la linea della fermezza viene confermata anche per la sua Germania.

Padre Lombardi nella nota loda l'iniziativa del governo tedesco, annunciata ieri, di un «tavola rotonda» per affrontare la questione in una «prospettiva complessiva e adeguata»: «La Chiesa è naturalmente pronta a partecipare e ad impegnarsi».
La stessa cosa è stata ribadita del vertice della Conferenza episcopale tedesca sgomberando così il campo della polemiche dentro il governo della signora Merkel, su un atteggiamento non trasparente della Chiesa. La «tavola rotonda» si svolgerà il 23 aprile con il ministro della Famiglia di Berlino, quello dell'Istruzione e di monsignor Ackermann, vescovo di Treviri, nominato la scorsa settimana responsabile centrale della Conferenza episcopale per accertare gli abusi sessuali sui minori.
Il fratello del Papa invece ieri ha precisato al quotidiano cattolico bavarese «Passuer Neu Presse» che violenze negli ambienti del Coro di Ratisbona vi sono stati, ma ha detto che si è trattato solo di «ceffoni» e ha ribadito che di «casi di abusi sessuali», che invece emergono da alcune testimonianze, «non si è mai discusso».

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3/10/2010 6:37 PM
 
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Mons. Ludwig Muller (Ratisbona): il ministro della giustizia tedesco ha detto delle falsità

Clicca qui per leggere la dichiarazione segnalataci dal nostro Alberto. Qui una traduzione.
Ottimo, davvero, il vescovo di Ratisbona. Sorprende che le agenzie italiane, di solito cosi' rapide nel riprendere le notizie che arrivano dalla Germania di primo mattino, non si siano accorte di una cosi' forte presa di posizione
.

Clicca qui (traduzione automatica qui) per un'altra reazione da leone del vescovo :-)
Complimenti, Eccellenza :-)

Dal Blog di Raffaella
 
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3/11/2010 2:42 PM
 
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AUSTRIA: PRECISAZIONE PORTAVOCE ARCIDIOCESI VIENNA, “MAI MESSO IN DUBBIO IL CELIBATO”

Il card. Schönborn “non ha messo in dubbio in alcun modo il celibato nella Chiesa cattolica di rito latino”.
Lo ha dichiarato ieri Erich Leitenberger, portavoce dell’arcidiocesi di Vienna, smentendo alcune interpretazioni dei media su alcune dichiarazioni dell’arcivescovo. Secondo l’agenzia di stampa cattolica Kathpress, nell’ultima edizione di “thema kirche”, periodico dei collaboratori dell’arcidiocesi, Schönborn aveva affermato che sugli abusi “deve esserci solo la via della verità ed è assolutamente necessario mettere al primo posto le vittime".
Riprendendo le parole esatte dell'arcivescovo, l'agenzia di stampa precisa che il cardinale aveva auspicato un esame delle cause di abuso, tra cui: “La questione della formazione dei sacerdoti, così come la questione di quanto è accaduto con la 'rivoluzione sessuale' della generazione del '68. Ne fanno parte il tema del celibato, così come il tema dello sviluppo della personalità. E ci vuole anche una buona porzione di sincerità, nella Chiesa, ma anche nella società”.
Schönborn chiedeva inoltre un “cambiamento”: “Per ogni nuovo caso di abuso, avvenuto nella Chiesa o altrove, mi chiedo: 'E tu, hai davvero fatto qualcosa per il cambiamento?”. Riallacciandosi alle parole di Schönborn, Leitenberger ha concluso: “La sincerità è auspicabile anche nei resoconti sulle dichiarazioni di personalità della Chiesa".

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Vogliono colpire il Papa

Vogliono colpire il Papa: questo papa, in qualità di cardinale, resse la diocesi di Monaco, e lì stanno cercando tracce di scandali, tipo quelli che vengono fuori da altre diocesi tedesche, austriache e olandesi.
Il ministro della Giustizia tedesco accusa il Vaticano di non collaborare. E fa il nome di Ratzinger. Quando presiedeva la Congregazione della Fede, aveva emanato una direttiva che imporrebbe a tutti i fedeli, a conoscenza di abusi dentro la Chiesa, di far restare la denuncia dentro la Chiesa, pena la scomunica.
Un’accusa infondata.
Gli scandali sessuali sono una macchia sgradevole nella Chiesa, ma non diamole anche le colpe che non ha.
L’accusa di sabotare la giustizia è stata mossa anche qui in Italia, perfino in tv: se n’è fatto portavoce Michele Santoro ad Annozero sugli scandali sessuali di preti in Inghilterra.
Tutti coloro che lanciano queste accuse citano due norme della Chiesa, la “
Crimen sollicitationis” (1962) e la “De delictis gravioribus” (2001). La prima contiene, e la seconda ribadisce, l’obbligo di denuncia. Ma di denuncia a chi? Alla Chiesa o alla magistratura? Il testo dice che i processi sui “delitti più gravi” (scandali sessuali dei preti) “sono riservati alla competenza esclusiva della Congregazione per la Dottrina della Fede”. Che vuol dire “esclusiva” ?
Il termine fu inteso nel senso che escludeva i tribunali laici, quindi la magistratura.
Ma il testo del Vaticano non intende questo. Intende un’altra cosa.
Con “competenza esclusiva della Congregazione” vuol escludere la competenza di altri tribunali ecclesiastici minori: il Vaticano giudica così gravi quegli scandali, che vuole occuparsene direttamente a Roma.
Lo ha chiarito “Avvenire”,
con un articolo di Massimo Introvigne, il 30 maggio 2007.
Che in tutti i reati punibili secondo il codice penale e civile ogni cittadino, laico o religioso, debba collaborare “ lealmente” con lo Stato, sta scritto nel Catechismo compilato da Ratzinger prima di essere Papa (artt. 1916 e 2238).
Il punto che riguarda la scomunica dice che il fedele che conosce quei delitti incorre nella scomunica non se denuncia quei crimini fuori dalla Chiesa, bensì se “non” li denuncia.
Dunque, tutto il contrario di quel che pensa la ministra tedesca. Si sente spesso ripetere che gli scandali sessuali dentro le istituzioni cattoliche si impediscono con l’abolizione del celibato.
Recentemente lo ha ribadito il teologo svizzero Hans Kung, capofila dei critici verso il pontificato “spettacolare” di Giovanni Paolo II (”un disastro”) e il pontificato “restauratore” di Benedetto XVI (”un passo indietro”).
Ma guardiamo bene gli scandali sessuali dei preti pedofili nel mondo, USA, Irlanda, Germania e ora Austria e Olanda: sono sempre preti con bambini o ragazzi (maschi). Preti omosessuali.
Il peccato dei seminari e dei monasteri non è la sessualità, è l’omosessualità.
L’abolizione del celibato non lo elimina. A monte c’è un’incauta selezione dei seminaristi: il problema comincia lì.
Quanto poi alle mancate, parziali, reticenti denunce degli scandali sessuali dei preti da parte dei cattolici, la risposta migliore la dà una lettrice a un giornale: “Prima di dire una cosa io mi domando: a chi giova, a Cristo o a Satana?”. Per lei, la denuncia di uno scandalo di preti giova a Satana. Centinaia di milioni di cattolici nel mondo la pensano così. La Chiesa deve fare una ristrutturazione antropologica: far capire a questi cattolici che il bene sta dove sta la verità, e il male (o, se la Chiesa preferisce, il Maligno) dall’altra parte.

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Comunicato del presidente della Conferenza episcopale tedesca

Rigore nella ricerca della verità e misure di prevenzione


Sul sito della Conferenza episcopale tedesca è disponibile un comunicato del presidente, monsignor Robert Zollitsch, arcivescovo di Freiburg im Breisgau, di cui pubblichiamo una nostra traduzione.

Come ogni anno, dopo l'assemblea plenaria di primavera della Conferenza episcopale tedesca, ho avuto oggi un colloquio con Papa Benedetto XVI per informarlo sui temi più importanti. Perciò ho informato il Santo Padre dei casi, divenuti noti nelle settimane scorse, di trattamento pedagogicamente violento e di abuso sessuale verso minorenni nella Chiesa cattolica in Germania. Con grande tristezza e profonda emozione il Santo Padre ha preso conoscenza del mio resoconto.
Per me è stato importante rendere chiaro che i vescovi tedeschi sono profondamente sconvolti per i soprusi che sono stati possibili nell'ambiente ecclesiale. Proprio alcune settimane fa ho chiesto scusa alle vittime, cosa che oggi ripeto ancora una volta a Roma. Ho informato il Santo Padre delle misure che abbiamo adottato. Gli sono grato per avermi incoraggiato a proseguire la messa in opera di questo piano di misure con tenacia e coraggio.
Vogliamo scoprire la verità e arrivare a una spiegazione leale, priva di false interpretazioni, anche quando ci vengono presentati casi che risalgono a molto tempo fa. Le vittime ne hanno diritto.
Seguiamo le "Direttive della Conferenza episcopale tedesca sulla procedura in casi di abusi sessuali su minori perpetrati da ecclesiastici". Nessun Paese ha queste direttive. Esse assicurano alle vittime e ai loro parenti un aiuto umano, terapeutico e pastorale, che viene adattato individualmente. In ogni diocesi esiste una persona a cui rivolgersi. Attualmente stiamo studiando come migliorare la scelta di queste persone.
Inoltre, rafforziamo la prevenzione. Chiediamo alle parrocchie e, in particolare, ai responsabili delle nostre scuole e del lavoro giovanile, di promuovere una cultura di attenta osservazione. Sono lieto del fatto che il ministro per la Famiglia e quello per la Cultura abbiano organizzato una grande tavola rotonda con i più rilevanti gruppi sociali, il 23 aprile 2010, a Berlino, per affrontare il problema dell'abuso sessuale, non da ultimo anche in vista di possibili misure di prevenzione. Naturalmente la Conferenza episcopale sarà presente. Due settimane fa ho espresso apprezzamento, nel corso di un'intervista a un giornale, per questa grande tavola rotonda.
Un quarto punto delle misure da noi adottate riguarda la responsabilità che noi percepiamo. Per questo abbiamo nominato il vescovo di Trier, Stephan Ackermann, incaricato speciale della Conferenza episcopale tedesca per tutte le questioni collegate agli abusi sessuali. Anche il Santo Padre ha accolto favorevolmente questa decisione.
Permettetemi di ribadire ancora una volta chiaramente:  non sfuggiamo alle nostre responsabilità e non possiamo scusare nessuno dei casi accaduti. Tuttavia, attualmente in Germania stiamo venendo a conoscenza di un numero notevole di azioni di sopruso, in ambito pedagogico, e di casi di abusi del passato, che vanno ben oltre l'ambito della Chiesa cattolica. Ciò rafforza noi vescovi nel nostro intento di cercare un dialogo per il chiarimento e la prevenzione con il maggior numero possibile di attori della scena sociale.
In questo rientra anche il sostegno della Chiesa alle autorità giudiziarie statali nel perseguire gli abusi sessuali contro i minori. Invitiamo i sacerdoti e gli impiegati laici delle nostre strutture ecclesiastiche, come anche i volontari, ad autodenunciarsi quando vi possano essere fatti significativi. Informeremo noi le autorità giudiziarie. Rinunceremo a farlo solo in circostanze straordinarie, per esempio quando ciò corrisponde all'espresso desiderio della vittima. Poiché le competenze riguardanti il procedimento penale statale e il procedimento ecclesiastico vengono continuamente rappresentate in modo errato, desidero ancora una volta precisare:  in caso di sospetto di abusi sessuali esiste una procedura penale statale e una ecclesiastica. Riguardano diversi ambiti giuridici e sono del tutto separate e indipendenti l'una dall'altra. Evidentemente il procedimento ecclesiastico non è superiore a quello statale. L'esito della procedura ecclesiastica non ha alcuna influenza sul procedimento statale, né sul sostegno della Chiesa alle autorità giudiziarie statali.
Sono grato a Papa Benedetto XVI per il suo espresso sostegno all'azione decisa della Conferenza episcopale tedesca. Egli ci incoraggia a proseguire con coerenza la via intrapresa per un chiarimento completo e rapido. In particolare ci chiede di seguire in modo continuo gli orientamenti adottati e - laddove è necessario - di migliorarli. Papa Benedetto XVI ha anche espressamente apprezzato il nostro piano di misure. Esco rafforzato dal colloquio odierno e sono fiducioso che stiamo procedendo sul cammino per guarire le ferite del passato.


(©L'Osservatore Romano - 13 marzo 2010)
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A proposito dei presunti silenzi della Chiesa

Dichiarazione del vescovo di Ratisbona


Il  vescovo  di  Ratisbona,  monsignor Gerhard Ludwig Müller, ha diffuso la seguente dichiarazione a proposito dei presunti silenzi della Chiesa.

Il ministro della Giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarreberger, accusa la Chiesa cattolica in Germania di ostacolare le sanzioni penali previste nei casi di abuso sessuale. Secondo il ministro, in particolare nelle scuole cattoliche esisterebbe un muro di silenzio che renderebbe difficile od ostacolerebbe le indagini sui reati.
L'affermazione del ministro è falsa e diffamatoria. Per la diocesi di Ratisbona la rifiuto nella maniera più assoluta. Chiedo al ministero di presentare la prova dell'accusa secondo la quale la Chiesa ostacolerebbe le indagini. Se non può portare questa prova, le chiedo di non strumentalizzare la sua autorità per soprusi del genere.
Nella diocesi di Ratisbona così come nelle altre diocesi della Germania, secondo le direttive della Conferenza episcopale tedesca, qualsiasi segnalazione di un reato di abuso viene esaminata immediatamente e con accuratezza.
Se si rafforza il sospetto, chiediamo al reo presunto di autodenunciarsi. Se il presunto colpevole non lo fa, la diocesi informa il pubblico ministero.
La Chiesa cattolica si prefigge lo scopo di rendere giustizia alla vittima. Se, contro la nostra raccomandazione, una vittima decide di non denunciare, agiamo secondo la volontà della vittima. Un obbligo di denuncia non esiste.


(©L'Osservatore Romano - 13 marzo 2010)
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Pedofilia, dalla Germania nuovi veleni contro il Papa

Andrea Tornielli

Dopo Georg si è arrivati a Joseph, cercando di coinvolgere il Papa negli scandali sulla pedofilia: nel 1980, durante l’episcopato di Ratzinger a Monaco di Baviera, è infatti avvenuto il trasferimento di un prete che poi sarà riconosciuto colpevole di abusi su minori.
La storia, raccontata dal giornale tedesco Sueddeutsche Zeitung, è stata meticolosamente ricostruita dalla Curia di Monaco che ha costituito un gruppo di studio sulle carte d’archivio: Benedetto XVI risulta estraneo alla vicenda, perché l’impiego in attività pastorali del sacerdote in questione avvenne contravvenendo alla sua decisione. Inoltre, dal gennaio 1980 all’agosto 1982, cioè nel periodo in cui il religioso rimase in quella parrocchia, non sono stati segnalati casi di molestia né denunciati casi di abusi. E vale la pena di ricordare che il cardinale Joseph Ratzinger, nominato Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede da Papa Wojtyla nel novembre 1981, si era dimesso dalla diocesi per trasferirsi a Roma nel febbraio successivo.
Dunque durante i primi tre anni di permanenza del prete pedofilo a Monaco, quelli che coincidono con l’episcopato del Papa, non si sono segnalati abusi o sospetti di abuso. Inoltre, l’allora vicario generale, Gehrad Gruber, ieri si è assunto la piena responsabilità di aver autorizzato quel sacerdote a prestare servizio in parrocchia, mentre l’arcivescovo aveva soltanto acconsentito ad accoglierlo e a ospitarlo a Monaco perché potesse sottoporsi a psicoterapia.
L’abate «H» - il nome non è stato rivelato - venne a Monaco dalla diocesi di Essen. La Curia ammette che «doveva essere noto che si sottoponeva a terapia per aver avuto rapporti sessuali con dei ragazzi». L’arcivescovo Ratzinger decise di offrirgli ospitalità in una casa parrocchiale. «Ma, diversamente da questa decisione - si legge nella ricostruzione pubblicata sul sito della diocesi di Monaco - don “H” fu incaricato dal vicario generale di aiutare anche l’attività pastorale della parrocchia senza alcuna limitazione.
Dal gennaio 1980 al 31 agosto 1982 non vi sono state lamentale o accuse contro di lui». Dunque, anche se per iniziativa del vicario Gruber e contrariamente a quanto stabilito da Ratzinger, al sacerdote vengono assegnati incarichi pastorali, durante quei primi tre anni nulla contro di lui viene segnalato.
Nel settembre 1982, quando l’attuale Papa ha già da mesi lasciato la Germania, don «H» viene trasferito nella parrocchia di Grafing, dove rimane fino all’inizio del 1985.
Accusato di molestie sessuali su un minore, mentre viene aperta su di lui un’indagine di polizia, l’abate è esonerato dai suoi compiti. Il Tribunale di Ebersberg nel giugno 1986 lo condanna a 18 mesi di carcere e alla pena pecuniaria di 4000 marchi, nonché a sottoporsi a psicoterapia e controlli nei successivi cinque anni.
Dal novembre 1986 all’ottobre 1987 la Curia di Monaco lo destina a fare il cappellano di una casa per anziani, quindi successivamente, fino al maggio 2008 lo nomina viceparroco di Garching-Alz. «Questo nuovo incarico pastorale - si legge ancora nel comunicato della diocesi - era dovuto al fatto che la pena inflittagli dall’autorità giudiziaria era stata mite e lui si era sottoposto a terapia». Dal momento della sentenza dell’86 non si segnalano altri episodi che lo riguardino. Don «H» in questi ultimi due anni, fino ad oggi, è stato impiegato nella pastorale del turismo.
«I ripetuti incarichi pastorali di don “H” nelle parrocchie - ha dichiarato ieri monsignor Gruber, il vicario della diocesi in quegli anni - sono stati un mio grave errore. Me ne assumo la piena responsabilità, sono profondamente dispiaciuto che a causa di questa decisione siano derivati abusi contro i giovani. Mi scuso con tutti coloro ai quali ho recato danno».
Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, è intervenuto ieri pomeriggio per ribadire l’estraneità di Benedetto XVI: «Rimando a quello che dice il sito della diocesi di Monaco, che è competente ed ha tutti gli elementi per ricostruire la vicenda e spiegare quali sono le responsabilità del caso», spiega il gesuita. «La nota - ha sottolineato Lombardi - si conclude con il vicario generale dell’epoca che si assume ogni responsabilità, perché era lui che aveva mandato il sacerdote sospettato di pedofilia nella cura pastorale».

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"Strumentalizzazioni contro Benedetto XVI"

La reazione del Vaticano: «Non c'entra»

GIACOMO GALEAZZI

CITTÀ DEL VATICANO

La bufera in arrivo dalla sua Baviera era stata preannunciata a Benedetto XVI giovedì mattina dall’arcidiocesi di Monaco.
La commissione diocesana che indaga sugli abusi sessuali del clero, informata dalla «Süddeutsche Zeitung», aveva trovato riscontri al caso segnalato che chiamava in causa il quadriennio ratzingeriano.
L’arcivescovo Reinhard Marx, quindi, lo ha comunicato all’appartamento papale alla vigilia del «faccia a faccia» in Vaticano tra il Pontefice e il capo della Chiesa tedesca Zollitsch.
Considerato il preavviso dello scandalo, l’asettica, imbarazzata reazione della Santa Sede fotografa il momento di confusione e difficoltà della Curia, macchinosa e impacciata nella difesa del pontificato.
Di fronte al clamore mondiale per il coinvolgimento nello scandalo-pedofilia degli anni da arcivescovo di Monaco di Joseph Ratzinger, la Sala Stampa vaticana si è limitata ieri sera ad una nota «circa un sacerdote della diocesi di Essen, con precedenti di abuso sessuale, trasferito nella diocesi di Monaco e immesso, dopo un periodo di cura, nell’attività pastorale ai tempi in cui Ratzinger era arcivescovo», rimandando al comunicato dell’arcidiocesi di Monaco «sui fatti di cui si assume piena responsabilità il Vicario Generale della diocesi di allora, Gerhard Gruber».
Poche ore prima, il presidente dei vescovi tedeschi aveva trovato ieri mattina di fronte a sé un Pontefice che ha ascoltato «con grande sgomento, attento interesse e profonda commozione» le ultime rivelazioni sui preti pedofili. «Il Papa ha approvato il giro di vite voluto in Germania dalla Chiesa - spiega Zollitsch -.
L’ex Sant’Uffizio sta raccogliendo le esperienze nei vari Paesi per poi fare una valutazione complessiva e adeguare le proprie norme». In particolare, la Santa Sede intende rafforzare il meccanismo di collaborazione tra giustizia ecclesiastica e magistratura civile. Su tutto gravava, però, il «non detto» dei fulmini in arrivo da Monaco.
La strategia difensiva del Vaticano dimostra debolezza anche nel gridare al complotto, come dimostra la decisione dell’Osservatore romano di pubblicare una «dichiarazione del vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Müller a proposito dei presunti silenzi della Chiesa».
Invece di rispondere nel merito alle contestazioni del ministro della Giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarreberger (secondo la quale «la Chiesa ostacola le sanzioni penali previste per gli abusi sessuali, mentre il muro di silenzio rende difficili nelle scuole cattoliche le indagini sui reati»), il quotidiano della Santa Sede definisce le accuse «false e diffamatorie.
E sfida il ministero a «presentare le prove» e, «se non è in grado di farlo», a smettere di «strumentalizzare la sua autorità per soprusi del genere».
Dietro tutto questo c’è l’amarezza di un Pontefice che sulla «tolleranza zero» contro le violenze sui minori ha incentrato la propria missione e che adesso vede la Curia lenta e poco convincente nel far valere le ragioni del suo operato da arcivescovo di Monaco.
L’estraneità di Joseph Ratzinger allo scandalo viene sostenuta in maniera inadeguata sia in Baviera che in Vaticano. La solitudine del Pontefice emerge ancora una volta nei Sacri Palazzi come già dopo la revoca della scomunica al vescovo negazionista Williamson, al no al condom, alla beatificazione di Pio XII.
Insomma, un Papa in trincea, senza Curia o malgrado essa.

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Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori

Il rigore di Benedetto XVI contro la sporcizia nella Chiesa


di Giuseppe Versaldi

Vescovo di Alessandria
Ordinario emerito di diritto canonico
e psicologia alla Pontificia Università Gregoriana


Qualche precisazione è opportuna a proposito degli abusi sessuali sui minori che in passato sono stati compiuti da appartenenti al clero cattolico e che ora, specialmente in alcuni Paesi, stanno venendo alla luce con grande evidenza su molti media. Innanzitutto, va ribadita la condanna senza riserve di questi gravissimi delitti che ripugnano alla coscienza di chiunque. Se poi questi crimini vengono compiuti da persone che rivestono un ruolo nella Chiesa - persone nelle quali viene riposta una speciale fiducia da parte dei fedeli e particolarmente dei bambini - allora lo scandalo diventa ancora più grave ed esecrabile. Giustamente la Chiesa non intende tollerare alcuna incertezza circa la condanna del delitto e l'allontanamento dal ministero di chi risulta essersi macchiato di tanta infamia, insieme alla giusta riparazione verso le vittime.
Ribadita questa posizione, va però sottolineato un accanimento nei confronti della Chiesa cattolica, quasi fosse l'istituzione dove con più frequenza si compiono tali abusi. Per amore della verità bisogna dire che il numero dei preti colpevoli di questi abusi è in America del nord, dove si è registrato il maggior numero di casi, molto ridotto ed è ancora minore in Europa. Se questo ridimensiona quantitativamente il fenomeno, non attenua in alcun modo la sua condanna né la lotta per estirparlo, in quanto il sacerdozio esige che vi accedano soltanto persone umanamente e spiritualmente mature. Anche un solo caso di abuso da parte di un prete sarebbe inaccettabile.
Tuttavia, non si può non rilevare che l'immagine negativa attribuita alla Chiesa cattolica a causa di questi delitti appare esagerata. C'è poi chi imputa al celibato dei sacerdoti cattolici la causa dei comportamenti devianti, mentre è accertato che non esiste alcun nesso di causalità:  innanzitutto, perché è noto che gli abusi sessuali su minori sono più diffusi tra i laici e gli sposati che non tra il clero celibatario; in secondo luogo, i dati delle ricerche evidenziano che i preti colpevoli di abusi già non osservavano il celibato.
Ma è ancora più rilevante sottolineare che la Chiesa cattolica - a dispetto dell'immagine deformata con cui la si vuole rappresentare - è l'istituzione che ha deciso di condurre la battaglia più chiara contro gli abusi sessuali a danno dei minori partendo dal suo interno. E qui bisogna dare atto a Benedetto XVI di avere impresso un impulso decisivo a questa lotta, grazie anche alla sua ultraventennale esperienza come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Non va infatti dimenticato che proprio da quell'osservatorio il cardinale Ratzinger ha avuto la possibilità di seguire i casi di abusi sessuali che venivano denunciati e ha favorito una riforma anche legislativa più rigorosa in materia.
Ora, come supremo pastore della Chiesa, il Papa mantiene anche in questo campo - ma non solo - uno stile di governo che mira alla purificazione della Chiesa, eliminando la "sporcizia" che vi si annida. Benedetto XVI si dimostra, dunque, un pastore vigilante sul suo gregge, a dispetto dell'immagine falsata di uno studioso dedito soltanto a scrivere libri il quale delegherebbe ad altri il governo della Chiesa, secondo uno stereotipo che qualcuno, purtroppo anche all'interno della gerarchia cattolica, vorrebbe accreditare. È grazie al maggiore rigore del Papa che diverse conferenze episcopali stanno facendo luce sui casi di abusi sessuali, collaborando anche con le autorità civili per rendere giustizia alle vittime.
Appare dunque paradossale rappresentare la Chiesa quasi fosse la responsabile degli abusi sui minori ed è ingeneroso non riconoscere a essa, e specialmente a Benedetto XVI, il merito di una battaglia aperta e decisa ai delitti commessi da suoi preti. Con l'aggiunta di un altro paradosso:  quando la Chiesa saggiamente stabilisce norme più severe per prevenire l'accesso al sacerdozio di persone immature in campo sessuale, in genere viene attaccata e criticata da quella stessa parte che la vorrebbe principale responsabile degli abusi sui minori. La linea rigorosa e chiara assunta dalla Santa Sede deve invece essere recepita nella Chiesa - e non solo - per garantire la verità, la giustizia e la carità verso tutti.



(©L'Osservatore Romano - 14 marzo 2010)
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